Cooperazione internazionale

Cos’è il Global compact sulle migrazioni

Il Global compact sulle migrazioni è stato siglato a Marrakech da 164 paesi; assente l’Italia, che l’ha bocciato in Parlamento. Ecco cosa prevede l’accordo.

Dopo un acceso diverbio politico trascinatosi per mesi, l’Italia non firma il Global compact sulle migrazioni, che è stato siglato a Marrakech (Marocco) tra il 10 e l’11 dicembre da altri 164 paesi. Ma cosa prevede nello specifico questo documento dell’Onu e perché è tanto discusso?

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La storia del Global compact sulle migrazioni

Come spiega il sito ufficiale, il “Global compact per le migrazioni disciplinate, sicure e regolari” (questo il nome ufficiale) è un accordo nato sotto l’egida delle Nazioni Unite. È il primo in assoluto a essere negoziato tra i diversi governi con l’obiettivo di affrontare tutte le dimensioni delle migrazioni internazionali, con un approccio integrato. Il fenomeno d’altra parte riguarda ormai 258 milioni di persone: in altre parole, il 3,4 per cento della popolazione mondiale, per un motivo o per l’altro, ha abbandonato il suo paese d’origine.

La storia di questo accordo inizia il 19 settembre 2016, all’Assemblea generale dell’Onu in cui i 193 rappresentanti dei paesi membri hanno sottoscritto la Dichiarazione di New York sui rifugiati e i migranti. Proprio l’Appendice II della Dichiarazione prevede infatti l’avvio di un processo di consultazioni e negoziati, che ha avuto come esito il Global compact.

Il Global compact non è una legge vincolante

La prima cosa da chiarire è che il Global compact sulle migrazioni non è un documento vincolante e non intacca in nessun modo la sovranità degli Stati, ma stabilisce semplicemente alcune linee guida da seguire per cooperare in maniera più stretta nella gestione delle migrazioni internazionali. Questo diventa necessario perché, sancisce a chiare lettere il documento, “nessuno Stato è in grado di affrontare da solo le sfide e le opportunità di questo fenomeno globale”.

María Fernanda Espinosa Garcés
María Fernanda Espinosa Garcés interviene alla conferenza di Marrakech © UN Photo/Karim Tibari

I negoziatori hanno preso spunto da una base ben consolidata: il diritto internazionale, la Dichiarazione universale dei diritti umani (che ha appena compiuto settant’anni) e altre Convenzioni delle Nazioni Unite, l’Accordo di Parigi sul clima, i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile; l’elenco continua ancora a lungo. Attraverso un iter lungo e laborioso, tutti questi documenti sono stati incrociati con una serie di dati, studi scientifici e contributi da parte di esperti.

I 23 obiettivi sulle migrazioni internazionali

Questo lungo processo di mediazione ha avuto come risultato 23 obiettivi, che vengono a loro volta declinati in una serie di azioni.

  1. Raccogliere dati accurati e disaggregati e utilizzarli come base per sviluppare politiche basate su elementi concreti.
  2. Ridurre al minimo i fattori strutturali e gli elementi negativi che obbligano le persone a lasciare il loro paese d’origine.
  3. Fornire informazioni accurate e tempestive lungo tutte le fasi della migrazione.
  4. Assicurare che tutti i migranti siano in possesso di adeguata documentazione e delle prove della loro identità legale.
  5. Migliorare la disponibilità e la flessibilità dei percorsi per la migrazione regolare.
  6. Facilitare le procedure di assunzione eque ed etiche e salvaguardare le condizioni che assicurino un lavoro dignitoso.
  7. Intervenire per ridurre i casi di fragilità.
  8. Salvare vite umane e organizzare azioni coordinate a livello internazionale per i migranti dispersi.
  9. Rafforzare le risposte transnazionali al traffico di migranti.
  10. Prevenire, combattere ed eradicare il traffico di esseri umani nel contesto delle migrazioni internazionali.
  11. Gestire le frontiere in modo sicuro, coordinato e integrato.
  12. Rendere più sicure e strutturate le procedure di migrazione per gestire in maniera appropriata screening, valutazione e rinvio.
  13. Fare ricorso alla detenzione solo come misura di ultima istanza e lavorare per trovare delle alternative.
  14. Migliorare la protezione consolare, l’assistenza e la cooperazione lungo tutto il ciclo migratorio.
  15. Assicurare ai migranti l’accesso ai servizi di base.
  16. Responsabilizzare i migranti e le società per realizzare una piena inclusione e coesione sociale.
  17. Eliminare ogni forma di discriminazione e promuovere un dibattito pubblico, basato su evidenze concrete, per modellare la percezione della migrazione.
  18. Investire nello sviluppo di competenze e facilitare il reciproco riconoscimento di abilità, qualifiche e competenze.
  19. Creare le condizioni affinché i migranti diano un pieno contributo allo sviluppo sostenibile in tutti i paesi.
  20. Promuovere metodi più facili, sicuri ed economici per il trasferimento delle rimesse e favorire l’inclusione finanziaria dei migranti.
  21. Collaborare per agevolare ritorni e riammissioni sicuri e dignitosi, così come il reinserimento sostenibile nella società.
  22. Stabilire meccanismi per la portabilità delle prestazioni previdenziali e dei benefici acquisiti.
  23. Rafforzare la cooperazione internazionale e la partnership globale per le migrazioni sicure, disciplinate e regolari.
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Marrakech. La sede dove si è tenuta la conferenza internazionale dedicata alla firma del Global compact sulle migrazioni © UN Photo/Darem Bouchentouf

L’Italia non è tra i 164 paesi firmatari

Questo, in estrema sintesi, il documento che è stato approvato il 10 e l’11 dicembre a Marrakech da 164 paesi. Non erano presenti gli Stati Uniti di Donald Trump, né i paesi del cosiddetto “gruppo di Visegrád (cioè Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia), a cui si sono aggiunti Austria, Bulgaria e Svizzera.

Anche il governo italiano guidato da Giuseppe Conte ha preferito non partecipare al vertice di Marrakech, scegliendo di affidare la decisione al Parlamento. La prima discussione generale alla Camera dello scorso 19 dicembre non ha portato a nessun risultato. La mozione approvata, presentata dalla maggioranza, impegna il governo a valutare in modo più approfondito la misura prima di prendere una decisione in merito.

La questione è tornata nell’aula di Montecitorio il 27 febbraio, con una mozione (firmata dal capogruppo di Fratelli d’Italia Francesco Lollobrigida) con cui l’Italia si impegna a “non sottoscrivere il Global Compact” e a “a non contribuire in alcun modo al finanziamento del relativo trust fund”. Mozione che è stata approvata con soli 112 voti favorevoli (quelli di Forza Italia e Fratelli d’Italia); la maggioranza del governo si è astenuta, mentre Partito democratico e Liberi e uguali hanno votato contro. Dopo lunghe discussioni, quindi, il nostro paese respinge il Global Compact al mittente. Con lo stesso meccanismo, il governo si è impegnato anche “ad adottare iniziative per garantire l’immediata creazione di hot spot nei Paesi del Nordafrica per l’esame delle domande di asilo”.

Cos’è il Global compact per i rifugiati

Nelle stesse giornate di metà dicembre, con un battage mediatico decisamente più contenuto, l’Assemblea generale dell’Onu ha approvato a larga maggioranza un altro Global compact: quello sui rifugiati. Questi termini a volte vengono confusi, ma indicano due condizioni ben differenti. Il migrante è, in senso allargato, chiunque lasci il proprio paese d’origine; quello di rifugiato invece è uno status definito dalla Convenzione di Ginevra del 1951 e indica una persona che non può fare rientro in patria perché ciò risulterebbe troppo pericoloso.

Anche questo documento è figlio della Dichiarazione di New York del 2016, non è vincolante ed è orientato a migliorare la cooperazione internazionale.

I suoi obiettivi sono quattro:

  1. Alleggerire la pressione sui paesi che accolgono i rifugiati.
  2. Favorire la fiducia in se stessi e l’autonomia da parte dei rifugiati.
  3. Allargare l’accesso al cosiddetto “resettlement” e ad altre soluzioni.
  4. Supportare le condizioni che favoriscano un ritorno sicuro e dignitoso nei paesi d’origine.

In questo caso, soltanto Stati Uniti e Ungheria hanno votato no e il numero di astensioni è stato molto contenuto. L’Italia ha votato a favore.

 

Foto in apertura © Christopher Furlong/Getty Images
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