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Uno studio norvegese ha calcolato l’impatto delle emissioni prodotte dai consumi delle famiglie europee, dai trasporti al cibo. Il dettaglio delle regioni ha lo scopo di rendere più facili e immediati gli interventi delle amministrazioni locali.
Inquinamento ambientale e riscaldamento globale sono in gran parte conseguenza delle emissioni di CO2. Ma se spesso si discute, si ragiona e si trovano soluzioni più o meno efficaci per ridurne la produzione, più raramente si parla di come tagliare anche quelle legate ai consumi. Dunque è come far uscire il problema dalla porta, facendolo rientrare dalla finestra. A partire da questa riflessione, un gruppo di studiosi della Norwegian University of Science and Technology, guidato da Diana Ivanova, ha realizzato una mappa dell’impronta ecologica delle diverse zone d’Europa, più precisamente di 177 regioni.
L’articolo che illustra lo studio, intitolato “Mapping the carbon footprint of EU regions”, è stato pubblicato su Environmental Research Letters. Come si nota dalla mappa realizzata, che mostra le emissioni a livello regionale misurando i consumi in tonnellate di CO2 emesse in atmosfera, il Nord Italia (in particolare Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna) è una delle aree europee in cui l’impatto totale delle famiglie sulle emissioni di CO2 è più alto, con oltre 50 milioni di tonnellate equivalenti immesse nell’atmosfera ogni anno. Gli stessi dati emergono anche nel Lazio e in alcune regioni della Spagna, della Francia, della Germania e dell’Irlanda. Se invece si considera l’impronta ecologica media delle famiglie, i peggiori in termini di emissioni sono Regno Unito, Grecia, Germania, Danimarca, Finlandia con oltre 16,8 di tonnellate di emissioni di CO2 a famiglia e, in Italia, l’Emilia Romagna con valori tra le 13 e le 14,3 tonnellate. Il Meridione, al contrario, risulta una delle zone d’Europa più virtuose per quanto riguarda le emissioni legate ai consumi.
I ricercatori hanno calcolato i costi della CO2 per una serie di prodotti e servizi, dal cibo all’abbigliamento, dai trasporti al riscaldamento. Evidenziando le emissioni a livello regionale, gli studiosi hanno pensato di rendere più facili gli interventi da parte delle amministrazioni locali: un monitoraggio costante e continuo degli impatti ambientali basati sul consumo potrebbe evidenziare le cause principali dell’inquinamento e portare a soluzioni efficaci per ridurlo. Dallo studio è emerso poi come la maggior parte delle emissioni dirette provengano dagli scarichi delle auto private delle famiglie (i trasporti contribuiscono al 30 per cento delle emissioni europee) e come anche il consumo di cibo sia fortemente legato alla quantità di anidride carbonica emessa nell’atmosfera (17 per cento).
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