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L’associazione ambientalista ha analizzato 20 marchi di tonno in scatola per capirne sostenibilità e trasparenza verso i consumatori.
Il tonno è una delle specie simbolo del Mediterraneo, uno dei più grandi predatori, prezioso dal punto di vista ecosistemico ma anche economico. Proprio per il suo valore questo pesce è stato pescato senza tregua portando alcune specie, come il tonno rosso, sull’orlo dell’estinzione.
Delle otto specie di tonno esistenti cinque sono in pericolo a causa della pesca eccessiva ed effettuata con tecniche illegali e dannose. Tra queste la peggiore è la cosiddetta Fad. Il termine viene dall’inglese (Fishing aggregative devices) ed indica degli oggetti galleggianti gettati in mare per attirare gli animali marini e massimizzarne la pesca. Questa tecnica però è tutt’altro che selettiva, vengono infatti attirati e pescati tonni troppo giovani, tartarughe marine, squali, mante e delfini, danneggiando irrimediabilmente l’ecosistema.
La crescente sensibilità dei consumatori sulle tematiche ecologiche sta spingendo i produttori di tonno in scatola a ridurre il proprio impatto e a rendere più chiare le informazioni relative ai propri prodotti. L’associazione ambientalista Greenpeace ha esaminato le varie marche di tonno in scatola per capire quali passi in avanti hanno compiuto le aziende.
Sotto la lente di ingrandimento dei volontari di Greenpeace sono finiti venti marchi presenti nei negozi italiani provenienti da 14 aziende diverse. Il principale criterio di valutazione riguarda la presenza delle informazioni necessarie ai consumatori al momento dell’acquisto. I dati richiesti, necessari per poter acquistare il prodotto consapevolmente, riguardano il nome comune della specie di tonno, il nome scientifico, l’area di pesca e il metodo di cattura.
Le aziende che hanno fatto progressi rispetto alla precedente indagine di Greenpeace, risalente al 2011, sono Calvo/Nostromo, Mareblu, Generale Conserve/As do Mar e Conad. Rimandati alcuni marchi come Mare Aperto/STAR e Carrefour. Rispetto al 2011 Coop e Esselunga non hanno compiuto grandi passi in avanti ma il livello di informazione resta buono.
Il dato principale che emerge dall’indagine è il netto aumento delle informazioni fornite dai produttori, in particolare riguardo il metodo di pesca usato, rispetto al 2011, frutto della pressione dei consumatori e dell’opinione pubblica.
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