Il crollo di una miniera in Congo ha causato oltre 200 morti. La strage ha acceso i riflettori sullo sfruttamento di manodopera nel paese.
Il leader dell’opposizione Juan Guaidó ha lasciato una base militare accompagnato da alcuni soldati, inneggiando alla “rivolta finale”.
Il leader dell’opposizione in Venezuela, Juan Guaidó, ha annunciato alla metà giornata di martedì 30 aprile l’avvio della “rivolta finale” contro il presidente Nicolas Maduro. Le autorità del Venezuela hanno denunciato al contempo “un tentativo di colpo di stato”.
Informamos al pueblo de Venezuela que en estos momentos estamos enfrentando y desactivando a un reducido grupo de efectivos militares traidores que se posicionaron en el Distribuidor Altamira para promover un Golpe de Estado contra la Constitución y la paz de la República… 1/2
— Jorge Rodríguez (@jorgerpsuv) 30 aprile 2019
“Informiamo il popolo del Venezuela che in questo momento stiamo affrontando e neutralizzando un piccolo gruppo di traditori dell’esercito che ha preso posizione all’altezza dello svincolo autostradale di Altamira al fine di ordire un golpe”, ha scritto su Twitter il ministro della Comunicazione, Jorge Rodriguez.
Poco prima, Guaidó – che è stato riconosciuto presidente da una cinquantina di nazioni (tra le quali gli Stati Uniti) – ha annunciato in un video di poter contare nella sua iniziativa su dei “soldati coraggiosi”, partiti dalla base militare de La Carlota, a Caracas. Un altro membro dell’opposizione, Leopoldo Lopez, ha quindi dichiarato di essere stato liberato dal carcere da alcuni militari. I due hanno lasciato quindi la base aerea.
¡Nervios de Acero! He conversado con los Comandantes de todas las REDI y ZODI del País, quienes me han manifestado su total lealtad al Pueblo, a la Constitución y a la Patria. Llamo a la máxima movilización popular para asegurar la victoria de la Paz. ¡Venceremos!
— Nicolás Maduro (@NicolasMaduro) 30 aprile 2019
Nel frattempo, Maduro ha affermato di aver “parlato con i comandanti di tutte le zone del paese, che hanno confermato la loro lealtà totale al popolo, alla Costituzione e alla patria. Mi affido alla più grande mobilitazione popolare al fine di assicurare la vittoria della pace”. Concludendo il proprio messaggio con un “vinceremo!”.
Allo stato attuale, non è possibile sapere quanti siano i militari che abbiano deciso di sostenere l’operazione lanciata da Guaidó. Secondo quanto riferito dai media internazionali, nelle strade di Caracas non sono stati visti mezzi pesanti marciare al fianco del leader dell’opposizione, né aerei hanno sorvolato la capitale. Al contrario, blindati fedeli a Maduro sono intervenuti per sedare le manifestazioni.
Le reazioni internazionali non si sono fatte attendere. La Colombia ha chiesto una riunione d’urgenza del gruppo di Lima (che riunisce tredici paesi dell’America Latina) al fine di “sostenere il ritorno della democrazie e della libertà in Venezuela”. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha fatto sapere attraverso il segretario di stato Mike Pompeo di “sostenere pienamente” Guaidó. Posizione identica anche da parte del presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, che ha parlato di “momento storico per la libertà”.
Al contrario, il presidente boliviano Evo Morales ha condannato “un tentativo di golpe della destra, che sottostà ad interessi stranieri. Chiediamo ai governi sudamericani di condannare questa iniziativa e di impedire che le violenze costino la vita a degli innocenti”. Una posizione simile a quella del leader cubano Manuel Diaz Canel.
La Spagna ha lanciato da parte sua un appello affinché siano evitati “spargimenti di sangue”. Ha quindi affermato di appoggiare “un processo democratico pacifico” e ha invitato ad “indire immediate elezioni. Madrid non sostiene alcun colpo di stato”.
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