Sottoscritta da oltre 30 organizzazioni, la petizione punta all’obbligo per i supermercati francesi di rendere accessibili a tutti gli alimenti più sani, vendendoli a prezzo di costo.
L’Italia è un paese che sperpera parecchio a tavola. Dai dati del rapporto 2013 sullo spreco domestico di Waste Watcher, il nuovo osservatorio nazionale di Last Minute Market e Swg con il dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroalimentari dell’Università di Bologna, emerge che ogni famiglia, mediamente, butta nella spazzatura 213 grammi di cibo alla settimana,
L’Italia è un paese che sperpera parecchio a tavola. Dai dati del rapporto 2013 sullo spreco domestico di Waste Watcher, il nuovo osservatorio nazionale di Last Minute Market e Swg con il dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroalimentari dell’Università di Bologna, emerge che ogni famiglia, mediamente, butta nella spazzatura 213 grammi di cibo alla settimana, per un costo di 7,06 euro. Significa che ogni anno finiscono 8,7 miliardi di euro nei rifiuti. Poi c’è il cibo avanzato nelle mense, nei ristoranti, nei supermercati, negli ospedali, lungo tutta la filiera alimentare dal campo alla tavola…
Last Minute Market stima che in un anno si potrebbero recuperare 1,2 milioni di tonnellate di derrate abbandonate nei campi, 2 milioni circa di tonnellate di cibo dall’industria agro-alimentare e più di 300mila tonnellate dalla distribuzione. Numeri che spaventano e che è urgente ridimensionare. In questo contesto, è stato istituito il Pinpas, Piano nazionale di prevenzione dello spreco alimentare, una misura rinviabile di cui si sta occupando il gruppo di lavoro coordinato dal presidente di Last Minute Market Andrea Segrè, docente all’Università di Bologna e promotore della campagna europea “Un anno contro lo spreco”.
La prima iniziativa concreta nel contesto del Pinpas è la proclamazione, il 5 febbraio, della Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare in Italia. Che non vuole essere solo una data per ricordare che il problema esiste, ma l’occasione per pianificare come prevenire lo spreco oltre che recuperarlo. Per questo motivo a Roma oggi sono in corso al tempio di Adriano gli Stati generali di prevenzione dello spreco alimentare in Italia, una consultazione convocata dal ministero dell’Ambiente e organizzati da Last Minute Market, a cui hanno aderito oltre cento realtà e alcune delle aziende italiane coinvolte nel tema.
Anche il Wwf parteciperà alla consultazione, per fornire il proprio contributo alla definizione del Pinpas. Lo spreco alimentare, infatti, ha anche una ricaduta sull’ambiente: la produzione del cibo che finisce nella spazzatura comporta lo spreco di risorse preziose ed emissioni in atmosfera. Basti pensare che in Italia finiscono nel rifiuti fino a 1226 milioni di metri cubi di acqua serviti per produrre il cibo, pari all’acqua consumata ogni anno da 19 milioni di italiani: il 46 per cento è da associare allo spreco di carne, il 29 per cento a quello di cereali e derivati, il 22 per cento a frutta, verdura e tuberi e il 3 per cento a latte e derivati. Di questi, 706 milioni di metri cubi sono in capo alle famiglie, 520 milioni di metri cubi a perdite lungo la filiera.
Oltre all’acqua, sottolinea il Wwf, lo spreco alimentare porta con sé circa 24,5 milioni di tonnellate di CO2, pari a circa il 20 per cento delle emissioni di gas serra del settore dei trasporti: di queste, 14,3 milioni di tonnellate provengono dallo spreco domestico mentre 10,2 milioni di tonnellate dalle perdite lungo la filiera alimentare. Infine, c’è da considerare lo spreco di circa 228.900 tonnellate di azoto reattivo contenuto nei fertilizzanti irrorati sui campi. Una quantità pari al 36 per cento dell’azoto totale immesso nell’ambiente e che, sottolinea il Wwf, è stato utilizzato inutilmente con tutti gli impatti e i costi ambientali che ne conseguono.
Siamo anche su WhatsApp. Segui il canale ufficiale LifeGate per restare aggiornata, aggiornato sulle ultime notizie e sulle nostre attività.
![]()
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Sottoscritta da oltre 30 organizzazioni, la petizione punta all’obbligo per i supermercati francesi di rendere accessibili a tutti gli alimenti più sani, vendendoli a prezzo di costo.
Una revisione della piramide mediterranea introduce il concetto di cronotipo e le indicazioni per allineare il proprio orologio biologico alla dieta mediterranea potenziandone gli effetti benefici per il metabolismo.
Ospiti del podcast, il campione di trail running Francesco Puppi e la medica esperta in nutrizione Michela Speciani, che hanno parlato di sport e carboidrati.
Il ministero della Salute ha autorizzato temporaneamente l’utilizzo del Dormex nelle coltivazioni di kiwi del Sud. La sostanza è vietata in Italia dal 2008, per la sua tossicità.
Un progetto sul pomodoro da industria raccoglie i primi risultati dopo due anni di sperimentazione sul campo: con l’agroecologia migliora la qualità e l’efficienza produttiva.
Il nuovo rapporto mondiale sul biologico riporta vendite in crescita a fronte di un’estensione stabile delle superfici agricole. La presidente di Federbio sottolinea la necessità di portare avanti la transizione.
I cibi ultra-processati condividono più caratteristiche con le sigarette che con frutta e verdura: secondo i ricercatori, regolamentarli come il tabacco ridurrebbe i rischi per la salute pubblica.
La ong Pan Europe denuncia la presenza di più residui di pesticidi sull’85 per cento delle mele convenzionali europee analizzate.
Ecco i dati diffusi in occasione della 13esima Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare e i progetti che salvano il cibo dalla spazzatura.