Per la mobilità sostenibile è arrivato il tempo di una “nuova” normalità

Dalle scelte dei cittadini alle proposte del mercato, fino alle politiche dei comuni, la mobilità sostenibile in Italia è ormai una realtà consolidata.

La mobilità sostenibile sta vivendo una fase di “nuova” normalità. Gli effetti della pandemia, che inizialmente hanno creato difficoltà all’intero comparto, hanno finito per accelerare un processo già in atto da tempo. Il trend emerge chiaramente dagli orientamenti dei cittadini, maggiormente propensi a far proprie modalità di spostamento rispettose dell’ambiente e della salute. Altre importanti evidenze arrivano dalle proposte “green” più numerose e accessibili sul mercato delle due e delle quattro ruote, nonché dalle strategie messe in campo dai comuni per mettere la sostenibilità al centro delle proprie politiche.

Italian Daily Life Comes To A Halt During Coronavirus Shutdown
Con il lockdown si sono innalzati tutti i parametri sulla qualità dell’aria © Marco Di Lauro/Getty Images)

La mobilità sostenibile in ascesa costante

Mai come in questa fase storica clienti, operatori e istituzioni sembrano disposti a cambiare il modo di concepire il concetto stesso di mobilità. È il caso dei servizi di sharing mobility, al centro di una rivoluzione silenziosa: mentre per effetto del coronavirus scende la propensione all’utilizzo dei mezzi pubblici – peraltro costretti a viaggiare a capacità ridotta –  parallelamente cresce il ventaglio delle soluzioni alternative e sostenibili, dalla pedonalità alla bici, dai monopattini fino ai mezzi condivisi a due e a quattro ruote.

La mobilità sostenibile è in costante ascesa © Michael Marais on Unsplash

L’accelerazione della domanda di mobilità sostenibile emerge, ad esempio, dai dati sul traffico ciclabile a Torino nel corso della fase 2 (che ha segnato un +335 per cento) o sui monopattini elettrici in condivisione che hanno notevolmente aumentato la propria offerta in grandi città come Roma o Milano. In occasione della Conferenza nazionale sulla sharing mobility, Luigi Onorato, senior partner di Deloitte Italia, ha rimarcato la necessità di “un piano strategico per il rilancio della mobilità da declinare su base locale e nazionale che miri ad un’evoluzione delle infrastrutture, garantistica sicurezza, favorisca l’intermodalità e definisca interventi legislativi per regolarizzare nuove forme di mobilità”.

Auto ibride ed elettriche, come cambia il mercato

La “nuova” normalità della mobilità sostenibile si riflette anche sul mercato delle auto. La scorsa estate il dato sugli italiani che si stanno avvicinando al mondo della mobilità green sale di ben 78 punti percentuali, interessando nella stragrande maggioranza dei casi gli uomini (81 per cento). Uomo, tra i 45 e i 54 anni, residente al nord: è questo il profilo di chi sceglie auto ibride ed elettriche che emerge da un report dell’associazione di acquisto solidale Ecoverso, nel quale spiccano i dati delle provincie di Milano (18 per cento) e Roma (11 per cento). Al contempo il mercato si sta adattando a una domanda in crescita, offrendo auto con motorizzazioni green a prezzi sempre più competitivi, grazie anche al supporto degli ecoincentivi.

Corsa-e elettrica
L’elettrica Opel Corsa-e © LifeGate

Un ruolo importante lo stanno inoltre giocando gli standard europei sulle emissioni, contribuendo alla conquista di quote di mercato da parte delle auto elettriche: quest’anno si passerà dal tre al dieci per cento, fino ad arrivare al 15 per cento nel 2021; al contempo le emissioni di CO2 del nuovo immatricolato hanno registrato il più sostanzioso calo dal 2008 ad oggi. “Gli standard Ue insieme agli incentivi per l’acquisto – ha spiegato Veronica Aneris, direttrice per l’Italia di Transport & Environment – stanno trainando anche il mercato italiano, contribuendo così all’obiettivo dei sei milioni di auto elettriche al 2030 previsto nel Piano nazionale energia e clima del governo. Ora bisogna supportare una revisione ambiziosa della norma, per assicurare che il trend positivo continui anche dopo il 2021 e non sia vanificato dai target troppo deboli per il 2025 e il 2030”.

Come si stanno muovendo i comuni italiani

Fondamentale, per un pieno sviluppo della mobilità sostenibile, resta il ruolo degli enti locali, soprattutto in una fase dell’anno in cui il tema dell’inquinamento atmosferico è tornato di grande attualità insieme a una misura controversa come quella dei blocchi del traffico, da alcuni considerata inefficace e da altri imprescindibile. Senza dimenticare il boom dello smart working che, come ci ha spiegato il direttore della ricerca di Isfort Carlo Carminucci, rappresenta “la punta avanzata di un processo di innovazione organizzativa a sociale sul quale è opportuno investire massicciamente per gli indubbi impatti benefici: mobilità razionalizzata e meglio articolata, meno ore di punta e congestione, meno inquinamento, più sicurezza. Ma allo stesso tempo accompagnare la spinta di questi nuovi paradigmi significa spingere su innovazione, digitalizzazione e pianificazione con un’intensità molto maggiore di quella sperimentata negli ultimi anni”.

Mobilità alternativa
Perché lo smart working possa portare effetti positivi in termini di sostenibilità ambientale è necessario migliorare la conoscenza della domanda di mobilità © Daniel von Appen / Unsplash

Ad esempio per Marco Granelli, assessore alla mobilità e ai lavori pubblici del comune di Milano, il lavoro a distanza “è una soluzione che funziona solo se abbinata alla diversificazione degli orari di spostamento e dei mezzi utilizzati”. Nel capoluogo lombardo sono ben 3mila i cittadini che negli ultimi mesi hanno deciso di muoversi stabilmente su mezzi sostenibili, mentre dal prossimo mese la flotta dell’Atm si arricchirà di 100 nuovi autobus elettrici. In definitiva la triangolazione fra cittadini, mercato ed enti locali sembra funzionare sempre meglio, e sta traghettando la mobilità sostenibile verso una “nuova” normalità: quello che fino a qualche anno fa sembrava un sogno futuribile, si è trasformato in una realtà consolidata.

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