Fracking, la lotta dei cittadini di Brooklyn per fermare il gasdotto

Il gasdotto in costruzione a Brooklyn, negli Stati Uniti, avrà un forte impatto ambientale ed economico sulle comunità più vulnerabili.

A Brooklyn, New York, da più di un anno una comunità eterogenea di attivisti si batte contro una multinazionale britannica per riappropriarsi del proprio sottosuolo. È una lotta tra Davide e Golia, una storia dai mille volti scritta da persone che abitano nella più popolosa metropoli americana ma hanno passato una vita intera nello stesso quartiere, e che diventa sintesi perfetta di tutti i motivi per i quali oggi ci troviamo nel mezzo di una crisi climatica.

Il progetto di National grid

Con il Metropolitan natural gas reliability project, National grid – multinazionale attiva nel settore energetico – punta a costruire un gasdotto di quasi due chilometri che corra al di sotto delle principali arterie dell’area settentrionale di Brooklyn, partendo da Brownsville e attraversando i quartieri di Bedford-Stuyvesant, Bushwick e Williamsburg per collegarsi all’impianto di deposito per gas naturale già attivo nell’area di Greenpoint.

Il gas trasportato arriverebbe direttamente da Marcellus Shale in Pennsylvania, la più grande riserva degli Stati Uniti dove viene praticata la fratturazione idraulica (fracking), una tecnica dannosa per l’ambiente ma fondamentale per l’economia della zona.

National grid lavora per ampliare la propria presenza a Brooklyn già dal 2017, ma la parte più controversa del progetto è iniziata a ottobre dello scorso anno. Secondo l’azienda, una volta completata l’infrastruttura “migliorerà il sistema di gas naturale di Brooklyn aumentando i livelli di sicurezza, affidabilità e flessibilità operazionale”. I residenti della zona non sono d’accordo.

gasdotto Brooklyn
L’impianto per la lavorazione di gas naturale a Greenpoint © Laura Loguercio/LifeGate

Una spesa di milioni di dollari che graverà sui più poveri

I quartieri in cui National grid sta costruendo il nuovo gasdotto sono un crogiolo di culture, etnie e usanze dai quattro angoli del mondo. A Bushwick, Bed-Stuy e Brownsville gli americani bianchi rappresentano una minoranza rispetto agli afroamericani e agli ispanici. Allo stesso tempo, i tre quartieri rientrano tutti tra i quindici più poveri di New York, e le comunità spesso non ricevono i servizi o i sussidi di cui avrebbero bisogno. Eppure, saranno i cittadini a pagare per la costruzione della nuova infrastruttura.

National grid ha infatti presentato alla Commissione per i servizi pubblici dello stato di New York una richiesta ufficiale per aumentare i costi delle bollette nella zona e raccogliere così 185 milioni di dollari (oltre 150 milioni di euro) nel corso di tre anni, da utilizzare per finanziare la costruzione dell’ultima parte del gasdotto. Questo risulterebbe in un incremento mensile medio di circa 16 dollari (13 euro) per ogni abitazione.

“Vogliono aumentare il costo del gas in comunità che già vivono sotto la soglia di povertà. Non possiamo permettercelo”, spiega a LifeGate Erasma Beras-Monticciolo, attivista originaria di Brownsville, sottolineando inoltre che i cittadini non hanno mai richiesto la costruzione del gasdotto e, apparentemente, ne trarranno ben pochi benefici. A Brownsville quasi il 28 per cento degli abitanti vive sotto la soglia di povertà.

gasdotto di Brooklyn
I quartieri in cui National grid sta costruendo il nuovo gasdotto sono un crogiolo di culture, etnie e usanze dai quattro angoli del mondo. Tutti rientrano fra i più poveri di New York © Michael M. Santiago/Getty Images

La proposta di aumentare i prezzi è stata anche il fattore che ha attirato l’attenzione del Sane energy project, un’organizzazione della zona che si batte a favore delle energie rinnovabili. “Siamo venuti a conoscenza del gasdotto perché siamo coinvolti nelle richieste di aumento delle tariffe”, racconta Lee Ziesche, che lavora a Sane energy come community engagement coordinator. “Nell’estate del 2019 abbiamo cominciato a studiare la proposta, e abbiamo visto che National grid chiedeva un sacco di soldi per un progetto di cui noi non sapevamo nulla”.

Al momento, la richiesta di National grid relativa all’aumento dei prezzi non è ancora stata approvata da alcuna autorità, ma la compagnia ha comunque proseguito con i lavori. “Tecnicamente, non hanno ancora raccolto nulla per finanziare tutti il lavoro fatto nel 2020”, chiarisce la coordinatrice.

gasdotto National grid
Il progetto di National grid è visto dagli attivisti come una chiara contraddizione e una deviazione rispetto all’obiettivo dello stato di New York di mettere fine all’uso di combustibili fossili © Michael M. Santiago/Getty Images

Il costo ambientale

Nel 2019, lo stato di New York ha approvato il Climate leadership and community protection act (Clcpa) – definito come la “più ambiziosa” regolamentazione ambientale degli Stati Uniti – con l’obiettivo di fornire elettricità non dipendente da combustibili fossili entro il 2040, e raggiungere un’economia carbon-free per il 2050. Il progetto di National grid sembra muoversi in direzione opposta.

Il gasdotto, infatti, trasporterà gas naturale estratto in Pennsylvania tramite il fracking, una tecnica che permette di fratturare il terreno ed estrarre gas naturale iniettando un getto ad alta pressione di acqua, sabbia, e sostanze chimiche. La pratica è largamente criticata dagli attivisti a causa delle sue implicazioni ambientali: la procedura richiede lo spostamento di enormi quantità di acqua, e le sostanze chimiche utilizzate possono inquinare le falde acquifere circostanti. Il fracking è illegale a New York dal 2014, e il trasporto di gas estratto proprio con questa tecnica – sebbene avvenga in un altro stato – è visto dagli attivisti come una chiara contraddizione e una deviazione rispetto all’obiettivo di mettere fine all’uso di combustibili fossili.

La vicinanza a siti o infrastrutture relative al fracking, inoltre, può comportare rischi anche per la salute degli abitanti. I gasdotti, infatti, possono avere perdite di metano, un gas che notoriamente contribuisce all’effetto serra, o favorire gli episodi di asma. Secondo un report di Localize.city, attualmente il quartiere di Brownsville ha il più alto livello di malati di asma della città – più di 14 casi ogni 100 abitanti maggiorenni –, mentre la quota scende leggermente a 12 per Bed-Stuy e 10 per Bushwick. Secondo Lee Ziesche, l’impatto ambientale del progetto di National grid non è mai stato sottoposto ad alcuna verifica o approvazione, e l’azienda non ha presentato alcun prospetto riguardo alle conseguenze ambientali per le aree interessate.

gasdotto Brooklyn
Distributore di benzina fuori dall’impianto di Greenpoint © Laura Loguercio/LifeGate

Le proteste dei cittadini

Le organizzazioni locali si sono ben presto mobilitate per far sentire le proprie voci. A Brownsville, ad esempio, è attiva la Brownsville residents green committee, un’associazione di quartiere che si batte per tematiche ambientali. Nonostante le diverse operazioni di sensibilizzazione e la chiara opposizione manifestata nei confronti del progetto, National grid non hai mai contattato direttamente il gruppo: “Non ci hanno mai reso partecipi perché pensano che non abbiamo alcun potere, non abbiamo voce. Invece, siamo consapevoli dell’impatto che questa infrastruttura avrà non soltanto sulla nostra generazione ma anche su quelle future”, dice Beras-Monticciolo, che fa parte dell’associazione.

Quando il gasdotto ha iniziato a prendere forma nel quartiere, il comitato si è unito al movimento No north Brooklyn pipeline, una coalizione ben più grande che coinvolge leader cittadini, attivisti locali e non-profit attive per il clima o il sociale.

Con il proseguire dei lavori, il movimento di opposizione ha cominciato a portare avanti azioni dirette. In ottobre, ad esempio, un gruppo di ragazzi ha deciso di bloccare fisicamente gli scavi. “Io e altre quattro persone siamo andati in uno dei siti di costruzione e ci siamo legati, fisicamente, alle tubature. Gli operai sono stati costretti a smettere di scavare”, racconta Benny Woodard, un attivista di Bedford-Stuyvesant. In seguito alla protesta Woodard e i suoi compagni sono stati arrestati, ma nei giorni successivi l’operazione è stata ripetuta da altre persone: “Abbiamo bloccato i lavori in questo modo almeno cinque, sei volte. Sono state operazioni strategiche, eravamo consapevoli dei rischi”.

In un comunicato stampa, National grid ha condannato le azioni dei manifestanti affermando che queste abbiano rappresentato un “rischio verso la salute pubblica” di lavoratori e cittadini. L’azienda ha bloccato volontariamente i lavori soltanto una volta all’inizio di aprile, quando New York era l’epicentro globale della pandemia di Covid-19, ma ha poi rapidamente ripreso il mese successivo.

No north Brooklyn pipeline
Un volantino lasciato dagli attivisti di No north Brooklyn pipeline © Laura Loguercio/LifeGate

A che punto siamo

National grid ha finora concluso le prime quattro fasi del progetto, attraversando Brownsville, Bed-Stuy e Bushwick. L’ultima parte dovrebbe passare per Williamsburg e collegarsi infine con l’impianto per la lavorazione del gas naturale liquefatto che la compagnia gestisce a Greenpoint, al confine tra Brooklyn e Queens. Al momento, però, l’azienda non ha ancora ottenuto i permessi per proseguire con i lavori. Anche la richiesta di aumentare i costi per gli utenti, in modo da raccogliere i 185 milioni necessari a finalizzare il progetto, è ancora pendente.

Impianto di Greenpoint
Uno degli ingressi dell’impianto di Greenpoint © Laura Loguercio/LifeGate

I lavori relativi alla parte finale del gasdotto avrebbero forti conseguenze per un piccolo corso d’acqua chiamato Newtown creek, sul quale già si affaccia l’impianto di Greenpoint. Willis Elkins, direttore esecutivo della non-profit Newtown creek alliance, non è entusiasta all’idea di allargare un’infrastruttura già ingombrante. “Da anni, l’impianto di National grid è per noi un motivo di preoccupazione, e la compagnia è uno delle principali cause di inquinamento nella zona”, spiega a LifeGate. Elkins non sa quale potrà essere l’impatto ambientale del gasdotto o le sue conseguenze per la comunità locale anche perché, come per tutte le altre associazioni, National grid non ha mai contattato direttamente la Newtown creek alliance.

Brooklyn, New York
La coalizione No north Brooklyn pipeline ha avviato una raccolta di lettere e commenti sul gasdotto da parte dei cittadini, che verranno inviati a Cuomo © Michael M. Santiago/Getty Images

Se la grande maggioranza dei politici – a livello locale, cittadino e anche statale – già da mesi si è opposta alla costruzione del gasdotto, secondo molti la persona realmente in grado di bloccare il progetto è il governatore dello stato di New York, Andrew Cuomo. “Abbiamo ricevuto supporto da tutti i nostri rappresentanti tranne che dal governatore Cuomo”, puntualizza Elkins, sottolineando come recentemente anche il sindaco della città Bill de Blasio si sia dichiarato contrario al progetto, definendolo “non necessario” e affermando che l’impatto ambientale che questo avrebbe sulle comunità afroamericane di Brooklyn è ingiustificabile. La coalizione No north Brooklyn pipeline ha avviato una raccolta di lettere e commenti sul gasdotto da parte dei cittadini, che verranno inviati a Cuomo. Al momento, il governatore non ha commentato pubblicamente la questione.

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