Una nuova mobilità può fermare le morti da inquinamento atmosferico

Smog, micropolveri e NOx sono tornati ai livelli pre-Covid. Il ministro dell’Ambiente Sergio Costa ci spiega cosa fare contro l’inquinamento atmosferico.

Bisogna ripartire da una mobilità sostenibile per l’ambiente e per i nostri polmoni. Lo ribadisce, ancora una volta,  l’Agenzia europea per l’ambiente nel suo ultimo report. Di inquinamento atmosferico ci si ammala e si muore e bisogna intervenire subito, con provvedimenti efficaci. L’Italia è uno dei Paesi che sta pagando il prezzo peggiore, in termini di vite umane, con oltre 76 mila morti l’anno. Perdite che si sommano a quelle causate dal coronavirus, finora oltre 36mila persone. Se è vero che il lockdown causato dalla pandemia da Covid-19 ha salvato 15 mila persone in 12 città nell’intero globo, resta innegabile come in Italia, con la ripresa delle attività e i trasporti, in breve tempo le emissioni di inquinanti come gli ossidi di azoto (NOx) e micropolveri (PM) siano risalite e tornate ai livelli pre-Covid.

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Sono bambini e adolescenti a patire di più gli effetti dell’inquinamento atmosferico © IngImage

Studio Life Prepair in pianura padana: inquinamento atmosferico tornato ai livelli pre-covid

Ecco i dati che provengono dall’ultimo aggiornamento dello studio europeo Life Prepair che si occupa della qualità dell’aria nel bacino padano. Secondo le rilevazioni delle agenzie per l’ambiente di Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trento, dopo il crollo delle emissioni di biossido di azoto (NO2) del 40 per cento durante il lockdown, grazie al fermo di auto e camion, le concentrazioni di inquinanti sono ormai risalite in tutta Italia. L’inquinamento atmosferico è tornato come prima, mentre gli obiettivi europei chiedono che la riduzione delle emissioni di NOx siano nell’ordine del 40 per cento. A causa di tutto ciò il nostro Paese è ancora gravato da due procedure d’infrazione sulla qualità dell’aria già dal 2015 e dal 2014, relative proprio al superamento dei livelli di biossido di azoto (NO2) e particolato (PM10).

Sergio Costa: “Lotta allo smog al centro dell’azione politica”

L’inquinamento implica costi per la salute pubblica e per l’economia dello Stato. Urgono, quindi, politiche in grado di contrastare e governare il problema. Ma cosa si sta facendo concretamente? Lo abbiamo chiesto a Sergio Costa, ministro dell’Ambiente che ha ricostruito per LifeGate i passi compiuti nell’ultimo anno. “Già l’anno scorso a Torino, una delle città al centro dell’emergenza smog, abbiamo firmato, alla presenza della Commissione europea, il Clean air dialogue, impegno per il quale sia il governo centrale che le regioni e i comuni, si impegnano a mettere la lotta per il miglioramento della qualità dell’aria al centro dell’azione politica”, spiega il ministro.

Serve un cambio di paradigma per incentivare la mobilità sostenibile

Da quel percorso sono scaturite, precisa Costa, le iniziative inserite nella legge di bilancio e nel decreto Clima. “Quel piano firmato a giugno 2019 comprende una serie di azioni che impattano non solo sul traffico veicolare ma, ad esempio, sul riscaldamento domestico”. Ma, come gli stessi dati del progetto Life Prepair riportano in luce, “la mobilità è uno dei fattori principali dove bisogna intervenire per essere davvero efficaci”. Per questo, conferma il ministro dell’Ambiente, “abbiamo puntato fortemente su un cambio di paradigma tecnologico per incentivare le auto elettriche e l’installazione di colonnine”. Con il decreto legge Agosto il governo ha stanziato 400 milioni per il settore auto e stando all’Ansa, la cifra potrebbe raddoppiare nella prossima manovra finanziaria.

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Il problema però resta il recepimento di azioni concrete da parte delle amministrazioni locali. La realizzazione e l’esecuzione dei piani dell’aria sono, infatti, a carico delle regioni, come tutto ciò che riguarda la gestione dell’ambiente che, come la sanità, è materia concorrente tra Stato e regioni. “Ho chiuso accordi stringenti con alcune di esse, come con la regione Lazio per l’area metropolitana di Roma, la Valle del Sacco, l’Umbria per Terni, la Toscana e la Sicilia per le città oggetto di infrazione europea, ed è in preparazione l’accordo con la Campania”.

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Il crollo e la risalita dell’inquinamento atmosferico in pianura padana durante e post lockdown. Fonte Life Prepair

Le azioni delle regioni più inquinate sono ancora troppo deboli

La situazione resta, invece, drammatica, nelle regioni della pianura padana che, seppure tra le aree più inquinate d’Italia e d’Europa, sono in ritardo nelle misure di contenimento ormai necessarie, a partire dal blocco dei veicoli inquinanti. Regione Piemonte lo scorso agosto aveva annunciato la sospensione di circolazione dei veicoli diesel Euro4, poi ritirata. I veicoli,  in ogni caso potranno circolare fino al 31 dicembre 2020.

Ma, afferma il ministro Costa “su tutto questo però è sopraggiunto il Covid 19 e il panorama è totalmente cambiato, perché abbiamo strumenti e fondi in più per poter agire. Gli studi in corso di verifica, che dimostrano un legame tra le aree a maggiore concentrazione di polveri sottili e di smog e la diffusione del contagio, sono seguiti con molta attenzione dalla struttura tecnica del ministero e, se possibile, ci danno ancora di più il senso di urgenza dell’azione politica”.

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Per ridurre la concentrazione di NOx e PM bisogna agire sul settore dei trasporti

Nel bacino padano, nelle stesse aree del Paese colpite dal coronavirus, Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna dovrebbero avere più coraggio. Ricercatori e tecnici ambientali del progetto Life Prepair, lo hanno messo nero su bianco. Almeno per ridurre la concentrazione di NOx bisogna “agire sul settore dei trasporti attraverso la  diminuzione consistente dei flussi di traffico e la promozione di modalità di spostamento più sostenibili come mobilità ciclistica, elettrica e micro-mobilità” affermano gli esperti.

“Se da una parte le azioni previste dall’accordo firmato a Torino hanno bisogno di una revisione, dall’altra con il recovery fund abbiamo davanti un’occasione unica e irripetibile: intervenire con risorse massicce per cambiare il parco auto e mezzi pubblici, ad esempio, migliorare l’efficientamento energetico degli edifici, con l’ecobonus al 110 per cento, fare i piani per il verde urbano per rendere le città resilienti verso l‘inquinamento”, sottolinea il ministro Costa. “Proprio nelle scorse settimane è andato a dama il decreto attuativo per la riforestazione urbana, previsto dalla Legge clima, e ora è al vaglio della Conferenza unificata delle regioni”.

Auto: la propulsione ibrida è la soluzione più pragmatica nella transizione

Ora, in attesa che le regioni adottino misure più incisive per migliorare la qualità dell’aria, la palla torna ai cittadini in un momento di fortissima recessione. Fattore che incide anche sulle scelte delle case automobilistiche, che devono adeguarsi celermente alle mutate esigenze economiche, ambientali e sociali. C’è chi lo ha fatto prima di altri, come il Gruppo Toyota, tra i primi costruttori ad assumere un impegno per la tutela ambientale e la mobilità sostenibile, che nello stato di emergenza attuale ribadisce come le auto con propulsione ibrida (che uniscono motore elettrico e a benzina) siano la soluzione più immediata ed economicamente accessibile per fronteggiare l’inquinamento atmosferico.

“Certamente la direzione è quella della progressiva elettrificazione dei sistemi di propulsione e della continua evoluzione della tecnologia Full Hybrid Electric, che rimane la scelta più pragmatica, immediatamente disponibile ed economicamente accessibile, con vantaggi tangibili e senza compromessi in termini di prestazioni. Elementi che ci hanno portato oggi ad avere oltre 15 milioni di veicoli ibridi nel mondo, e oltre 300mila in Italia”, ha dichiarato a LifeGate Andrea Saccone, Responsabile relazioni esterne di Toyota Motor Italia.

Full Hybrid Electric: emissioni di NOx inferiori del 90 per cento ai limiti di legge

Come è emerso anche dai vari studi scientifici sull’efficienza energetica in collaborazione con l’Enea, la tecnologia Full Hybrid è in grado garantire bassissimi livelli di emissioni di CO2 e di NOx. Questi ultimi risultano inferiori di oltre il 90 per cento rispetto ai limiti omologativi di legge. Dati che permettono che almeno il 50 per cento di percorrenza con questo tipo di auto avvenga a emissioni zero. Guardando al futuro, parzialmente arrestato dalla pandemia, oltre la nuova Yaris in versione ibrida, la casa giapponese ha annunciato l’immissione nel mercato di diversi modelli di auto totalmente elettriche. Nel frattempo, ha lanciato nuove agevolazioni per i cittadini che vogliono fare una scelta di mobilità sostenibile per combattere l’inquinamento atmosferico acquistando gli automezzi ibridi. E nei progetti in corso, così come l’International energy agency (Iea) sta sollecitando da tempo, punta anche sulla propulsione a idrogeno per “spingere oltre la produzione di energie rinnovabili e quindi la decarbonizzazione delle fonti di energia”.

Entro novembre il bonus mobilità individuale, parola del ministro dell’Ambiente

Una cosa è certa: bisogna cambiare mobilità e ogni nostro spostamento deve essere con il minor impatto ambientale possibile. Conclude il ministro Costa: “È necessario cambiare le abitudini del nostro quotidiano: lasciare l’auto a casa, spostarsi con i mezzi pubblici o con la mobilità attiva, quindi usare la bicicletta per i tragitti in città. In questo senso interviene il bonus mobilità del ministero dell’Ambiente, che ha stanziato 210 milioni di euro insieme al Parlamento, che ringrazio. A novembre sarà operativo e sarà possibile richiedere il rimborso per chi avesse già acquistato il mezzo di mobilità individuale, o un voucher per potersi recare in negozio ad acquistarlo ricevendo uno sconto del 60 per cento del prezzo fino a un massimo di 500 euro”.

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Pubblicato da Sergio Costa su Mercoledì 2 settembre 2020

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