Dall’inizio del cessate il fuoco di metà aprile l’esercito israeliano ha ucciso almeno 331 persone in Libano. Ora sta intensificando gli attacchi aerei e via terra.
Un nuovo attacco suicida da parte dell’Isis ha colpito questa volta una cittadina in Iraq. L’esplosione in uno stadio, al termine di una partita di calcio.
L’Iraq piange ancora i suoi morti. Teatro dell’ennesimo attentato, che è costato la vita a 41 persone, è stato il villaggio di Al Asriya, a circa quaranta chilometri dalla capitale Bagdad: un kamikaze si è fatto esplodere venerdì 25 marzo all’interno di uno stadio, al termine di una partita di calcio, mentre erano in corso le premiazioni.
L’attacco è stato rivendicato dal gruppo Isis, secondo il quale l’autore della strage sarebbe un adolescente: Saifullah al-Ansari. L’attentato ha provocato anche un centinaio di feriti, tra i quali alcuni si trovano in condizioni critiche. Secondo quanto riferito dall’agenzia Reuters – che cita un responsabile locale delle istituzioni sanitarie – tra i morti ci sono anche dei ragazzini di età compresa tra dieci e sedici anni.
Ali Nashmi, diciottenne, era sul posto al momento dell’esplosione: “Il kamikaze si è posizionato tra la folla – ha raccontato all’agenzia francese Afp – e una volta al centro ha azionato l’ordigno, proprio mentre il sindaco stava consegnando le ricompense ai giocatori”. Il primo cittadino del villaggio si chiamava Ahmed Shaker: anche lui risulta nell’elenco delle persone uccise, assieme ad una delle sue guardie del corpo e a cinque membri delle forze di sicurezza.
Suicide bombing in Iraq leaves 41 dead, more than 100 wounded https://t.co/CynM78sOCJ pic.twitter.com/aFDDRQhcPc
— CBC News (@CBCNews) 26 marzo 2016
Il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, che si trovava in visita a Bagdad, ha manifestato le proprie “più profonde condoglianze al popolo e al governo iracheno, e in particolare alle famiglie colpite dai terroristi”. Allo stesso modo, papa Francesco ha pregato per le vittime, parlando di “violenza insensata” e invitando il popolo iracheno “a rifiutare le vie dell’odio e del conflitto”.
Il califfato, nel frattempo, sembra perdere terreno nella guerra a cavallo tra Iraq e Siria, Il gruppo jihadista ha subito infatti una serie di sconfitte, e secondo Washington sarebbe in aumento il numero di disertori in seno alle forze islamiste. John Kirby, portavoce del ministero degli Esteri statunitense, ha spiegato che proprio per questa ragione il gruppo armato “ricorre sempre più di frequente agli attacchi suicidi, perpetrati spesso da bambini soldato. Ma questi ultimi sono ormai impiegati anche a fianco dei combattenti adulti”.
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