Elezioni 2018, una guida breve su quello che bisogna sapere per il voto del 4 marzo

Il 4 marzo 2018 è la data ufficiale delle elezioni politiche. Il voto serve a eleggere il nuovo parlamento composto da deputati e senatori. Si vota anche per le elezioni regionali in Lazio e Lombardia. Cosa sapere per arrivare pronti all’appuntamento.

La redazione di LifeGate segue l’evento con una diretta elettorale a partire dalle ore 18:00. Vi aspettiamo numerosi per commentare insieme e in tempo reale la lunga maratona. Buon voto a tutti.


Domenica 4 marzo, dalle ore 7:00 alle ore 23:00, si vota in tutta Italia per eleggere il nuovo parlamento composto da deputati (630) e senatori (315, più 5 senatori a vita). Nelle regioni Lombardia e Lazio il 4 marzo si vota anche per rinnovare i presidenti e le giunte regionali. I parlamentari eletti dovranno in seguito trovare un accordo e una maggioranza per scegliere e votare, a loro volta, il nuovo governo che guiderà il Paese per i prossimi cinque anni, fino al 2023.

Almeno in teoria, cioè al netto di crisi di governo o sfiducie parlamentari che in Italia sono molto frequenti. Anche il primo ministro, o presidente del Consiglio dei ministri, viene nominato prima dal presidente della Repubblica e poi ottiene la fiducia dai parlamentari. Quindi non è eletto direttamente dal popolo.

“Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere” (Articolo 94 della Costituzione)

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Il presidente del Consiglio dei ministri Paolo Gentiloni © Sean Gallup/Getty Images

Come viene nominato un governo

Nei giorni successivi alle elezioni, il presidente della Repubblica, oggi Sergio Mattarella, convoca al Quirinale i rappresentanti dei gruppi parlamentari eletti dai cittadini per capire quale governo, appoggiato da quale partito o coalizione di partiti (la cosiddetta maggioranza parlamentare), può avere i numeri per ottenere la fiducia di Camera dei deputati e Senato della Repubblica e, finalmente, governare.

Per ottenere la fiducia basta la maggioranza semplice in entrambe le camere: la metà più uno dei presenti in aula, sia alla Camera che al Senato perché in Italia vige il bicameralismo perfetto, cioè i due rami del parlamento hanno gli stessi poteri. Per questo non è detto che il leader del partito o della coalizione che ha ottenuto più voti venga poi incaricato di formare un nuovo governo.

“Il presidente della Repubblica nomina il presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri” (Articolo 92 della Costituzione)

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Il presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella © Jonathan Leibson/Getty Images for Celebrity Fight Night

Il popolo italiano non elegge direttamente il governo perché l’Italia è una repubblica parlamentare e, come dice la nostra Costituzione, nessun parlamentare è costretto a votare la fiducia a un governo piuttosto che a un altro perché “esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato” (Articolo 67 della Costituzione). Ogni parlamentare è libero di votare secondo coscienza, cioè non è vincolato a seguire le istruzioni di alcun mandante, come potrebbe essere il partito per cui è stato eletto o come potremmo essere noi cittadini italiani. Ecco, in sintesi, perché non esiste nessun governo eletto (direttamente) dai cittadini.

Perché allora in campagna elettorale si fanno i nomi di candidati premier

I nomi dei leader presenti nei simboli dei partiti spesso servono solo a ottenere il favore delle persone che hanno fiducia in quel politico. È il caso, ad esempio, di Silvio Berlusconi che pur partecipando attivamente alla campagna elettorale non può essere candidato a ricoprire la carica di deputato o senatore, secondo quanto stabilito dalla legge Severino, nonostante il suo cognome sia stato inserito nel simbolo del partito di Forza Italia.

Per questo, pur essendo vero che gli italiani non eleggono direttamente il governo, qualche aspettativa sono portati a farsela visto che sia questa che le recenti campagne elettorali hanno conosciuto un’ondata di personalizzazione del voto, un po’ come succede negli Stati Uniti d’America o in Francia dove i presidenti sono eletti in modo diretto e devono raccogliere consensi sulla propria persona. Una spinta in tal senso l’hanno data anche i social network dove i profili ufficiali dei leader, come Pietro Grasso o Matteo Salvini, sono molto più seguiti dei profili dei partiti che guidano.

Elezioni 2018, quali sono le liste che troveremo sulle schede

In questa galleria fotografica ci sono tutti i simboli, i loghi dei partiti e delle liste che si presentano alle elezioni politiche del 4 marzo.

Come si vota con la legge elettorale Rosatellum

Domenica 4 marzo ogni cittadino riceverà due schede, una per la Camera e una per il Senato (per chi ha compiuto 25 anni, più una terza nelle circoscrizioni dove si vota anche per le elezioni regionali). La legge elettorale adottata a ottobre, nota anche come Rosatellum (dal nome del deputato che l’ha sostenuta, Ettore Rosato), è una legge ibrida basata su un sistema di ripartizione dei seggi misto, per due terzi proporzionale e per un terzo maggioritario. Questo significa che un terzo dei seggi totali (232 per la Camera e 102 per il Senato) è assegnato con metodo maggioritario in collegi uninominali, cioè in collegi dove il candidato che ottiene anche solo un voto in più dei suoi avversari viene automaticamente eletto.

Leggi anche: Elezioni politiche 2018, le informazioni su come votare dall’estero

La legge elettorale favorisce la formazione di coalizioni. La soglia di sbarramento per i partiti più piccoli, infatti, è pari al 3 per cento. Al 10 per cento per le coalizioni. Se un partito che fa parte di una coalizione raggiunge una percentuale compresa tra l’1 e il 3 per cento non ottiene nessun seggio, ma la sua quota parlamentare viene distribuita tra gli alleati. Quindi i voti non vanno persi. Fa eccezione il Senato dove un partito può eleggere un senatore anche se non supera il 3 per cento a livello nazionale, ma riesce a superare la soglia del 20 per cento in una sola regione. I candidati non si possono scegliere, ma sono stati decisi dai partiti che hanno lavorato per definire liste bloccate. Ogni candidato può presentarsi in un solo collegio uninominale, ma fino a cinque collegi proporzionali.

Sulla scheda si possono fare al massimo due crocette, una sul nome del candidato al collegio uninominale e l’altra su una delle liste che lo appoggiano, cioè che fanno parte della coalizione di partiti. La coalizione appare sulla scheda come facente parte di un’area unica. Quindi non è possibile fare il voto disgiunto perché il voto sarebbe nullo. Non è possibile – ad esempio – votare un candidato di centrosinistra e una lista di centrodestra presente in un’altra area sulla scheda.

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Un facsimile della scheda elettorale per le elezioni 2018, con la legge Rosatellum

Ogni quanto si vota e perché i governi sono sempre di più delle elezioni

Una legislatura, questo il nome proprio di un mandato parlamentare, dura cinque anni, quindi si vota ogni cinque anni. Dall’entrata in vigore della Costituzione a oggi, però, si sono succedute 17 legislature. Più di quante si otterrebbero dividendo per cinque i 70 anni che ci separano dall’insediamento della prima legislatura nel 1948. Questo significa che spesso si è andato a elezioni anticipate. Le legislature sono arrivate al termine naturale solo nove volte, con una durata media di quattro anni. I governi sono stati 64 e nessuno è mai durato un’intera legislatura, ma Silvio Berlusconi è stato presidente del Consiglio per tutta la quattordicesima legislatura (dal 2001 al 2006) anche se guidando due governi distinti.

Cosa dicono i programmi elettorali di partiti e coalizioni

A poche settimane dalle elezioni politiche, i partiti, ma soprattutto le coalizioni hanno pubblicato i programmi elettorali. Noi ci siamo concentrati sui punti, sui capitoli dedicati alla sostenibilità sia ambientale che sociale: dal territorio alla gestione dei rifiuti, dalle energie rinnovabili ai diritti umani, dalla tutela dell’ambiente alla lotta al riscaldamento globale. Trovate il nostro approfondimento qui.

Dove si possono consultare sondaggi affidabili

Nelle settimane che precedono le elezioni politiche gli istituti demoscopici conducono indagini e sondaggi su campioni più o meno affidabili e rappresentativi della popolazione italiana maggiorenne. Per consultare solo quelli attendibili e riconosciuti vi consigliamo di visitare il sito sondaggipoliticoelettorali.it, il sito ufficiale dei sondaggi politici ed elettorali a cura della presidenza del Consiglio dei ministri e del dipartimento per l’Informazione e l’Editoria. Sul sito si può trovare un elenco dei sondaggi realizzati dagli istituti più noti, come l’istituto Eumetra-Monterosa, l’istituto Piepoli, Ixè, o anche Ipsos e Emg Acqua. Buon voto.

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