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Il progetto Translagorai prevede di realizzare nuove infrastrutture turistiche, mettendo a rischio un inestimabile patrimonio naturale e culturale.
Sul Lagorai, catena montuosa aspra e selvaggia del Trentino orientale, è possibile camminare per giorni senza incontrare anima viva e il silenzio è rotto solo dai fischi delle marmotte che abitano numerose le praterie d’alta quota. Eppure questo paradiso, una delle ultime zone di wilderness rimaste ancora intatte in una regione segnata dalle cicatrici lasciate dal turismo di massa, rischia di essere rovinato per sempre.
Questo luogo magico, vestigia del Trentino che fu, Zona di conservazione speciale dell’Unione europea che comprende 35 habitat tutelati da direttive europee, potrebbe infatti essere profanato proprio per perpetuare quel modello di turismo insostenibile che ha concupito, masticato e sputato numerose comunità montane italiane. Il progetto Translagorai, presentato lo scorso settembre dalla provincia di Trento con il sostegno della Magnifica Comunità di Fiemme, dei comuni della zona e della Sat, la Società degli alpinisti tridentini, sembrava nato con il meritevole obiettivo di valorizzare la traversata a piedi della TransLagorai, trekking impegnativo di circa 85 chilometri che richiede almeno cinque giorni di cammino. Il progetto minaccia invece di intaccare l’autenticità del Lagorai con la creazione di ristoranti e infrastrutture turistiche.
Per il progetto saranno investiti circa tre milioni e 600mila euro, dei quali oltre tre milioni saranno destinati alle ristrutturazioni. Il progetto prevede di trasformare le antiche malghe che da decenni offrono riparo ai viandanti, come Malga Lagorai, Malga Valsolero e Malga Cadinello, in ristoranti da decine di posti, in grado sì di incrementare il flusso turistico, ma al tempo stesso di danneggiare un ecosistema delicato e le persone che lo abitano. “Significherebbe distruggere per sempre la magia di un luogo unico, rimasto intatto nei secoli”, ha scritto il fotografo Alessandro Ghezzer in una lettera aperta pubblicata sul Corriere del Trentino.
Gli interventi che si intendono realizzare per l’attuazione del progetto, “riguardano la ristrutturazione di alcune strutture esistenti – si legge nel comunicato stampa diffuso dalla regione – la sistemazione della sentieristica, la verifica del funzionamento del sistema delle telecomunicazioni e la realizzazione di idonee campagne di comunicazione per far conoscere l’itinerario”. Non viene tuttavia fatta menzione all’inevitabile impatto ambientale che avranno le opere previste, i lavori di ristrutturazione, la trasformazione in strade di vecchi sentieri, la creazione di nuovi impianti, il lavorio e lo spostamento di mezzi pesanti in alta quota, alle quali vanno sommate la gestione dei rifiuti e degli scarichi fognari che cresceranno notevolmente e il rischio dell’apertura di nuove strade che consentano di raggiungere i ristoranti e la creazione di parcheggi.
Fin dalla presentazione del progetto è nato un movimento che si è opposto con fermezza a questa nuova ondata di antropizzazione del territorio. Il gruppo Facebook Giù le mani dal Lagorai! conta quasi 19mila iscritti, a testimonianza di come la questione sia molto sentita dagli abitanti del luogo che temono l’omologazione del Lagorai con le altre montagne trentine, con il depauperamento culturale che ne conseguirebbe. Nella schiera degli oppositori ci sono anche numerose associazioni sia locali, come la Libera associazione malghesi e pastori del Lagorai, che nazionali, come Italia Nostra, Mountain Wilderness, Wwf, Lipu e Lac.
In seguito a un’approfondita valutazione del progetto e, probabilmente, alle polemiche ad esso legate, la Sat ha deciso di revocare il proprio assenso ad alcune opere, come la trasformazione di Malga Lagorai in ristorante. “Abbiamo scoperto che fra l’ipotesi di progetto e il protocollo di intesa i termini erano diversi – ha affermato Anna Facchini, presidente della Sat, lasciando intendere che la provincia avrebbe modificato il testo del protocollo di intesa che regola il progetto di riqualificazione. – Che sia stato una cosa intenzionale o uno sbaglio non lo so. Ma noi non ci stiamo”. Il futuro del progetto e della catena del Lagorai sono ora nelle mani della Magnifica Comunità di Fiemme e di Maurizio Fugatti, nuovo presidente della provincia autonoma di Trento. La speranza è che il Lagorai possa rimanere integro, selvaggio e “inospitale”, rifugio per coloro che cercano la libertà e il silenzio delle terre alte, un luogo non a misura d’uomo, al riparo dall’ossessione della nostra specie di riempire gli spazi vuoti, e non un punto di ristoro per chi frequenta i vicini comprensori sciistici.
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