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Se in tempo di crisi bisogna risparmiare e tagliare sulle spese inutili, evitare di ricevere multe servirebbe a tenere da parte i propri soldi per utilizzarli in maniera più costruttiva. Ecco perché la multa salata ricevuta dal nostro Paese, decisa dal tribunale di Lussemburgo, ha un sapore così amaro: la Corte di giustizia europea
Se in tempo di crisi bisogna risparmiare e tagliare sulle spese inutili, evitare di ricevere multe servirebbe a tenere da parte i propri soldi per utilizzarli in maniera più costruttiva.
Ecco perché la multa salata ricevuta dal nostro Paese, decisa dal tribunale di Lussemburgo, ha un sapore così amaro: la Corte di giustizia europea ci impone di pagare la cifra forfettaria di 40 milioni di euro per il mancato adeguamento alla direttiva sulle discariche abusive piu’ una penalita’ di 42,8 milioni per ogni semestre di ritardo nell’attuazione delle misure necessarie.
La motivazione della sentenza è la violazione persistente del diritto dell’Unione dopo una procedura di infrazione avviata nel 2003. Questa sentenza segue quella precedente del 2007, in cui il nostro Paese era già stato riconosciuto, dalla stessa Corte, colpevole di non esercitare il proprio controllo e di non attuare misure adeguate sulle centinaia di discariche presenti in tutta la penisola: secondo il tribunale, 198 di esse non sono ancora conformi alla direttiva rifiuti e 14 non sono conformi neppure alla direttiva rifiuti pericolosi.
Le procedure di infrazione vengono aperte dalla Commissione per segnalare una violazione o un mancato recepimento di una direttiva comunitaria da parte di uno Stato membro. Se lo Stato in questione non mette in atto nessuna misura per adeguarsi alle direttive nei tempi previsti o non fornisce chiarimenti in questa fase pre-contenziosa, scatta il ricorso per inadempimento alla Corte di giustizia dell’Unione europea, la quale emette una sentenza che può comportare o una nuova procedura di infrazione, o il pagamento di una cifra forfettaria o di una penalità.
Attualmente le procedure di infrazione aperte contro l’Italia per questioni ambientali sono 16 su 94 totali: il 27 novembre scorso la Commissione ha annunciato la chiusura di 9 infrazioni ai danni del nostro Paese e l’apertura di una nuova.
Si va dal mancato controllo delle discariche abusive, alla cattiva applicazione della direttiva sulle acque reflue, dall’emergenza rifiuti in Campania, al non corretto recepimento della direttiva sulla valutazione di impatto ambientale, dall’Ilva alla commercializzazione dei sacchetti di plastica, dalla cattiva applicazione delle normative sulla qualità dell’aria e sui livelli consentiti di PM10, alla violazione della normativa sui richiami vivi, dal non corretto recepimento della direttiva sugli imballaggi alla cattiva gestione del rumore ambientale.
L’elenco dettagliato delle 94 infrazioni aperte contro l’Italia, per cui il nostro Paese dovrà versare i soldi dei contribuenti alle casse europee, è scaricabile a questo link.
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