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Secondo uno studio pubblicato su Science Advances il numero di questi rari primati sarebbe maggiore di quanto stimato in precedenza, deforestazione e bracconaggio ne mettono però a serio rischio la sopravvivenza.
L’orango di Sumatra (Pongo abelii) è un grande e pacifico primate antropomorfo dalla pelliccia rossastra che vive nelle foreste pluviali dell’isola indonesiana. Questi animali, il cui nome in malese significa “persona della foresta”, sono estremamente rari, la Lista Rossa della Iucn li classifica come “minacciati criticamente”.
Il loro stato di conservazione è anche peggiore di quello degli oranghi del Borneo (Pongo pygmaeus), che costituiscono circa il 90 per cento degli oranghi esistenti in natura, considerati tra gli animali a maggior rischio di estinzione. Il numero di oranghi di Sumatra ha subito un calo spaventoso, oltre l’80 per cento della popolazione è scomparso negli ultimi 75 anni. La specie però sta meglio di quanto si pensasse, esistono infatti oltre il doppio degli esemplari precedentemente stimati.
È quanto emerso da un approfondito studio internazionale guidato da Serge Wich, biologo della Liverpool John Moores University, e pubblicato sulla rivista Science Advances, secondo il quale il numero di oranghi di Sumatra si aggira attorno ai 14.600 esemplari, contro i 6.600 censiti in precedenza. I ricercatori hanno analizzato i nidi degli oranghi per stimare la densità di primati in tutta l’isola indonesiana, hanno inoltre trovato esemplari in nuove aree, ad altitudini più elevate di quelle abituali.
Sono stati censiti 3.166 nidi in un’area di circa 305 chilometri, questa tecnica di monitoraggio, anche se non sempre precisa, fornisce informazioni preziose sulle tendenze demografiche dei primati. La notizia è positiva, ma il futuro per questi miti mammiferi arboricoli è comunque ricco di pericoli.
Se la deforestazione proseguisse al ritmo attuale, secondo lo studio, oltre 4.500 oranghi potrebbero scomparire entro il 2030, la perdita di alberi è la minaccia principale, questi animali trascorrono infatti circa il 90 per cento della propria esistenza sui rami. Gli altri pericoli per gli oranghi vengono dal bracconaggio al commercio illegale di fauna selvatica.
“È stato emozionante scoprire che ci sono più oranghi di Sumatra di quanti credessimo, ma ciò non significa che possiamo essere soddisfatti. Sull’area incombono numerosi progetti di sviluppo che, se non bloccati, nei prossimi anni potrebbero ridurre in modo considerevole il numero di esemplari – ha affermato Serge Wich. – Dobbiamo continuare a lavorare con il governo indonesiano e le altre parti coinvolte per assicurarci che ciò non accada”.
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