Coronavirus

David Nabarro, Oms: il lockdown non può sconfiggere da solo il coronavirus

Il lockdown non sconfiggerà la Covid-19 se non viene affiancato da altri provvedimenti. David Nabarro dell’Oms analizza le misure contro la pandemia.

Secondo il dizionario inglese Collins, “lockdown” è la parola del 2020. È stata scelta in quanto “è un’esperienza che unisce miliardi di persone, che hanno dovuto svolgere collettivamente la loro parte nella lotta alla diffusione del Covid-19”, ha spiegato la casa editrice Harper Collins.

Lockdown è la parola dell’anno secondo Collins

Infatti, il lockdown è forse la misura più utilizzata dai governi mondiali per cercare di contenere la diffusione del coronavirus. Fermare gli spostamenti ed evitare i contatti tra le persone doveva consentire di abbassare l’insidiosa curva dei contagi che minaccia pericolosamente i sistemi sanitari. Eppure, dopo mesi di restrizioni e un primo tentativo di allentamento, nella maggior parte del mondo i casi continuano ogni giorno ad aumentare e negli ospedali la situazione diventa sempre più critica. Gli Stati Uniti hanno registrato sette giorni consecutivi con oltre 100mila contagi e il numero ricoveri ha toccato un nuovo dal 10 di luglio. Il Regno Unito è di nuovo in lockdown, così come lo sono la Francia, la Germania e l’Italia, che ha appena superato il milione di casi totali.

Le città vuote dal coronavirus. Stazione centrale di Milano
La stazione Centrale di Milano, 8 marzo 2020, deserta dopo le misure di contenimento della covid-19 che hanno imposto un lockdown nazionale © Emanuele Cremaschi/Getty Images

Le economie sono ora allo stremo, provate da periodi prolungati di limitazione dei movimenti e chiusure forzate. Si pone quindi il problema di come bilanciare la necessità di proteggere la salute dei cittadini, senza mettere economicamente in ginocchio il paese. Ne abbiamo parlato con David Nabarro, inviato speciale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) per il coronavirus, durante Youth4Climate Live, una serie di incontri virtuali aperti ai giovani attivisti e promossi dal ministero dell’Ambiente in collaborazione con l’Ufficio dell’inviata per i giovani delle Nazioni Unite e Connect4Climate, il programma della Banca Mondiale, di cui LifeGate è media partner. Nabarro ha partecipato al quarto incontro, dal titolo Driving nature-based solutions in cui si è discusso di come prendere esempio dal mondo naturale per sviluppare strategie efficaci di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici. Il prossimo appuntamento è previsto per mercoledì 18 novembre.

Quale ritiene sia il giusto equilibrio tra la protezione contro questo virus e quella delle economie di tutto il mondo?
Le economie non saranno in grado di riprendersi e prosperare a meno che non si riesca a contenere l’avanzata del virus. Se il virus si moltiplica rapidamente, mina il potenziale delle economie di essere forte. Quindi, dal mio punto di vista, affrontare la sfida della salute pubblica è fondamentale per avere delle economie resistenti. Allo stesso tempo, sono felice di notare che gli sforzi per affrontare il virus tengono in considerazione la minaccia concreta che questo rappresenta per le persone e le comunità più povere perché per sconfiggerlo è fondamentale proteggere il loro benessere e sostentamento. Solo così le economie potranno essere forti. Se si fallisce, automaticamente anche le economie ne soffriranno.

Lei ha più volte ripetuto che è necessario un nuovo approccio per combattere la Covid-19. Può illustrarcelo?
Secondo il mio parere, l’approccio che abbiamo bisogno dovrebbe riflette ciò che sta succedendo in Asia orientale e in paesi come la Nuova Zelanda, dove hanno messo in atto tutte le procedure necessarie per difendersi dal virus. Lo hanno fatto implementando tre fattori chiave: hanno fatto in modo che tutte le persone contribuissero nella difesa contro il virus, che fossero partecipi e impegnate a fermarne l’avanzata. In secondo luogo, hanno stabilito una linea di risposta a livello locale per tutelare la salute pubblica. Questo approccio parte dalle varie comunità, ma è comune in tutto il paese. Terzo, sono guidati da una forte leadership, dove non ci sono continui dibattiti politici su cosa fare contro il coronavirus. Anzi, l’emergenza sanitaria è stata posta al di sopra delle questioni politiche e tutte le parti coinvolte hanno creato una narrazione coerente e coesa tra i diversi partiti.

Ecco, quindi, i tre elementi fondamentali: il ruolo delle persone, un buon sistema a livello locale e un’unione politica all’interno della nazione stessa e tra nazioni diverse. Questo è l’approccio che io e i miei colleghi dell’Oms stiamo consigliando. Se non viene adottato completamente, allora si è sempre a rischio di una nuova grande ondata di casi di Covid-19.

Cosa succede quando i contagi aumentano?
Quando i contagi si impennano, sembra non esserci altra scelta se non un lockdown o almeno una limitazione dei movimenti. Tuttavia, se da un lato il lockdown rallenta la diffusione del virus, non lo elimina completamente e ha effetti molto gravi sull’economia del paese. Ecco perché diciamo anche che il lockdown non dovrebbe essere lo strumento principale per controllare il virus. Le limitazioni possono far guadagnare tempo mentre il paese si organizza, ma l’unico modo di affrontare l’emergenza è avere cittadini che si comportano in modo responsabile per evitare di essere contagiati dal virus, una risposta sanitaria localizzata e una leadership che, in un momento così delicato, vada oltre alle divisioni politiche.

Il lockdown non dovrebbe essere lo strumento principale per controllare il virus.

David Nabarro, Oms

abbraccio protetto da telo durante lockdown
Le limitazioni possono far guadagnare tempo mentre il paese si organizza © Al Bello/Getty Images

Nel concreto, le persone cosa dovrebbero fare?
Ci sono cinque cose che tutti dovrebbero sempre fare:

  1. Mantenere il distanziamento sociale in ogni momento, di almeno 2 metri.
  2. Indossare gli strumenti di protezioni individuale, come le mascherine e i guanti, in modo che aderiscano bene.
  3. Praticare sempre una buona igiene, quindi lavare le mani, starnutire nel gomito, pulire le superfici.
  4. Isolarsi non appena si hanno sintomi che si pensa potrebbero essere Covid. Non bisogna aspettare l’esito di un test, ma isolarsi immediatamente e farsi testare mentre si è ancora in isolamento. È ugualmente importante che tutti i contatti si isolino a loro volta mentre aspettano i loro test.
  5. Proteggere le persone più vulnerabili.

Secondo il suo approccio, a livello locale cosa dovrebbe succedere?
Quando parliamo di servizi a livello di comunità, intendiamo che è necessario ottenere informazioni su dove si trova il virus attraverso una serie di test scrupolosi. È ugualmente importante riunire tutti gli esperti per capire dove si concentrano i rischi maggiori, dove si trovano le persone più vulnerabili e perché lo sono. Si tratta di un vero lavoro investigativo epidemiologico. E poi avere una risposta integrata, dal governo alle autorità locali, dalle società civili alle religioni, ma anche le scuole e le università, così come le imprese di tutte le dimensioni e i media.

Una risposta locale di successo si basa sempre sulla comunità che isola rapidamente le persone che pensano di avere la malattia e i loro contatti, ma dovrebbe essere uno sforzo collettivo da parte di tutti, perché solo se lavoriamo insieme, potremo sconfiggere il virus. E se un focolaio compare improvvisamente, sì, si dovrà limitare il movimento, ma allo stesso tempo bisognerà anche trovare le persone contagiate e isolarle. Non si può solamente limitare il movimento senza affrontare il virus e cercare di interrompere la trasmissione.

Solo se lavoriamo insieme, potremo sconfiggere il virus.

David Nabarro, Oms

Questo è il modo in cui bisognerebbe trattare tutte le malattie e la Covid è solo un esempio. Al momento non credo che i governi rientrino in questo approccio, ad eccezione dei paesi dell’Asia orientale che stanno mostrando al resto di noi cosa fare. L’Europa sta entrando in un secondo lockdown ed è inevitabile. Ma dovremmo anche dire ai governi: “che cosa farete durante il blocco che farà in modo che quando usciremo da questa situazione non dovremo tornarci dopo altri due mesi?”. Questa non è la radice di un futuro sostenibile. La radice di un futuro sostenibile è quello di trattenere il virus, anche attraverso difese ben organizzate che coinvolgono persone, autorità locali e governi che lavorano insieme.

lockdown a milano
Il lockdown a Milano © Vittorio Zunino Celotto/Getty Images

Qual è la sua opinione sui vaccini?
Un vaccino è una sostanza che quando viene somministrata ad una persona le permette di sviluppare anticorpi e cellule in grado di trattare con il virus e neutralizzarlo. I coronavirus sono candidati abbastanza difficili per i vaccini. Nel corso dei decenni di storia abbiamo pochissimi esempi di vaccini sviluppati con successo contro i coronavirus. Inoltre, non sappiamo ancora se le persone ottengono un’immunità di lunga durata dopo che sono state esposte al virus. Per questo non vogliamo che nessuno si illuda dell’esistenza di un vaccino sicuro ed efficace. Abbiamo una decina di vaccini candidati alla terza fase di studi clinici che devono stabilire se il farmaco funziona ed è sicuro. Non abbiamo ancora una risposta, probabilmente la avremo nei primi sei mesi del prossimo anno.

Una volta che si dispone di un vaccino sicuro ed efficace, allora va prodotto in grandi quantità e va offerto a tutti i 7 miliardi di individui del nostro mondo. Siamo riusciti a vaccinare tutti contro un’unica malattia: il vaiolo. Abbiamo cercato di vaccinare tutti contro la poliomielite e stiamo ancora lottando. Stiamo cercando di vaccinare tutti contro il morbillo e in realtà stiamo facendo passi indietro. E una delle ragioni è che c’è un numero sempre maggiore di persone in molti paesi che si rifiuta di vaccinarsi. Quindi sono fiducioso che ci potrà essere un vaccino, ma ci vorrà un po’ di tempo per utilizzarlo. Per questo continuiamo a ripetere di non dare per scontato che arrivi improvvisamente un vaccino grazie al quale potremo semplicemente tornare alla realtà di una volta. Dobbiamo pensare di usare il vaccino insieme alle altre misure non mediche che ho appena descritto.

Il vaccino sarà un’arma in più, ma non sarà un’alternativa.

David Nabarro, Oms

Cosa ritiene dovremmo aspettarci dal futuro? Gli esseri umani saranno in grado di cambiare dopo aver affrontato una sfida come questa?
Dopo aver visto cosa sta succedendo in molti paesi come in Africa e in Asia orientale, sono convinto che gli esseri umani lavoreranno su come affrontare questo virus e saranno in grado di superare questo momento. Sono molto colpito dal fatto che in Nuova Zelanda una leader che ha dimostrato una capacità esemplare per garantire che la gente di quel paese potesse superare il virus, sia stata rieletta con un consenso addirittura maggiore.

La mia speranza è che vedremo più esempi così nelle prossime settimane, esempi di esseri umani che sostengono i leader che si battono per ciò che è giusto e non sostengono coloro che si sbagliano. Se così non dovesse essere, penso sarei abbastanza depresso per il futuro dell’umanità. Ma al momento sono ottimista e molto soddisfatto del tipo di risposte a livello di comunità che sto vedendo in molti molti paesi. Ciò che mi preoccupa leggermente è che le risposte, ad esempio nel mio paese (il Regno Unito, ndr), non sono buone come dovrebbero essere. Questo è preoccupante perché si tratta di paesi avanzati con grosse competenze scientifiche e tanta esperienza. Sono fiducioso che nelle prossime settimane e nei prossimi mesi vedremo persone e governi dell’Europa occidentale e del Nord America implementare azioni di qualità, assicurandosi che le persone sappiano cosa fare, che la sanità pubblica sappia cosa fare, ma soprattutto che mettano la salute pubblica al di sopra della politica.

Sono ottimista al riguardo. Credo che l’umanità possa cambiare di fronte a questa sfida. Dobbiamo. Non abbiamo scelta.

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