Conferenze sul clima

La Cop 24 di Katowice è iniziata, chiamata urgente per contrastare i cambiamenti climatici

La Cop 24, la conferenza sul clima, ha preso il via a Katowice, in Polonia, con l’obiettivo di approvare le regole per rendere effettivo l’Accordo di Parigi.

La concentrazione di CO2 in atmosfera continua ad aumentare. Ha fatto registrare il tasso più alto da tre milioni di anni a questa parte. Le emissioni di gas serra non solo non diminuiscono, ma continuano a crescere: negli ultimi 22 anni sono stati registrati, secondo l’Organizzazione meteorologica mondiale, i 20 anni più caldi di cui si abbia traccia. Non c’è più tempo, l’abisso si spalanca sotto di noi e potrebbe bastare un passo per esserne inghiottiti. Lo Special report 15 (Sr15), documento redatto del Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (Ipcc), pubblicato lo scorso ottobre, ha ribadito, ancora una volta, l’assoluta urgenza di provvedimenti efficaci per limitare la crescita della temperatura media globale, altrimenti si andrà incontro ad una “catastrofe climatica”. Secondo il report abbiamo dodici anni per dimezzare le emissioni per rimanere sotto il limite di +1,5 gradi stabilito dall’Ipcc. Con questo obiettivo è in corso a Katowice, in Polonia, la Cop24, la conferenza sul clima delle Nazioni Unite del 2018.

Qual è l’obiettivo della Cop 24

Lo scopo principale del negoziato, che terminerà venerdì 14 dicembre, è approvare le regole (Paris rulebook) per rendere effettivo l’Accordo di Parigi del 2015. L’accordo, ratificato da 184 Paesi, indica gli obiettivi dell’azione globale sul clima e si propone di mantenere l’aumento delle temperature globali “ben al di sotto di 2 gradi centigradi”. Durante l’incontro saranno inoltre analizzate e  valutate le iniziative volte a contrastare i cambiamenti climatici da parte dei 198 stati membri.

C’è in gioco il futuro del mondo

L’azione collettiva degli stati è necessaria per raggiungere l’obiettivo prefissato, molti aspetti previsti dall’Accordo di Parigi non sono tuttavia vincolanti per i paesi che l’hanno sottoscritto e le Nazioni Unite non possono imporne il rispetto. Lo scarto fra gli impegni presi e quelli necessari è però ancora troppo ampio, come testimoniato dal rapporto dell’Ipcc. “I risultati di questa conferenza getteranno le basi per un progresso multilaterale e continuativo nella lotta contro il cambiamento climatico con il ritmo e la velocità necessari per essere all’altezza di ciò che afferma la scienza – ha auspicato il responsabile Clima ed energia del Wwf, Manuel Pulgar-Vidal. – La portata della sfida, e l’opportunità, che questo meeting rappresenta, dovrebbero aiutare a essere efficaci e focalizzati”.

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Orso polare nella vasca dello zoo di Berlino
La sopravvivenza di molte specie animali, tra cui l’orso polare, è minacciata dall’aumento delle temperature che, in questo caso, fonde l’habitat dei plantigradi © Sean Gallup/Getty Images

Non abbiamo più scuse per tagliare la CO2

Abbiamo a disposizione le energie pulite e le tecnologie per sfruttarle al meglio, potremmo smettere definitivamente di estrarre i combustibili fossili e arrestare i mutamenti climatici, eppure avviene il contrario. Il consumo globale di petrolio ha sfiorato, per la prima volta nella storia, i cento milioni di barili al giorno e si continua ad investire nell’estrazione di combustibili altamente inquinanti come lignite e sabbie bituminose.

Stati Uniti e Brasile fanno un passo indietro

Nel corso della campagna elettorale che lo avrebbe portato a diventare il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump si era scagliato contro l’Accordo di Parigi, annunciando di non voler rispettare gli impegni per il clima presi dalla precedente amministrazione. L’articolo 28 dell’Accordo di Parigi stabilisce però che nessun paese possa abbandonare l’accordo prima di tre anni dalla sua entrata in vigore. Gli Stati Uniti stanno pertanto continuando ad inviare le proprie delegazioni, in attesa del 2020. Pochi giorni fa il Brasile ha invece annunciato la propria volontà di rinunciare ad organizzare la Cop 25, prevista dal 2 al 13 dicembre 2019, fugando gli ultimi dubbi sulla politica anti-ambientalista del neo presidente Jair Bolsonaro.

Per qualcuno mezzo grado in più vuol dire estinzione

I cambiamenti climatici stanno alterando interi ecosistemi costringendo gli organismi che li abitano a spostarsi in cerca di climi più favorevoli. Per migliaia di specie animali e vegetali l’aumento della temperatura potrebbe rivelarsi fatale e la differenza tra un incremento di 1,5 o 2 gradi è, letteralmente, vitale. Le barriere coralline, ad esempio, inestimabili scrigni di biodiversità marina, sono in grave pericolo proprio a causa del surriscaldamento dell’acqua. Questo fenomeno sta causando lo sbiancamento dei coralli a causa del quale, secondo i ricercatori, le barriere coralline, saranno i primi ecosistemi a raggiungere l’estinzione ecologica nell’era moderna. Il riscaldamento globale minaccia, direttamente o indirettamente, molti animali come i koala, che a causa del clima sempre più caldo sono costretti a bere, molti rettili il cui sesso è determinato dalla temperatura cui sono sottoposte le uova rischiano di estinguersi, le sterne, costrette a migrare in cerca di climi più freddi e gli stambecchi, che vedono assottigliarsi i pascoli alpini da cui dipendono. La scomparsa di queste e decine di migliaia di altre specie rappresenta una perdita incalcolabile per il nostro pianeta e la nostra specie. Secondo un recente studio occorreranno tra i 3 e i 5 milioni di anni affinché si ritorni agli attuali livelli di biodiversità, ma noi, forse, non ci saremo.

Ragazza israeliana assiste a un incendio
I negoziati per contrastare i cambiamenti climatici sono resi ancora più difficili dagli scettici sul clima che guidano Stati Uniti, Brasile e Australia © Uriel Sinai/Getty Images

Le richieste del Wwf

Oltre a rendere effettivo l’Accordo di Parigi, la Cop 24 dovrebbe, secondo il Wwf, intraprendere una serie iniziative, tra cui il potenziamento dell’azione climatica, sia prima che dopo il 2020, accompagnato da finanziamenti e altri sostegni per i paesi in via di sviluppo. Dovrebbe inoltre responsabilizzare maggiormente le nazioni coinvolte, aumentare la trasparenza delle loro azioni per affrontare i cambiamenti climatici e riconoscere l’inadeguatezza delle misure intraprese, fornendo indicazioni precise su ciò che è necessario fare, compresa una migliore integrazione delle misure basate sulla natura.

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