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Nel paese in cui il benessere non si misura con il Pil, cioè il prodotto interno lordo, bensì con la Fil, ossia la felicità interna lorda, nasce l’idea di costruire il primo Villaggio della felicità, la cui prima pietra sarà posata tra poche settimane in un’area di 46 acri nel Bhutan centrale. Si tratterà
Nel paese in cui il benessere non si misura con il Pil, cioè il prodotto interno lordo, bensì con la Fil, ossia la felicità interna lorda, nasce l’idea di costruire il primo Villaggio della felicità, la cui prima pietra sarà posata tra poche settimane in un’area di 46 acri nel Bhutan centrale.
Si tratterà di un complesso di edifici dall’aspetto tradizionale, ma costruiti utilizzando tutte le tecnologie necessarie per garantire efficienza energetica e sostenibilità ambientale. Il progetto è stato ideato dal Centro Gnh (Gross national happiness), una ong che si occupa di studiare e realizzare iniziative per proteggere e sostenere la Fil, con l’aiuto di architetti locali ed internazionali.
L’obiettivo è quello di dare la possibilità ai giovani, che sempre più migrano verso la capitale in cerca di lavoro e di uno stile di vita più moderno, creando un distacco tra spiritualità e vita quotidiana, di coniugare passato e presente senza dover migrare verso Thimpu, mantenendo vivo il proprio legame con i dettami buddhisti.
Tho Ha Vinh, il direttore del Gnh, è infatti preoccupato che la crescente influenza del modello consumistico occidentale, che così bene ha attecchito in Cina e in India, possa intaccare anche lo stile di vita che rende il Bhutan unico in tutto il mondo per la sua particolarissima attenzione alla felicità e alla realizzazione interiore degli abitanti.
Per Tho, il paese dovrebbe essere usato dagli altri Stati come piccolo laboratorio in cui sviluppare le basi di un’economia più etica e sostenibile, una medicina che studi meglio gli effetti e le proprietà delle erbe, una agricoltura biologica più efficace.
Per il direttore del Gnh, l’esperimento che partirà a breve rispecchia l’insegnamento buddhista della via di mezzo, perché consentirà agli abitanti di non vivere di solo ascetismo, ma nemmeno nel consumismo sfrenato e permetterà loro di sanare quelle che lui stesso ha definito tre fratture: con la natura, con gli altri e con se stessi.
Nel villaggio, le persone potranno accedere a una formazione alternativa che non si basa su diplomi, ma su abilità di vita, competenze emotive, abilità sociali. In questo modo, il progetto cerca di aiutare le persone a diventare esseri umani buoni e a sviluppare la creatività e le attitudini necessarie per scoprire che cosa vogliono veramente fare nella vita, che secondo Tho è la chiave del vero successo.
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