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L’imbarcazione dell’organizzazione conservazionista è stata attaccata nel santuario della vaquita, cetaceo a grave rischio estinzione.
Lo scorso 9 gennaio l’imbarcazione Farley Mowat di Sea Shepherd, organizzazione che da 40 anni si batte per la tutela degli oceani, è stata attaccata da circa 35 piccole barche mentre si trovava nel Golfo della California, nel santuario della vaquita. Lo ha riferito la stessa organizzazione che ha anche pubblicato un video che documenta l’accaduto. https://www.youtube.com/watch?v=CTMnwr63LIM
La nave di Sea Shepherd era impegnata in un pattugliamento nell’ambito dell’operazione Milagro V, che ha l’obiettivo di proteggere la vaquita (Phocoena sinus), probabilmente il cetaceo più minacciato del pianeta, quando è stata circondata, attaccata con oggetti contundenti, ma anche con lanci di pesce e tabasco, minacciata con molotov e, infine, abbordata. Gli assalitori, pescatori di frodo che operano nel golfo, hanno cercato di sabotare la nave distuggendone le eliche e rubato alcune attrezzature, prima di essere messi in fuga dall’arrivo della marina messicana.
Gli autori dell’attacco sono dunque bracconieri del mare, come testimonia il video che mostra come alcune barche da pesca trasportassero reti da posta, vietate all’interno del santuario. La principale minaccia per la vaquita è costituita proprio da queste reti, in cui le piccole focene restano intrappolate “accidentalmente”, poiché il bersaglio dei pescatori di frodo è un’altra specie endemica del Golfo della California, il totoaba (Totoaba macdonaldi). La vescica natatoria di questo grande pesce, a sua volta minacciato di estinzione, è molto richiesta sul mercato nero ed è particolarmente utilizzata nella medicina tradizionale cinese. Per il suo elevatissimo valore di mercato, che si aggira sui 20mila dollari al chilogrammo, è nota anche come la “cocaina del mare”.
Si crede che l’attacco alla nave di Sea Shepherd, che opera in collaborazione con il governo messicano e su cui si trovavano anche due volontari italiani, sia stato pianificato con l’obiettivo di intimidire i membri dell’equipaggio, che il giorno prima aveva sequestrato alcune reti contenenti i corpi di 25 totoaba, infliggendo un notevole danno economico ai bracconieri. Gli scienziati temono che sopravvivano appena quindici esemplari di vaquita, che necessitano dunque di ogni sforzo per essere salvati. “Sea Shepherd non si farà scoraggiare dalla violenza – ha commentato il fondatore dell’organizzazione, il capitano Paul Watson. – La nostra missione è prevenire l’estinzione della vaquita e continueremo a impadronirci delle reti dei bracconieri che troveremo nel santuario”.
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