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Nella giornata dedicata alla biodiversità, la Commissione europea rivela qual è lo stato di salute della natura.
Alcune delle azioni di conservazione stanno funzionando, metà degli uccelli selvatici gode di uno stato sicuro, mentre per alcuni habitat e specie la situazione è migliorata. Preoccupante invece lo stato di salute di dune, zone umide e praterie. Mentre più della metà delle specie protette dalla Direttiva Habitat godono di uno stato definito “sfavorevole”.
Una vittoria a metà, quella che rivela il nuovo rapporto sullo “Stato della natura nell’Ue”, adottato in questi giorni dalla Commissione europea. “Questa relazione è significativa e tempestiva. Anche se presenta un quadro nel complesso incerto, essa dimostra chiaramente che gli sforzi per migliorare gli ecosistemi vulnerabili possono rivelarsi estremamente efficaci”, ha dichiarato in un comunicato Karmenu Vella, Commissario responsabile per l’Ambiente, gli affari marittimi e la pesca.
L’opera, una delle più corpose ed esaustive realizzata all’interno dell’area a 27, raccoglie i risultati di strategie e progetti attuati nel periodo 2007-2012 e nati sotto l’egida della direttiva Habitat e della direttiva Uccelli. È inoltre coadiuvata da una relazione tecnica dettagliata redatta dall’Agenzia europea dell’ambiente (Aea), che comprende anche i dati propri di ciascun Paese.
Per quanto riguarda gli uccelli selvatici, il 52 per cento gode di uno stato sicuro, mentre il 17 per cento risulta ancora minacciato. Preoccupa quel 15 per cento definito “quasi a rischio”, “in declino” o “depauperato”, come ad esempio l’allodola (Alauda arvensis) e la pittima reale (Limosa limosa). Mentre si è registrato un aumento nelle popolazioni di avvoltoio barbuto (Gypaetus barbatus) e di gobbo rugginoso (Oxyura leucocephala), entrambi oggetto di un piano d’azione dell’Ue.
Sembrano essere invece gli habitat a soffrire maggiormente, in quanto solo il 16 per cento delle valutazioni è favorevole. Per il 47 per cento delle valutazioni lo stato risulta “sfavorevole-inadeguato”, mentre per il 30 per cento “sfavorevole-scadente”. Le cause, come riportato dal Wwf sono da ricondursi all’agricoltura intensiva, alle infrastrutture energetiche e di trasporto dannose, o le condizioni spesso drammatiche in cui versano fiumi, zone umide e laghi.
“Ci aspettiamo che questo contributo scientifico sia considerato adeguatamente nell’ambito della valutazione in corso delle Direttive europee sulla Natura per dimostrare, grazie ad esempi concreti che provengono da vari Paesi, che quando la natura è effettivamente protetta può fornire ricadute positive di conservazione e sviluppo per le persone”, ha dichiarato Tony Long, direttore dell’European Policy Office – Epo del Wwf.
“La relazione sottolinea inoltre l’importanza delle sfide che restano da affrontare. Dobbiamo fare di più per rispondere a queste sfide, dato che la salute della nostra natura è legata alla salute dei cittadini europei e alla nostra economia”, conclude Vella.
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