Dalle Langhe alla Calabria, dal Delta del Po alle colline toscane: le esperienze premiate da Cia creano comunità e opportunità nelle aree rurali.
Da un territorio unico nasce un vino unico. E grazie ad una profonda passione per l’ambiente e il territorio nascono Barbera, Nebbiolo e Barolo biologici. “Una scelta di vita e di famiglia”.
Produrre un vino di qualità, naturale e votato alla sostenibilità, sia nelle pratiche agricole, che nel rispetto del territorio. È questo ciò che accade nelle terre della cantina Josetta Saffirio, azienda vinicola a Monforte d’Alba, in provincia di Cuneo.
Qui dolci declivi avvolgono queste vigne, coltivate da centinaia di anni. Quasi a racchiuderle in un anfiteatro naturale, oggi patrimonio mondiale dell’umanità. “Un’eccezionale testimonianza vivente della tradizione storica della coltivazione della vite, dei processi di vinificazione, di un contesto sociale, rurale e di un tessuto economico basati sulla cultura del vino”, si legge nella motivazione che ha portato il Comitato ad inserire nella lista questa regione unica al mondo.
Ed è qui che Sara Vezza, alla terza generazione vitivinicola tutta al femminile, produce Barbera d’Alba, Rossese Bianco, Nebbiolo e Barolo. “Abbiamo cambiato il modo di fare il vino”, racconta mentre si passeggia tra le vigne cariche di grappoli pronti ad essere raccolti, rigorosamente a mano. “Non sopportavo più la chimica. È stata una scelta di vita e di famiglia”.
Così l’uva è coltivata in modo assolutamente naturale. Qui non c’è posto per la chimica. “Non trattiamo nemmeno l’erba che cresce tra i filari, perché in questo modo si crea un microclima ideale”, spiega Sara. La giusta umidità, i giusti nutrienti e la microflora, che può aiutare a combattere gli attacchi parassitari in modo del tutto naturale. Oltre a ridurre l’erosione superficiale. Naturalmente sono ammessi i trattamenti con il verde rame, permessi anche in agricoltura biologica.
Ma è tutta la cantina ad essere sostenibile. Oltre ad aver piantumato un bosco composto da essenze autoctone, che aiuta a compensare le emissioni di carbonio, l’azienda è alimentata da 20 kW di fotovoltaico, mentre il vino è conservato nelle cantine sotterranee dell’azienda, senza bisogno di climatizzazione.
Camminando attraverso i 5 ettari a totale conduzione familiare, si respira un profondo legame col territorio, con una terra che dona dei vini unici, conosciuti in tutto il mondo. Per una bottiglia di Barolo, ci vogliono sette anni di attesa. A confermare l’impegno della cantina è arrivata la certificazione EcoProWine, che valida le buone pratiche dell’azienda, mentre a supervisionare l’impegno dell’azienda c’è la Ccpb (organismo di certificazione e controllo dei prodotti agroalimentari) oltre all’adesione a Tergeo, progetto europeo sostenuto dall’Unione Italiana Vini per la qualificazione delle soluzioni tecnologiche e gestionali in materia di sostenibilità nel settore vinicolo.
Saper fare il vino è un’arte. Saperlo fare in maniera naturale è talento e profonda passione. Perché per essere contadini bisogna avere un profondo rispetto per la terra.
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