L’Onu ha pubblicato il World Ocean Assessment, corposo rapporto sullo stato di salute degli oceani, che costituisce di fatto un appello per salvarli.
Nonostante le persecuzioni l’attivista ambientale Wu Lihong continua a lottare per la protezione del lago cinese Tai, ancora in pessime condizioni nonostante le promesse del governo.
Una volta il lago era ricco di pesce e le sue acque dissetavano migliaia di persone. Oggi l’acqua ha un inquietante colore verde fluorescente, causato dai cianobatteri, noti anche come alghe azzurre, ed è ricoperto da una densa schiuma, rifiuti e pesci morti. È la storia del lago Tai, situato nel sud della Cina, il terzo lago più esteso del Paese. Il lago è circondato da quasi tremila industrie che hanno inondato il bacino con ingenti quantità di veleni e rifiuti devastando uno dei patrimoni ecologici cinesi.
Oltre due milioni di persone che vivono nelle zone circostanti hanno dovuto smettere di berne l’acqua, di usarla per cucinare o per lavarsi. Oltre quindici anni fa un uomo aveva denunciato questa catastrofe ambientale invitando le autorità ad intervenire. L’uomo è Wu Lihong, ex venditore in una delle aziende chimiche della zona fin quando non si è reso conto di cosa le fabbriche come quella per cui lavorava stavano facendo alle acque del lago Tai, lungo cui era cresciuto. Wu Lihong ha allora iniziato a raccogliere le prove che testimoniassero il crimine ambientale, ma il governo ha deciso di ignorarle.
Anzi, nel 2007 l’attivista è stato arrestato con l’accusa di frode ed estorsione nei confronti delle imprese inquinanti e condannato a tre anni di carcere. Oggi Wu Lihong è di nuovo libero ma la situazione del lago non è migliorata. “Se doveste cadere in quest’acqua dovreste strapparvi uno strato di pelle – ha dichiarato disgustato Wu Lihong. – Il governo sostiene che sta ripulendo il lago ma non è vero”. Il governo cinese ha in effetti investito fondi per bonificare il lago, ma non ha fatto nulla per risolvere la causa principale: centinaia di impianti chimici, fabbriche tessili e laboratori di ceramica continuano a scaricare i propri scarichi nocivi nei corsi d’acqua che alimentano il Tai.
“Sono stati compiuti alcuni progressi ma non abbiamo ancora raggiunto un punto di svolta – ha affermato Ma Jun, uno degli ambientalisti più attivi del Paese – per molte fabbriche è più conveniente pagare le sanzioni per aver violato le norme piuttosto che mettersi in regola”. Nonostante sia stato scarcerato Wu Lihong è ancora vittima di persecuzione da parte delle autorità per aver osato ribellarsi. Il suo cellulare è sotto controllo, gli è stato vietato di lasciare la provincia di Jiangsu e hanno perfino ostacolato i suoi sforzi per trovare un posto di lavoro. “Se non fosse per l’orto che coltivo di fronte a casa mia, probabilmente morirei di fame”, ha detto.
I funzionari di Jiangsu hanno detto che investiranno più di 14 miliardi di dollari per ripulire il lago e che affronteranno il problema delle alghe tossiche entro cinque anni. Il guardiano del lago però non sembra fiducioso. “Nonostante le promesse e i soldi spesi poco è cambiato in questi anni, i fondi finiscono per riempire le tasche dei funzionari locali”.
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