Glifosato, la Monsanto condannata anche da un tribunale federale americano

La Monsanto dovrà risarcire un 70enne malato di linfoma. La nuova sentenza, emanata da un tribunale federale, potrebbe ora fare giurisprudenza.

Per la Monsanto, ora della tedesca Bayer, si tratta della prima sconfitta di fronte ad un tribunale federale degli Stati Uniti. La multinazionale di proprietà del gruppo tedesco Bayer è stata condannata da un giudice di San Francisco, in California, a versare 80,8 milioni di dollari (71,8 milioni di euro) ad un cittadino oggi settantenne, Edwin Hardeman. Che ha utilizzato l’erbicida Roundup per trent’anni e oggi è affetto da un linfoma non Hodgkin.

Oltre 11mila processi contro la Monsanto sul glifosato

Il tribunale si era già pronunciato il 19 marzo, giudicando l’esposizione al glifosato (sostanza di base del prodotto della Monsanto) come “un fattore sostanziale” nell’insorgenza tumorale. La decisione di imporre un risarcimento così alto riveste grande importanza, dal momento che tale precedente potrà fare ora giurisprudenza. Sono infatti più di 11mila i processi intentati negli Stati Uniti contro la Monsanto.

“Inoltre – ha sottolineato il quotidiano francese Le Monde – la denuncia di Hardeman era in qualche misura indebolita dall’età dell’uomo. Il rischio di ammalarsi di linfomi non Hodgkin cresce infatti con il passare degli anni. Inoltre, il cittadino californiano era stato affetto da epatite C, malattia che può favorire la patologia tumorale”. Ciò nonostante, i giudici hanno evidentemente ritenuto reale il legame tra il glifosato e la malattia.

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Le due precedenti sconfitte negli Stati Uniti e in Francia

Per la Monsanto si tratta della terza sconfitta in un tribunale. Nell’agosto del 2018, la compagnia era stata infatti condannata a versare un risarcimento di 289 milioni di dollari a Dewayne Johnson, giardiniere affetto dalla stessa patologia. Indennizzo ridotto poi in secondo grado a 78 milioni. Cinque mesi più tardi, in Francia, il tribunale amministrativo di Lione aveva deciso di annullare l’autorizzazione alla commercializzazione del Roundup Pro 360.

Secondo i giudici transalpini, infatti, l’Agenzia nazionale per la sicurezza alimentare, ambientale e del lavoro (Anses) avrebbe “commesso un errore di valutazione in materia di principio di precauzione” quando, nel marzo del 2017, quando concesse il proprio via libera all’uso del prodotto.

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Una manifestazione contro il glifosato © Remy Gabalda/Afp/Getty Images

“Come è stato dimostrato nel corso del processo, da quando, 40 anni fa, la Monsanto ha ottenuto l’autorizzazione al commercio del Roundup, l’azienda si è rifiutata di agire in modo responsabile. Gli atti mostrano chiaramente che la multinazionale non si è curata dei rischi posti dal glifosato per la salute e ha manipolato l’opinione pubblica”, hanno commentato gli avvocati di Hardeman.

La Bayer: “La sentenza non cambia 40 anni di scienza”

La posizione della Bayer, tuttavia, non cambia. L’azienda ha affermato che “il verdetto non modifica né il peso di più di 40 anni di scienza, né le conclusioni degli organismi di vigilanza del mondo intero, secondo i quali gli erbicidi a base di glifosato sono sicuri”. L’Organizzazione mondiale della sanità, però, nel marzo del 2015 ha inserito la sostanza nell’elenco di quelle “probabilmente cancerogene”.

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