Cosa ha detto John Kerry su agricoltura e clima al summit Seeds&Chips 2018

John Kerry è stato a Milano per Seeds&Chips e la Milano Food City 2018. Ha parlato di clima, agricoltura e di come sfamare tutti, nonostante la popolazione in crescita costante.

grazie alla collaborazione di Elisabetta Scuri

“Tutto si muove sempre più velocemente. L’informazione è sempre più rapida e questo è pericoloso per la democrazia perché siamo tutti autorizzati a esprimere la nostra opinione, ma non a verificare ciò che diciamo”. Dopo il colpo portato a casa lo scorso anno da Marco Gualtieri e dagli organizzatori di Seeds&Chips con la presenza dell’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama, la sfida per fare meglio quest’anno sembrava impossibile. Eppure l’edizione 2018 del summit internazionale dedicato a cibo e innovazione, in corso fino al 10 maggio a Milano, non ha deluso le attese e ha visto, nella seconda giornata di lavori, salire sul palco John Kerry, il segretario di stato americano proprio durante l’amministrazione Obama. Colui che ha messo la firma sull’Accordo di Parigi sul clima, il primo documento internazionale che ha unito il mondo intero nella lotta al riscaldamento globale e ai cambiamenti climatici. “Non pensate di andare via da qui senza aver finito il lavoro!”, aveva intimato Kerry ai leader internazionali durante la conferenza del 2015.

John Kerry a Seeds and Chips 2018
L’ex segretario di stato degli Stati Uniti John Kerry a Seeds and Chips 2018 © Massimo Colombo

Bisogna credere nella scienza!

Parlando di falsi miti e di falsa informazione, Kerry ha dichiarato che “la nostra sfida è ristabilire le basi fondamentali della verità su questo pianeta, dobbiamo credere alla scienza”. Il riferimento è chiaramente ai cambiamenti climatici e per questo l’ex segretario di stato sta portando in giro per i cinque continenti la sua competenza e la sua passione nel tentativo di far rimanere gli Stati Uniti, il suo paese, sulla carreggiata giusta per portare l’umanità verso una forma di sviluppo pienamente sostenibile, che rispetti la biodiversità, le risorse naturali e quindi il clima.

Già, perché non appena concluso il suo mandato, Kerry ha visto il suo impegno “svanire” tra le dita infuocate dell’attuale presidente Donald Trump, che ha firmato carte su carte pur di bloccare l’evoluzione “verde” degli States e introppalarla nella rete delle lobby legate – soprattutto – ai combustibili fossili.

“Ho speso tutta la mia vita credendo che le persone siano in grado di fare la differenza. Ci sono un sacco di persone che cercano di non dimenticare i più poveri, gli invisibili, i dimenticati”, ha continuato Kerry.

Nessuno deve rimanere indietro

Così, libero dalla lentezza tipica delle istituzioni e della macchina politica, Kerry sta cercando di far fare un grande salto verso il futuro alle aziende, alle organizzazioni e alle città americane che sono pronte e vogliose di vivere e soprattutto far vivere le future generazioni in un mondo fatto di scelte migliori.

A Seeds&Chips si incontrano e si scontrano anime diverse, a volte contrapposte, che investono in mezzi e strumenti in antitesi per cercare di raggiungere lo stesso risultato: contrastare i cambiamenti climatici e salvare la biodiversità senza lasciare nessuno indietro, ma soprattutto senza permettere a nessuno, nel Ventunesimo secolo, di morire di fame.

John Kerry a Seeds and Chips 2018
L’ex segretario di stato americano John Kerry a Seeds and Chips 2018 © Massimo Colombo

“Siamo la causa di molti problemi che ora non stiamo affrontando nel modo giusto. Ci sono persone che si svegliano e vanno al lavoro a stomaco vuoto. Circa ottomila bambini muoiono ogni giorno – ha continuato Kerry – perché non vengono nutriti nel modo corretto”. Muoiono di fame. Parliamo di tre milioni di bambini ogni anno. Per questo “dobbiamo compiere scelte migliori in tema alimentare, scegliere meglio ciò che mangiamo e fare attenzione a ciò che sprechiamo”.

Qual è il modo migliore per sfamare tutti senza uccidere la terra? Come può aiutarci la tecnologia? La risposta ha provato a darla qualche giorno fa il direttore dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao) José Graziano da Silva: è l’agroecologia, cioè un modello chiuso dove nessuna risorsa viene sprecata e innovazione e tradizione convivono. Un’agricoltura diversa che ha un rapporto equo con la natura, garantendo la biodiversità, la fertilità dei suoli, rinunciando a pesticidi e antibiotici.

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A Seeds&Chips gli fa eco Kerry affermando che “produrre più cibo dalle risorse che abbiamo a disposizione non è sempre la soluzione”, e fa l’esempio della pesca illegale: “Un terzo dello stock ittico mondiale è sovrasfruttato. Specie come il tonno stanno letteralmente rischiando l’estinzione. Per questo ho dato vita alla conferenza Our Oceans e come segretario di stato ho partecipato alla creazione dell’area marina protetta più vasta al mondo”.

Su come sfamare le quasi dieci miliardi di persone che popoleranno la Terra nel 2050 la visione, però, non è ancora comune.

“Dobbiamo porre al centro la sostenibilità. Mi sono impegnato nella lotta ai cambiamenti climatici per più di trent’anni. Ho visto cosa stava accadendo. Negli Stati Uniti abbiamo laghi che ormai sono morti. Ho visto le previsioni scientifiche sul clima realizzarsi sempre più velocemente e concretamente di ogni altra”. Dagli incendi alle correnti oceaniche che stanno rallentando, dalle barriere coralline che stanno morendo alle persone che migrano per colpa dei cambiamenti climatici. Kerry cita la situazione siriana dove “più di un milione di persone si sono spostate dalle terre diventate deserti a causa del riscaldamento globale per trasferirsi nella capitale Damasco”.

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Ma la speranza non deve spegnersi perché tutti, tranne Trump, hanno riconosciuto il problema del riscaldamento globale e questo può essere considerato un ottimo risultato. Perché per arrivare alla fase dell’accettazione – e quindi possibilmente alla soluzione – la strada è stata lunga, ed è passata dalla negazione prima e dalla rabbia poi. Del resto come diceva anche il poeta statunitense Wallace Stevens, ripreso ultimamente dal premio Nobel per la Pace Al Gore nel suo Una scomoda verità 2, “dopo l’ultimo no verrà un sì, e da quel sì dipende il futuro del mondo”.

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