A porsi la domanda è la Corte dei Conti: dal 2019 a oggi tutti i dati diffusi riguardano vendite e incentivi, ma non i risultati raggiunti per l’ambiente.
Forse in seguito alle pressioni delle potenti multinazionali del settore agricolo la condivisione dei semi è stata bandita in alcuni stati americani.
La condivisione delle sementi è una pratica antica quanto l’agricoltura, retaggio di un’epoca nella quale la vita dell’uomo era indissolubilmente legata alla terra. Questa pratica è in grado di garantire il mantenimento della biodiversità e la sicurezza alimentare locale.
I semi non sono semplicemente future piante, essi racchiudono saperi ed esigenze primordiali, sono un bene collettivo lontano dalla logica della massimizzazione della resa e del profitto che caratterizzano le sementi brevettate.
Eppure la condivisione dei semi, attività non solo innocua ma benefica per il territorio, è considerata illegale in diverse aree degli Stati Uniti. In alcuni paesi sono richiesti permessi per la vendita dei semi che devono inoltre essere correttamente etichettati e testati. Il problema di queste leggi statali è che sono state scritte per regolamentare il settore delle sementi commerciali, non gli scambi all’interno di piccole comunità che vengono quindi penalizzati.
Lo scambio di sementi e le biblioteche dei semi, strutture nelle quali gli utenti oltre ai libri possono prendere in prestito i semi di ortaggi che poi restituiranno in primavera ricavandoli dal raccolto dei propri giardini, sono un importante strumento di condivisione e di preservazione delle specie antiche e della biodiversità.
L’accesso del pubblico ai semi è diminuito a partire dal 1980, quando una sentenza della Corte Suprema ha stabilito che una forma di vita può essere brevettata. Questa scelta ha favorito le multinazionali che hanno elaborato semi standardizzati “uniformi e stabili” creati proprio per essere riacquistati in quanto si impoveriscono rapidamente e non possono essere ri-seminati. È quindi evidente come la condivisione e le biblioteche dei semi siano considerati degli ostacoli dalle potenti aziende del settore agrario che pretendono il monopolio nella gestione dei semi.
Bandire e rendere fuorilegge la natura, perché di semi stiamo parlando, è qualcosa di talmente arrogante da risultare quasi grottesco. Una legge ingiusta è una forma di violenza alla quale è doveroso ribellarsi, in modo pubblico e non violento, sosteneva Henry D. Thoreau nel suo saggio Disobbedienza civile.
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