Il ministro dell’Ambiente Sergio Costa. Salvare il mare dalla plastica diventerà legge

Abbiamo incontrato il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, che ci ha svelato qual è la sua prossima mossa nella lotta all’inquinamento causato dalla plastica. È convinto che servano progetti come PlasticLess per salvare il Pianeta.

Con la collaborazione di Chiara Boracchi

Alla fiera sull’economia circolare, che mostra al pubblico le aziende e le startup che concretamente stanno lavorando per portare la sostenibilità sia nella filiera produttiva che nelle nostre case, Sergio Costa non poteva mancare. Abbiamo incontrato il ministro dell’Ambiente mentre si recava personalmente alla scoperta di queste realtà, aggirandosi fra gli stand di Ecomondo e dimostrando il suo interesse nei confronti delle innovazioni presentate alla Fiera di Rimini.
Ascolta “Così l’Italia vuole liberarsi dalla plastica. Intervista a Sergio Costa ministro dell’Ambiente” su Spreaker.È evidente che Costa non si limiti a ricoprire un ruolo istituzionale, ma desideri anche a livello personale un’Italia più verde, più sana e più sicura, in grado di resistere agli effetti dei cambiamenti climatici e di lottare per mitigarli; che resti a galla durante le alluvioni, ritrovi l’ossigeno rubato dalla Terra dei fuochi e si liberi del peso dei rifiuti. Sono proprio queste le priorità del ministro, a partire dalla riduzione del consumo di materie plastiche. L’Italia, infatti, è il settimo paese europeo in termini di generazione di rifiuti in plastica pro capite: ogni cittadino ne produce 35,05 chili all’anno, valore sopra la media europea di 31,33.

Lei tiene molto alla campagna Plastic free. Che cosa prevede?
La mossa innovativa dal punto di vista anche simbolico è che dal 4 ottobre il ministero dell’Ambiente è diventato totalmente plastic free – parliamo di usa e getta, ovviamente. Stiamo raccogliendo la disponibilità ad essere plastic free di tutta una serie di soggetti istituzionali e di cittadini, e questo è un altro aspetto importante. Il passaggio ancora successivo è il seguente: a gennaio verrà incardinata in Parlamento – in Consiglio dei ministri l’ho già fatta incardinare – la legge Salva mare, cioè la legge per salvare il mare dalle plastiche, quindi per un mare plastic free. Ed è la prima volta che si anticipa una direttiva europea o almeno la si prova ad anticipare portandola in Parlamento; poi sarà il Parlamento sovrano a decidere se approvarla o meno, ma sono persuaso che ci sia una grande disponibilità a far passare questa legge.

Cosa ne pensa dei progetti come LifeGate PlasticLess per il recupero della plastica dal mare?
Non ne posso che pensar bene. Non è un’affermazione retorica, la mia. Non ne posso che pensar bene perché chiaramente significa che tutti contribuiamo, tutti vogliamo partecipare: allora non è più lo Stato, un ministro, il governo che lo vuole fare, ma si misura in questo modo il senso della partecipazione ad un’iniziativa che serve a salvare il Pianeta, parliamoci chiaro.

La plastica e gli altri rifiuti devono avere una seconda vita

Costa ha partecipato agli Stati generali della green economy, uno degli appuntamenti più importanti all’interno di Ecomondo in cui si discute delle opportunità che la tutela del territorio offre a livello economico, tra cui 3,3 milioni di nuovi posti di lavoro. Ha spiegato che il ministero dell’Ambiente punterà non solo sulla raccolta differenziata, che gli italiani effettuano in modo virtuoso, ma anche sul riciclo, basandosi sul presupposto che sia inutile differenziare correttamente se poi i rifiuti non vengono avviati alla rigenerazione. Per questo bisogna investire sul progetto End of waste che “dia la chance a quelli che noi consideriamo impropriamente rifiuti di diventare materie prime per una nuova attività imprenditoriale”.

Il commento di Costa sull’attualità: come ridurre il rischio idrogeologico

Infine, Costa non si è lasciato sfuggire l’occasione di commentare l’attualità. Riguardo ai danni e alle vittime che il forte maltempo ha provocato in Italia tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre, ha assicurato che i fondi per la riduzione del rischio idrogeologico ci sono: si parla di circa 6,5 miliardi di euro (cifra resa nota l’otto novembre, ndr). Il ministero fa appello agli enti locali – regioni, province e comuni – affinché presentino dei progetti concreti nei quali investire e li affiancherà nella gestione dei finanziamenti.

Ha aggiunto che è indispensabile contrastare l’abusivismo senza più sconti, per questo ha creato un gruppo di lavoro costituito da magistrati e forze dell’ordine per studiare una norma che consenta l’abbattimento degli edifici abusivi in tempi rapidi. Sembra proprio che il ministro non avrà esitazioni nel portare avanti valori in cui crede davvero, e che non si fermerà finché avrà ottenuto la possibilità di garantirci un futuro.

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