Uno studio condotto in India ha osservato che sostituendo i fertilizzanti chimici con quelli organici, le verdure riacquistano i nutrienti persi in decenni di agricoltura intensiva.
Negli Stati Uniti gli apicoltori affittano gli alveari ai produttori di mandorle, ma a causa dei metodi di agricoltra intensiva, si sta assistendo a una massicia moria di api.
Il latte di mandorla è una bevanda vegetale che negli ultimi anni ha preso il posto del latte vaccino nell’alimentazione di molte persone e non solo di chi è intollerante al lattosio. C’è anche chi lo beve perché lo trova più leggero, più digeribile, chi perché ne ama maggiormente il gusto, chi è convinto che sia più salutare o che faccia ingrassare meno. Negli Stati Uniti la domanda di latte di mandorla è cresciuta del 250 per cento in 5 anni e il suo consumo vale 1,2 miliardi di dollari l’anno. Una moda innocua? Non del tutto. Perché come ha recentemente raccontato il Guardian, la produzione intensiva di mandorle (per ricavarne il latte ma non solo) ha un costo alto per l’ambiente, in particolare per la sopravvivenza delle api.
Per questioni di profitto, molti apicoltori commerciali statunitensi hanno affittato i propri alveari ai proprietari delle piantagioni di mandorli della Central Valley della California dove si produce l’80% della fornitura mondiale di mandorle. Ora, però, questi stessi apicoltori devono far fronte al problema della moria delle api – si è calcolato che durante l’inverno 2018-2019 ne sono morte circa 50 miliardi (più di un terzo delle api allevate a scopi commerciali in America) a causa di diversi fattori. In primis c’è l’utilizzo massiccio di pesticidi – come il glifosato – nella coltivazione intensiva dei frutteti. In secondo luogo, per impollinare i fiori, le api lavorano molto di più rinunciando al riposo invernale e, più deboli, si ammalano più facilmente. Il contagio si diffonde poi maggiormente perché grandi colonie di api sono concentrate in zone limitate. Ambientalisti e apicoltori biologici sostengono inoltre che la moria di api è dovuta a una sorta di “meccanizzazione”, nell’agricoltura industriale, del naturale e delicato processo di impollinazione.
Anche in Italia il consumo di latte di mandorla è diffuso: nel 2016 le bevande vegetali registravano un +75 per cento. Non dovremmo berne più allora? Non proprio. Considerato anche che il latte di mandorla è un prodotto della tradizione siciliana molto prima che diventasse un trend alimentare, il problema sta nei metodi di agricoltura intensiva utilizzati per ottenere più mandorle possibile. L’alternativa a non berlo più è quella di scegliere mandorle e latte di mandorla prodotto con frutti ottenuti nel rispetto dell’ambiente e della biodiversità come avviene ad esempio nella coltivazione biologica.
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