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Secondo una ricerca condotta dalla University of Vermont e pubblicata sulla rivista Nature Climate Change, il piano brasiliano per ridurre le proprie emissioni di anidride ha fallito miseramente e anzi, avrebbe peggiorato la situazione. E poiché l’industria siderurgica del Brasile è la più grande al mondo, mentre il comparto dell’acciaio di tutto il pianeta
Secondo una ricerca condotta dalla University of Vermont e pubblicata sulla rivista Nature Climate Change, il piano brasiliano per ridurre le proprie emissioni di anidride ha fallito miseramente e anzi, avrebbe peggiorato la situazione.
E poiché l’industria siderurgica del Brasile è la più grande al mondo, mentre il comparto dell’acciaio di tutto il pianeta è responsabile del 7 per cento delle emissioni globali, una oscillazione nella produzione di CO2 delle industrie brasiliane può risultare davvero significativa.
Come da programma, i produttori di acciaio hanno eliminato il carbone fossile come fonte energetica principale, ritenendo che questo potesse abbassare la CO2 emessa. Avevano però torto: passando infatti all’utilizzo di carbone di legna derivante dalla deforestazione hanno raddoppiato in poco tempo l’inquinamento generato. Le emissioni sono passate così dai 91 milioni di tonnellate del 2000 ai 182 milioni di tonnellate nel 2007.
Il motivo: il carbone di legna, ottenuto tagliando la foresta vergine dell’Amazzonia, emette fino a nove volte più CO2 per tonnellata di acciaio rispetto al carbone fossile tradizionale.
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