Il manifesto Food for health mira a creare un fronte comune per cambiare un modello produttivo, politico ed economico che continua a dimostrare la sua letale insostenibilità. L’editoriale di Navdanya International.
Le notizie provenienti dagli Stati Uniti, dove la Monsanto è stata ritenuta responsabile per un caso di cancro causato dall’uso del diserbante Roundup, a base di glifosato, stanno facendo il giro del mondo proprio mentre Navdanya International si accinge a presentare il manifesto Food for health (Cibo per la salute), un documento programmatico che non solo intende denunciare i limiti dell’attuale sistema produttivo alimentare e i rischi per la salute umana ad esso connessi, ma anche porsi come strumento e base di partenza per una mobilitazione che rivendichi una transizione verso sistemi alimentari locali, ecologici e diversificati.
Il fatto che la Monsanto sia stata condannata a pagare 289 milioni di dollari al ricorrente Dewayne Lee Johnson, conferma quanto Navdanya denuncia da anni e rende la presentazione del manifesto Food for health ancora più attuale. Il manifesto, edito da Terra Nuova Edizioni è stato curato da Navdanya International che ha riunito, per la sua elaborazione, alcuni dei maggiori esperti internazionali nei settori dell’alimentazione e della salute, nell’ambito della campagna internazionale Food for health e in prosecuzione del lavoro della Commissione internazionale per il futuro dell’alimentazione e dell’agricoltura.
Il documento, sulla base di evidenze scientifiche, denuncia il modello industriale che sta soffocando la libera agricoltura su piccola scala e uccidendo la biodiversità. Denuncia inoltre la crescente standardizzazione dei cibi, deprivati dei loro nutrienti naturali, e gli interessi enormi che guidano multinazionali e governi garantendo sempre meno tutele ai cittadini-consumatori.
Monsanto è tra le aziende leader di un modello di sviluppo insostenibile
Monsanto, recentemente acquisita dalla Bayer, si riconferma come una delle aziende leader di un modello di sviluppo che non può più essere considerato sostenibile. A conferma di ciò, oltre alle già menzionate evidenze scientifiche, si aggiungono ora i casi legali: secondo la Reuters, le cause intentate contro la Monsanto sarebbero circa ottomila solo negli Stati Uniti.
I guai per la Monsanto e per gli altri grandi conglomerati del settore non finiscono qui. Le rivelazioni nei rapporti pubblicati l’anno scorso, in particolare i Monsanto papers e i Poison papers, hanno infatti fatto luce sulle strategie cui fanno ricorso i grandi gruppi agrochimici per espandere i loro imperi: dalle pressioni e dalle interferenze nei procedimenti delle agenzie governative, agli attacchi alla scienza indipendente e alle mega fusioni e acquisizioni.
Per la prima volta, parte di questi documenti è stata presentata a una giuria che ha potuto constatare che “almeno a partire da 20 anni fa, Monsanto era al corrente del fatto che il suo prodotto potesse causare il cancro, ed ha fatto di tutto per ignorarlo e/o combattere qualsiasi evidenza scientifica che suggerisse un effettivo legame”, come dichiarato a Democracy Now da Brent Wisner, l’avvocato che ha condotto l’accusa per per Dewayne Lee Johnson nella sua causa contro Monsanto. A ciò si aggiunga che nella stessa settimana, la Corte Suprema della California ha respinto un ricorso intentato da Monsanto contro la decisione dello stato di includere il glifosato nell’elenco delle sostanze cancerogene della Proposition 65.
Su altri fronti, ulteriori cause sono state intentate negli Stati Uniti da gruppi di agricoltori, e i venditori di sementi stanno facendo pressioni affinché i regolatori ambientali impediscano ai coltivatori di irrorare l’erbicida dicamba, principio attivo di alcuni nuovi prodotti Monsanto-Bayer e Basf, che negli ultimi 2 anni ha causato ingenti danni da dispersione a diverse colture, colpendo buona parte dell’America rurale.
In Europa, il comitato speciale per l’autorizzazione dei pesticidi ha reagito alla decisione del tribunale statunitense chiedendo ancora una volta di vietare l’utilizzo del glifosato nel continente; in Sri Lanka, dove una malattia renale cronica mortale (CKDu) è stata ricondotta all’uso del glifosato, un gruppo formato da organizzazioni di agricoltori, scienziati e famiglie ha dichiarato di essere pronto a portare Bayer/Monsanto e altri produttori di erbicidi a base di glifosato dinanzi alla Corte Suprema. Il Vietnam, infine, sta richiedendo un risarcimento per le vittime dell’esposizione all’agente arancio, la sostanza chimica prodotta dalla Monsanto per le forze armate statunitensi durante la guerra.
Le azioni della società civile, quella degli scienziati indipendenti e quelle della magistratura hanno dimostrato di poter esporre al pubblico giudizio le grandi aziende multinazionali interessate soprattutto ai loro profitti e ben poco ai danni causati all’ambiente e alla salute delle persone. Il manifesto Food for Health rappresenta un tentativo di far convergere le forze e creare un fronte comune per cambiare un modello produttivo, politico ed economico che continua a dimostrare la sua letale insostenibilità.
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