Egitto. Dopo Patrick Zaki, libero anche l’attivista Ramy Shaath

Ramy Shaath si trova in carcere da oltre due anni e mezzo per le sue attività di opposizione politica al regime. Ora la procura egiziana ha disposto la scarcerazione.

  • Ramy Shaath è stato tra i protagonisti della primavera araba del 2011 e ha più volte criticato il regime egiziano e i suoi rapporti con Israele.
  • Nel luglio 2019 è stato arrestato senza accuse ufficiali e non ha mai subito un processo. Ora la procura ha ordinato la sua scarcerazione.
  • Sposato con una donna francese, per la sua libertà si è fatto sentire anche Macron e la svolta di queste ore potrebbe avere ragioni diplomatiche.

L’attivista egiziano-palestinese Ramy Shaath verrà rilasciato. Tra i leader delle proteste di piazza Tahrir del 2011 e da sempre in prima linea nel denunciare le violazioni dei diritti umani in Egitto, si trova imprigionato dal luglio 2019 nelle carceri del paese. 

La sua è una detenzione cautelare, non ci sono accuse ufficiali né è mai stato avviato un processo nei suoi confronti, come per le decine di migliaia di prigionieri politici dell’Egitto. Shaath è sposato con una donna francese, per lui si è mosso anche il presidente Emmanuel Macron e la sua liberazione potrebbe far parte della stessa strategia che ha portato alla scarcerazione dello studente dell’università di Bologna Patrick Zaki: accontentare i paesi occidentali per non rompere i legami politico-commerciali con essi.

Celine Lebrun, moglie francese di Ramy Shaath
Celine Lebrun, moglie francese di Ramy Shaath

Chi è Ramy Shaath

Ramy Shaath è nato a Beirut nel 1977 e si è trasferito in Egitto durante la guerra civile libanese. È figlio di Nabil Shaath, figura politica di spicco dell’Autorità nazionale palestinese e ministro degli Esteri del paese dal 2003 al 2005, mentre è sposato con Celine Lebrun, una cittadina francese. 

L’attivista egiziano-palestinese è stato tra i protagonisti della primavera araba che nel 2011 ha portato alla destituzione del dittatore Hosni Mubarak e ha inoltre ricoperto il ruolo di rappresentante egiziano del Bds, il movimento globale per il boicottaggio, il disinvestimento e l’imposizione di sanzioni contro Israele. La sua voce critica nei confronti dell’Egitto è sempre stata molto forte, in particolare quando il paese ha partecipato ai negoziati in Bahrein organizzati dall’ex presidente Usa Donald Trump per la risoluzione del conflitto israelo-palestinese. Shaath ha poi fatto parte e contributo alla crescita di movimenti per la tutela dei diritti umani, una spina nel fianco in un regime dove detenzioni arbitrarie, violenze, censura e altre restrizioni della libertà la fanno da padrone.

Il 5 luglio 2019 Ramy Shaath è stato prelevato dalla sua casa del Cairo e portato in prigione. Una misura cautelare, senza che siano state pronunciate accuse ufficiali nei suoi confronti, se non una presunta e generica collaborazione con cellule terroristiche che minano la stabilità del paese, la solita formula con cui si bolla chi si spende per i diritti umani e fa opposizione politica. A quel punto per l’attivista è cominciato un inferno uguale nelle modalità a quello vissuto dallo studente dell’università di Bologna Patrick Zaki: la detenzione rinnovata ogni diverse settimane, senza mai arrivare a un processo. 

La svolta nella sua detenzione

In questi due anni e mezzo di prigionia di Ramy Shaath la Francia si è fatta sentire perché si arrivasse alla sua scarcerazione. 182 politici transalpini hanno firmato una lettera in cui si chiede al presidente egiziano al-Sisi di porre fine alla detenzione arbitraria dell’attivista e al governo francese di fare tutto il possibile per aumentare la pressione sull’Egitto. Sono nate campagne e movimenti ad hoc come Free Ramy Shaath e anche il presidente Emmanuel Macron ha toccato il tema durante un ricevimento all’Eliseo del tiranno egiziano, questo mentre si stringevano mani per contratti commerciali anche nel campo delle armi.

Ora però è arrivata la buona notizia, confermata dal ministero degli Esteri francese: Ramy Shaath sarà liberato su ordine della procura egiziana. Non c’è ancora una data ufficiale ma il rilascio dovrebbe divenire effettivo nel giro di pochi giorni, l’attivista dovrà rinunciare alla cittadinanza egiziana e verrà espulso in Francia. Una svolta che avviene poche settimane dopo quella di Patrick Zaki e che lascia presupporre una nuova strategia del regime egiziano: liberare le persone arrestate che sono legate in qualche modo alle potenze occidentali, così da mantenere saldi i rapporti con esse. 

Una svolta importante per molti detenuti, ma anche uno specchio per le allodole che non risolve il problema di democrazia del paese. Come ha spiegato a LifeGate Riccardo Noury, portavoce di Amnesty international Italia, sono almeno 60mila i prigionieri politici in Egitto. La quasi totalità di questi non potrà contare sulla diplomazia per rivedere la luce.

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