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Il Mozambico ha istituito un nuovo parco nazionale in una regione del paese dove il 60 per cento del territorio è stato concesso alle attività di estrazione delle compagnie minerarie.
Il parco di Magoe è il settimo del
Mozambico, si trova nella provincia di Tete, nel nordovest del
paese africano, e copre una superficie di 350mila ettari fino al
confine con lo Zimbabwe. Nell’area si trovano numerose miniere e
negli anni circa il 60 per cento del territorio della provincia
è stato concesso alle attività di estrazione delle
compagnie del settore secondo i dati di Human rights watch.
Una situazione che ha messo in pericolo la sopravvivenza di molte
specie animali come le antilopi cavalline, gli ippopotami e i
leopardi, ma ha anche costretto contadini e allevatori ad
abbandonare la casa e il lavoro per far spazio alle ruspe. Per
questo multinazionali del carbone come Vale, Rio Tinto e Jindal si
sono attirate le proteste di ambientalisti provenienti da diversi
paesi.
Una situazione che il governo ha messo a freno scendendo a
compromessi anche con gli operatori del settore turistico. La
riserva, infatti, pur garantendo la conservazione della fauna e
della flora locale, verrà concessa anche per safari e caccia
sportiva una volta che le specie torneranno a popolare il
territorio in modo consistente. Un modo per arginare le perdite
economiche incrementando le entrate provenienti dal turismo.
Non solo miniere. L’apertura del parco dovrebbe arginare il
bracconaggio che dal 1992, dalla fine della guerra civile, sta
colpendo soprattutto gli elefanti e dovrebbe anche porre un freno
agli incendi appiccati per attività di deforestazione
illegale.
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