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Il ministro dell’Ambiente Sergio Costa lancia la sfida alle istituzioni: liberiamoci dalla plastica. E punta ad aumentare la centralità del suo dicastero.
Uscire dall’angolo e riprendere il centro della scena. Ha utilizzato una metafora pugilistica Sergio Costa, nuovo ministro dell’Ambiente, per descrivere la sua volontà di trasformare un dicastero considerato “minore” in uno degli snodi fondamentali dell’azione di governo. Un obiettivo tutt’altro che facile da raggiungere, dal quale dipenderà la capacità di incidere sui principali fronti aperti – dall’Ilva alla depurazione delle acque, fino alla tutela del territorio e la governance dei parchi – che attendono l’Alto ufficiale del Corpo forestale dello Stato.
Leggi anche: Chi è Sergio Costa e quali sfide attendono il nuovo ministro dell’Ambiente del governo Conte
Costa è stato scelto dalla maggioranza parlamentare dopo i successi nella lotta alle ecomafie, e lui è fermamente deciso a esportare alcuni elementi del modello Campania nel resto d’Italia, pur passando “dalla denuncia dei problemi alla ricerca di soluzioni”. Questo perché l’ambiente “è economia, sviluppo produttivo, lavoro e sarà trainante delle politiche governative” e per fargli conquistare lo spazio che merita, è necessario alimentare un dibattito costante con movimenti, associazioni e semplici cittadini: “Inauguriamo un percorso nel quale condividiamo obiettivi e finalità”.
E allora, in un momento in cui la lotta alla plastica è diventata centrale nel dibattito pubblico e nelle politiche adottate da Bruxelles, perché non iniziare proprio dal ministero? Le istituzioni, d’altronde, devono dare il buon esempio e allora il prossimo 4 ottobre (il giorno di San Francesco, patrono d’Italia) il ministero dell’Ambiente sarà “plastic free”, libero dalla plastica.
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La sfida è già stata lanciata al presidente della Camera dei deputati, Roberto Fico, e al titolare dello Sviluppo economico e del Lavoro, Luigi Di Maio: “Fatevi portavoce voi, caro Roberto e caro Luigi, di sfidare simpaticamente gli altri ministeri a liberarvi e a liberarci dalla plastica. Assumete anche voi questo impegno come l’ho assunto io, facciamolo insieme e partiamo tutti il più presto possibile”. E mentre il primo accettava la sfida di liberare anche Montecitorio (sede della Camera) dalla plastica, Costa ha subito allargato l’appello “alle altre istituzioni, di qualsiasi livello governativo, regioni, città metropolitane, comuni”, insomma a tutti gli enti pubblici.
D’ora in avanti ogni campagna del ministero sarà caratterizzata dall’hashtag #IoSonoAmbiente, proprio per richiamare al senso di responsabilità individuale; ognuno, insomma, è chiamato a fare la propria parte e si potrà iniziare proprio twittando l’impegno per liberarsi dalla plastica “come dimostrazione di partecipazione”, perché “insieme ce la facciamo tutti”.
Oggi è una giornata importante. Lanciamo PLASTIC FREE CHALLENGE. Raccontami la tua battaglia mettendo #PFC all’interno del tuo Tweet. Sfido, simpaticamente, @luigidimaio e @Roberto_Fico a rendere il Ministero e la Camera Plastic Free. #IoSonoAmbiente sarà il Cambiamento. pic.twitter.com/Xpinv4Ad3N
— Sergio Costa (@SergioCosta_min) 12 giugno 2018
È necessario un deciso cambio di passo a più livelli – dal governo fino ai singoli cittadini – per far sì che l’Italia colga appieno le potenzialità di crescita sociali, ambientali ed economiche collegate alla messa in sicurezza del territorio, alla protezione del mare, a una virtuosa gestione dei rifiuti e allo sviluppo dell’economia circolare.
D’altronde vanno proprio in questa direzione le richieste avanzate al neo ministro dalle 23 associazioni promotrici dell’agenda ambientale 2018, un documento che – in 50 proposte divise in 18 filoni tematici – traccia la strada per quella che potrebbe essere l’Italia del futuro: dar vita ad un piano nazionale per la mobilità, ridurre il consumo di suolo, tutelare la biodiversità, favorire la riduzione della CO2. Che in fondo sono molti degli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite da raggiungere entro il 2030, sottoscritti dall’Italia nel settembre del 2015 insieme ad altri 192 paesi.
Per far questo, però, la questione ambientale deve essere messa al centro dell’azione governativa. L’esecutivo guidato dal primo ministro Giuseppe Conte sarà il primo della storia repubblicana a dare un peso diverso al ministero di via Cristoforo Colombo? Costa ne è convinto: le prime mosse di Palazzo Chigi già forniranno una risposta chiara.
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