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Friends of the Earth ha calcolato l’impronta di alcuni oggetti di uso comune, come lo smartphone. Ecco il risultato…
È diventato il nostro inseparabile compagno di vita, senza di lui non possiamo iniziare la giornata, non possiamo uscire, lavorare e a volte nemmeno guardare la TV: è lo smartphone, croce e delizia dei nostri tempi.
E inquina. O meglio, “ruba” suolo e risorse idriche. Lo afferma il rapporto “Mind your step” della associazione ambientalista presente in 74 paesi del mondo Friends of the Earth (in Italia è nota come Amici della Terra), che ha calcolato l’impronta ecologica di alcuni prodotti di uso quotidiano, tra cui appunto l’amato smartphone che è ormai globalmente sempre più diffuso.
Secondo lo studio, che ha preso in considerazione anche la richiesta di materiali rari necessari per le batterie e i caricabatterie, i led, i circuiti, per produrre un solo smartphone verrebbero consumati 18 mq di suolo e circa 12,8 metri cubi d’acqua.
Il mercato globale dei materiali rari (in inglese Ree, Rare earth elements) sarebbe dominato dalla Cina, dove l’impatto ambientale per la loro estrazione è elevatissimo, con la produzione di rifiuti che includono arsenico, bario, cadmio, piombo, solfati e fluoruri.
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A questo proposito, Friends of the Earth aveva prodotto un altro studio, più specifico sull’utilizzo dei minerali e in particolare dello stagno per la produzione dei telefonini, suggerendo anche alcune possibili soluzioni per diminuirne l’impatto, come ridurre la presenza di accessori nelle confezioni (visto che il 70 per cento dei 30 milioni di acquirenti annuali possiede già il caricabatterie adatto per il nuovo telefono che va ad acquistare), incrementare il riciclo o creare app per incentivare atteggiamenti sostenibili.
Tornando all’ultimo report, non va meglio ad altri oggetti, come gli stivali di pelle (che richiedono l’utilizzo di 50 mq di suolo e 14,5 metri cubi d’acqua) o le T-shirt (4,2 mq di suolo e 3,9 metri cubi d’acqua).
La ricerca si è basata su dati Trucost e ha l’obiettivo di ricordare ai consumatori e alle aziende che è importante non solo considerare quanta CO2 comporti la realizzazione di un prodotto di larga diffusione, ma anche quale sia il consumo di risorse fondamentali come l’acqua o il suolo.
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