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I responsabili della morte del giovane ambientalista Jairo Mora Sandoval, ucciso nel 2013, hanno ricevuto pene che vanno dai 74 ai 90 anni.
A rendere doppiamente terribili i crimini a sfondo ambientale c’è l’impunità che spesso li accompagna. “In tutto il mondo i difensori dell’ambiente vengono uccisi in pieno giorno, rapiti, minacciati o processati come terroristi in nome del cosiddetto “sviluppo” – ha dichiarato Billy Kyte, attivista di Global Witness, ong britannica per la difesa dei diritti umani. – I veri autori di questi crimini, per i quali hanno forte interesse i governi e le grandi aziende, restano impuniti”. Ma non questa volta, gli assassini di Jairo Mora Sandoval sono stati condannati.
Sandoval era un ambientalista costaricano che, lavorando con l’associazione Widecast, aveva dedicato la propria vita alla conservazione delle tartarughe marine del suo Paese. È stato ucciso appena ventiseienne il 30 maggio del 2013, vicino a Limón, in Costa Rica, proprio nel tratto di spiaggia che presidiava per proteggere i nidi di tartarughe dai bracconieri. Sandoval è stato rapito assieme a quattro donne che lavoravano con lui come volontarie (che sono riuscite a fuggire e ad andare alla polizia) ed è stato trovato il giorno seguente senza vita, nudo, ammanettato, con evidenti segni di violenza e con tracce di sabbia nei polmoni.
Il giovane costaricano aveva deciso di proteggere le tartarughe marine che nidificano sulle spiagge della Costa Rica, animali sempre più minacciati, entrando in conflitto con i bracconieri. Tra le minacce principali c’è proprio il commercio illegale di uova che ha portato al crescente saccheggio dei nidi. Secondo gli ambientalisti locali questo commercio illegale sarebbe legato al traffico di droga. Jairo aveva denunciato pubblicamente la “mafia che ruba le uova dai nidi di tartaruga”.
L’omicidio di Sandoval era inizialmente stato classificato come rapina finita male. Nel processo svoltosi nel gennaio 2015 gli imputati, Héctor Cash, Ernesto Centeno, José Bryan Quesada e Donald Salmón, erano stati assolti (il giudice Yolanda Alvarado aveva lamentato una cattiva gestione delle prove da parte degli investigatori, dei pubblici ministeri e dei tribunali preliminari). La corte di appello ha però invertito il verdetto e i quattro bracconieri coinvolti nell’omicidio dell’uomo e nel rapimento delle tre volontarie hanno ricevuto pene che vanno dai 74 ai 90 anni. La difesa aveva cercato di scagionare gli imputati definendo l’uccisione come l’opera di trafficanti di droga non identificati, mentre durante la lettura della sentenza, durata più di due ore, i giudici hanno evidenziato il lavoro di Jairo Mora Sandoval con le tartarughe marine come la motivazione primaria per il suo omicidio.
“L’uccisione di Jairo Mora Sandoval è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso nella guerra in corso tra bracconieri e ambientalisti sulle spiagge della Costa Rica”, ha affermato Carlos Alvarez, giudice a capo della corte di appello, dando così il via a nuovi sforzi nella lotta ai crimini contro la fauna selvatica.
Nel marzo 2014 Sea Shepherd ha ribattezzato un pattugliatore della propria flotta Jairo Mora Sandoval. In precedenza l’organizzazione che si batte per la salvaguardia della fauna marina aveva offerto una ricompensa di 30mila dollari per chiunque offrisse informazioni utili per l’arresto degli assassini di Sandoval. “La notizia dell’omicidio di Jairo Mora Sandoval mi ha rattristato oltre misura – ha dichiarato Paul Watson, fondatore di Sea Shepherd. – E poi mi sono arrabbiato. Arrabbiato perché è successo nonostante Jairo stesse esprimendo preoccupazione per la sua sicurezza alla polizia e al governo. Arrabbiato perché il governo non ha reagito, arrabbiato perché abbiamo dovuto fare pressione sul governo per agire, e arrabbiato perché i bracconieri continuano a dissacrare e saccheggiare i nidi delle tartarughe. Ho anche giurato che il nome di Jairo Mora Sandoval non sarebbe stato dimenticato, per questo gli abbiamo intitolato una nave che si occuperà di operazioni anti-bracconaggio al largo delle coste dell’Africa occidentale”.
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