Cop28

Papa Francesco: la crisi climatica è colpa dell’uomo, ma non agiamo per risolverla

In un’esortazione apostolica dedicata alla crisi climatica, a otto anni dall’enciclica Laudato si’, papa Francesco lancia un accorato appello al mondo.

“Con il passare del tempo, mi rendo conto che non reagiamo abbastanza, poiché il mondo che ci accoglie si sta sgretolando e forse si sta avvicinando a un punto di rottura”. E “non c’è dubbio che l’impatto dei cambiamenti climatici danneggerà sempre più la vita di molte persone e famiglie”. La lotta alla crisi climatica è per questo “una delle principali sfide che la società e la comunità globale devono affrontare”. È stata pubblicata oggi, mercoledì 4 ottobre, un’esortazione apostolica di papa Francesco, nella quale si chiede al mondo di ammettere la realtà: l’azione climatica è insufficiente e ciò mette in pericolo il benessere delle future generazioni.

Non ci sono dubbi sull’origine antropica dei cambiamenti climatici

Le parole del pontefice sono estremamente chiare. Non soltanto nel denunciare cosa sta accadendo, ma anche nel sgomberare i dubbi da ogni tipo di negazionismo sulle cause del riscaldamento globale, del quale secondo Bergoglio è indubitabile l’origine antropica. Il mondo si scalda, dunque, perché gli esseri umani continuano imperterriti a bruciare carbone, petrolio e gas, nonché a produrre in modo insostenibile dal punto di vista ambientale e climatico.

La temperatura media globale, aggiunge Bergoglio, «è aumentata a una velocità inedita, senza precedenti negli ultimi duemila anni. In questo periodo la tendenza è stata di un riscaldamento di 0,15 gradi centigradi per decennio, il doppio rispetto agli ultimi 150 anni… A questo ritmo, solo tra dieci anni raggiungeremo il limite massimo globale auspicabile di 1,5 gradi centigradi”. Con conseguente acidificazione dei mari e fusione dei ghiacci polari. La coincidenza fra questi eventi e la crescita di emissioni di gas serra “non può essere nascosta. La stragrande maggioranza degli studiosi del clima sostiene questa correlazione e solo una minima percentuale di essi tenta di negare tale evidenza”. Purtroppo, osserva amaramente il pontefice, “la crisi climatica non è propriamente una questione che interessi alle grandi potenze economiche, che si preoccupano di ottenere il massimo profitto al minor costo e nel minor tempo possibile”

Sinodo per l'Amazzonia
Papa Francesco fa parte delle personalità che hanno deciso di partecipare all’iniziativa Profiles of Paris, per sostenere l’Accordo di Parigi © Franco Origlia/Getty Images

“Laudate Deum” di papa Francesco è un testo al contempo pedagogico e di denuncia

Già nel novembre del 2021, in occasione della ventiseiesima Conferenza mondiale sul clima delle Nazioni Unite, il papa aveva ipotizzato di recarsi a Glasgow, dove si teneva la Cop26. Tuttavia, il sostanziale fallimento annunciato dei negoziati tra i governi di tutto il mondo lo aveva convinto a rimanere in Vaticano. A due anni di distanza, le preoccupazioni di Francesco sono identiche.

L’esortazione “Laudate Deum” ne è la conferma. Interamente dedicata alla crisi climatica, segue di fatto l’enciclica “Lardato si’” del 2015. Ma in questo caso ad emergere molto più chiaramente è un sentimento di angoscia. Quello del papa è un testo pedagogico, nel quale si riallacciano i fili che legano il nostro modello di sviluppo, le disuguaglianze e la povertà che esso genera, alla stessa questione climatica.

Le responsabilità dei ricchi nella crisi climatica

“Nel tentativo di semplificare la realtà – scrive Francesco – non mancano coloro che incolpano i poveri di avere troppi figli e cercano di risolvere il problema mutilando le donne dei paesi meno sviluppati. Come al solito, sembrerebbe che la colpa sia dei poveri. Ma la realtà è che una bassa percentuale più ricca della popolazione mondiale inquina di più rispetto al 50% di quella più povera e che le emissioni pro capite dei paesi più ricchi sono di molto superiori a quelle dei più poveri”.

Capire la crisi climatica
Capire la crisi climatica è fondamentale per acquisire consapevolezza © Stefano Guidi/Getty Images

È in questo senso che, secondo il papa, è necessario più che mai un cambiamento culturale, che porti all’emergere di nuove abitudini da parte delle persone. Anche se per ottenere risultati concreti ciò non potrà bastare: occorreranno grandi decisioni politiche nazionali e internazionali. Per questo è essenziale il ruolo di chi si batte per convincere i governi ad agire.  Il papa non nasconde in questo senso la propria vicinanza ai gruppi di attivisti che “riempiono un vuoto nella società, che dovrebbe esercitare nel suo insieme una sana pressione”.

Lottare per il clima è anche tutelare il lavoro di milioni di persone

Le soluzioni? Semplice: superare il modello basato sullo sfruttamento di carbone, petrolio e gas. Papa Francesco sottolinea come sia falsa l’argomentazione secondo la quale gli sforzi per mitigare i cambiamenti climatici riducendo l’uso di combustibili fossili “porteranno a una riduzione dei posti di lavoro”. Ciò che sta accadendo, in realtà “è che milioni di persone perdono il proprio impiego a causa delle varie conseguenze del riscaldamento globale: l’innalzamento del livello dei mari, le ondate di siccità e molti altri fenomeni che colpiscono il Pianeta hanno lasciato parecchia gente alla deriva”. Mentre “la transizione verso forme di energia rinnovabile, ben gestita” è in grado “di generare innumerevoli posti di lavoro in diversi settori. Per questo è necessario che i politici e gli imprenditori se ne occupino subito”.

La speranza è che la voce del papa sia ascoltata, non soltanto dal mondo cattolico ma da tutti gli attori che possono davvero attuare il cambiamento. A cominciare dall’appuntamento cruciale di Dubai, dove a cavallo tra novembre e dicembre si terrà la Cop28, già al centro delle polemiche per la decisione di affidarne la presidenza all’amministratore delegato di una compagnia petrolifera.

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