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Una campagna avviata dal Jane Goodall Institute Italia, permette di raccogliere i cellulari non più utilizzati, riciclarli e proteggere uno degli angoli d’Africa più importanti per gli scimpanzé e quello con il più alto tasso di lavoro minorile.
È forse l’oggetto più utilizzato. E quello che non conosce crisi, tanto che si conta siano più le Sim attive che le persone presenti al mondo. Ma allo stesso tempo il cellulare è uno degli oggetti meno riciclati, spesso addirittura dimenticati in cassetti o cantine. Ma la crescente domanda di materie prime, metalli rari e preziosi per circuiti e batterie, sta mettendo a dura prova le aree da cui vengono estratti. Come avviene nella Repubblica Democratica del Congo, dove l’estrazione del coltan ha scatenato una vera e propria guerra civile: qui il lavoro minorile è la regola, più che l’eccezione. Ma il bacino del Congo è anche l’habitat che oggi ospita la più significativa comunità di scimpanzé al mondo, una sorta di serbatoio genetico, e di riparo per una popolazione importante. Habitat però a rischio per la crescente pressione antropica data proprio dall’estrazione dei metalli, dal traffico illegale e dal bracconaggio.
“Il traffico di scimpanzé e l’impatto sulla biodiversità aumenta ad ogni nuovo sentiero aperto, ad ogni nuova miniera”, spiega Daniela De Donno, presidente del Jane Goodall Institute Italia. “L’estrazione dei minerali preziosi sono associati alla perdita di biodiversità, ed è ormai acclarato l’aumento dello sfruttamento del lavoro minorile: non ci sono case, né ospedali. Per questo abbiamo pensato ad una campagna di sensibilizzazione di un oggetto che possiede un enorme valore, anche se spesso viene dimenticato nel cassetto”.
Da qui parte la campagna di raccolta e riciclo dei vecchi cellulari in Italia. Presente già in 32 Paesi nel mondo, l’iniziativa permette di conferire il proprio smartphone, assicurandosi così che venga avviato al giusto smaltimento, riciclandone le parti metalliche e rendendo possibile il recupero dei minerali rari. Un piccolo gesto che in un’ottica di economia circolare può permettere di ridurre in qualche modo la domanda alla fonte. La raccolta dei vecchi cellulari è attiva in molte aree d’Italia, partendo dai singoli cittadini e arrivando alle piccole attività commerciali. Ma l’associazione ha allargato la collaborazione con l’assessorato all’ambiente del Comune di Lecce, con l’Università di Roma Tre e il museo di zoologia di Roma, solo per citarne alcuni.
I cellulari raccolti saranno poi gestiti da un partner internazionale, la Corporate mobile recycling (Cmr), che corrisponderà una donazione al Jane Goodall Institute Italia. “Queste donazioni ci serviranno per sostenere le spese per l’istruzione dei bambini e dei ragazzi ospiti della Casa dei Bambini a Sanganigwa”, spiega la presidente De Donno. Si tratta di un orfanotrofio che si trova in Tanzania a pochi chilometri dal parco nazionale di Gombe dove Jane Goodall avviò i suoi studi sugli scimpanzé nel 1960.
Oggi la struttura ospita una cinquantina tra bambini e ragazzi e l’istituto provvede a loro fin da piccoli, accompagnandoli nel percorso di studi e nella futura ricerca di un lavoro. Un unico gesto che di dare il giusto valore ad un oggetto che diamo ormai per scontato ma che spesso può nascondere al suo interno storie di sfruttamento minorile e violazione dei diritti umani. Non solo, riciclando lo smartphone, si potranno salvaguardare le foreste, la biodiversità e proteggere le ultime popolazioni di scimpanzé presenti in natura.
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