Germania. Per i medici, dare informazioni sull’aborto non sarà più un reato

In Germania una legge del 1933 permette ai medici di praticare l’aborto, ma non dare informazioni pubbliche sulle modalità. Il governo la vuole modificare.

  • In Germania i medici possono praticare l’aborto, ma non possono dare informazioni pubblicamente sulle procedure e sulle condizioni.
  • Questo divieto risale a una legge del 1933. Il nuovo governo, guidato da Olaf Scholz, promette di modificarla.
  • “La situazione per le donne coinvolte è già abbastanza difficile, non dovremmo peggiorarla”, ha dichiarato il ministro della Giustizia Marco Buschmann.

In Germania le donne hanno la possibilità di ricorrere all’aborto, ma una legge risalente agli anni Trenta pone un limite notevole ai medici: non possono dare pubblicamente informazioni sulle procedure né sulle condizioni. Informazioni che però sono fondamentali per compiere una scelta consapevole. Il nuovo governo guidato da Olaf Scholz promette di voltare pagina.

Aborto in Germania
Un’attivista protesta contro la legge tedesca sull’aborto © Michele Tantussi/Getty Images

Cosa prevede la legge tedesca sull’interruzione di gravidanza

Tecnicamente, in Germania l’aborto è un reato contro la vita ai sensi dagli articoli 218 e 219 del codice penale. Un reato che tuttavia non viene perseguito se la gravidanza viene interrotta nel corso del primo trimestre, previo consulto con uno specialista, oppure se è l’esito di una violenza sessuale o, ancora, se mette a rischio la salute fisica o psicologica della donna. L’articolo 219a, introdotto nel 1933 durante il regime nazista, impone però un altro divieto per i medici: quello di pubblicizzare la loro scelta di praticare aborti.

Un limite che, secondo il governo, non ha più senso di esistere. Già nel 2019 il governo guidato da Angela Merkel aveva parzialmente riformulato il testo: da allora i medici possono far sapere (per esempio nel loro sito internet) che l’interruzione di gravidanza è tra i servizi offerti, senza però spiegare le condizioni e le procedure. Nella giornata di lunedì 17 gennaio il ministro della Giustizia Marco Buschmann ha annunciato una nuova bozza di legge che sancisce il diritto dei medici a fornire tutte le informazioni necessarie, senza temere ripercussioni legali. “La situazione per le donne coinvolte è già abbastanza difficile, non dovremmo peggiorarla”, ha dichiarato nel corso di una conferenza stampa a Berlino.

aborto, polonia
Una manifestazione per il diritto di aborto in Polonia © Iga Lubczańska / Flickr

In più di venti stati l’aborto è vietato in ogni circostanza

Buschmann ha sottolineato quanto si fosse venuta a creare una situazione paradossale, in cui chiunque era libero di parlare di aborto anche attraverso i social media, senza controlli di sorta, ad eccezione dei medici che hanno le adeguate competenze specifiche sulla materia. Stigmatizzare indirettamente la pratica, creando un clima di scarsa trasparenza, rischiava quindi di rivelarsi controproducente per la salute delle donne stesse.

Secondo il Center for reproductive rights, ogni anno nel mondo vengono ancora praticati 25,1 milioni di aborti non sicuri. 90 milioni di donne, cioè il 5 per cento di quelle in età riproduttiva, vivono nei 23 paesi in cui l’interruzione di gravidanza non è consentita in nessuna circostanza, nemmeno per motivi terapeutici. Fanno parte di questa lista paesi come Egitto, Senegal, Madagascar, Laos, Filippine e, per l’Europa, Malta e Andorra. San Marino ne è uscito a settembre 2021, quando l’aborto è stato depenalizzato attraverso un referendum.

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