Patrick Zaki è stato scarcerato dopo 22 mesi di prigionia

Il tribunale di Mansoura ha firmato un ordine di liberazione per Patrick Zaki che è stato scarcerato. I capi d’accusa restano però in piedi.

Ultimo aggiornamento dell’8 dicembrePatrick Zaki è stato scarcerato da un commissariato di Mansura. Appena uscito, lo studente egiziano dell’Università di Bologna, in carcere da 22 mesi, ha abbracciato la madre. “Tutto bene”, queste le prime parole che Patrick Zaki ha pronunciato, parlando in italiano, appena rilasciato. “Voglio dire molte grazie agli italiani, a Bologna, all’Università, ai miei colleghi, a chiunque mi abbia sostenuto”. Lo ha detto Patrick Zaki, parlando con l’Ansa, appena arrivato a casa della famiglia a Mansura dopo essere stato rilasciato. 

Patrick Zaki può uscire dal carcere dopo 669 giorni di prigionia. Lo hanno stabilito i giudici del tribunale di Mansoura, che hanno firmato un ordine di scarcerazione per il 30enne studente dell’università di Bologna, arrestato nel febbraio 2020 con motivazioni politiche. La liberazione dovrebbe avvenire nel giro di poche ore ma non pone fine alla questione, dal momento che le accuse nei suoi confronti non sono decadute e l’1 febbraio dovrà presentarsi in tribunale per una nuova udienza del processo.

“Nelle prossime settimane il nostro attivismo andrà avanti con minore angoscia ma sempre con un obiettivo in testa, che è quello dell’assoluzione”, spiega a LifeGate Riccardo Noury, portavoce di Amnesty international Italia.

Un poster di Amnesty international per Patrick Zaki
Un poster di Amnesty international per Patrick Zaki © Amnesty international

La prigionia infinita di Patrick Zaki

Patrick Zaki è un attivista per i diritti umani egiziano, nato nel 1991 a Mansoura. Ha lavorato come ricercatore per l’organizzazione non governativa Egyptian initiative for personal rights e nel 2019 si è trasferito a Bologna per frequentare un Master in studi di genere. 

Il 7 febbraio 2020 è tornato per qualche giorno nel suo paese natale ma una volta atterrato al Cairo è stato arrestato, per poi scomparire per diverse ore. Il giorno successivo sono arrivate sue notizie dalla città di Mansoura, dove è stato incarcerato con i capi di accusa di minaccia alla sicurezza nazionale, incitamento a manifestazione illegale, sovversione, diffusione di notizie false e propaganda per il terrorismo. In pratica, Zaki è considerato un dissidente e nel mirino ci sono suoi post e articoli di accusa al regime di al-Sisi, che non accetta critiche pubbliche.

Già dal primo interrogatorio Zaki ha subito torture, fino ad arrivare anche a essere sottoposto a scosse elettriche, come ha raccontato il suo avvocato. Per molti mesi non ha potuto ricevere visite, mentre gli sono state negate le cure mediche di cui necessita per la sua asma. Intanto la sua permanenza in carcere si è prolungata, con il tribunale che ha disposto il rinnovo della custodia cautelare prima ogni 15 giorni, poi ogni 45 giorni, mentre il processo vero e proprio ha subito continui rinvii.

Sullo sfondo si sono mossi tanto il parlamento italiano, che ha approvato l’estate scorsa una mozione per il conferimento a Zaki della cittadinanza italiana, quanto le istituzioni europee, con il presidente del Parlamento Ue David Sassoli che ha definito la detenzione “una vergogna”. La società civile non ha mai smesso di tenere accesi i riflettori sul tema, con flash mob e cortei per chidere la scarcerazione che si sono susseguiti soprattutto a Bologna.

Il 14 settembre scorso è iniziato ufficialmente il processo a Zaki, sono cadute le accuse più pesanti ed è rimasta quella di “diffusione di notizie false dentro e fuori il Paese”. Lo studente dell’università di Bologna intanto è stato descritto dai familiari come deperito e in pessimo stato psicologico.

L’ordine di scarcerazione

Il 7 dicembre mattina si è tenuta la nuova udienza del processo a carico di Patrick Zaki. E a sorpresa, dopo venti mesi di rinnovo della carcerazione e di rinvii processuali, i giudici del tribunale di Mansoura hanno firmato la sua liberazione. Secondo la giornalista Laura Cappon, che ha parlato con il padre del ragazzo, questa avverrà già nella serata del 7 dicembre, altre fonti parlano della mattina dell’8 dicembre. 

Il fatto che Patrick Zaky si appresti a uscire dal carcere non significa che il processo a suo carico sia terminato. Le accuse restano in piedi e per l’1 febbraio 2022 è stata fissata una nuova udienza in tribunale a cui dovrà presentarsi. Lo studente rischia ancora fino a cinque anni di detenzione nel caso in cui l’imputazione di diffusione di notizie false dovesse essere confermata. In ogni caso, il fatto che Zaki si appresti a riassaporare la libertà dopo 669 giorni di prigionia, torture e un contorno di incriminazioni di natura esclusivamente politica, è stato salutato dalla comunità internazionale e dalle organizzazioni non governative come un primo importante successo, che non è arrivato per caso.

“22 mesi di campagna, di manifestazioni e di attenzione dei mezzi di informazione hanno fatto quel rumore che è servito a mettere in moto tutta una serie di azioni, anche sul piano diplomatico, che hanno portato a una decisione che era tra le opzioni meno probabili all’inizio di questa mattinata”, spiega a LifeGate Riccardo Noury, portavoce di Amnesty international Italia. “Quello che ci hanno detto sempre i familiari è che questa pressione avrebbe aiutato a cambiare un po’ la situazione. Nelle prossime settimane l’attivismo andrà avanti con minore angoscia ma sempre con un obiettivo in testa, che è quello dell’assoluzione. Il motivo per cui è iniziata questa campagna è che un giudice un giorno risconosca che Patrick Zaki è innocente“.

“Le ong locali stimano che in Egitto ci siano 60mila prigionieri politici, di cui migliaia di prigionieri di coscienza come Patrick Zaki. La situazione è drammatica”

– Riccardo Noury, portavoce di Amnesty international Italia

Sullo sfondo da più parti si sottolinea come non vada rimossa la la crudeltà del regime egiziano, dove migliaia di altri attivisti continuano a vivere la medesima condizione di Zaki e gli arresti arbitrari senza processo come è stato il suo per il primo anno e mezzo restano la normalità più che l’eccezione.

“Le ong locali stimano che in Egitto ci siano 60mila prigionieri politici, di cui migliaia di prigionieri di coscienza come Patrick Zaki. La situazione è drammatica”, sottolinea Noury. “Lo stato di emergenza è stato abolito ma i tribunali di emergenza procedono con i processi che erano stati avviati prima dell’abolizione”. Il 20 dicembre per esempio si terrà un’udienza molto importante che riguarda Alaa Abd el-Fattah, attivista per i diritti umani e leader della rivoluzione del 2011 contro il regime di Mubarak, e altri due imputati. “Quel giorno potremo dire se c’è una nuova tendenza più mite da parte della giustizia egiziana o se quella di Patrick Zaki rimarrà un’eccezione, fermo restando che il suo processo va avanti e la differenza è che potrà attende la prossima udienza in stato di libertà”, conclude Noury.

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