Secondo uno studio europeo, che coinvolge il WWF, tutti gli investimenti si ripagherebbero entro il 2032. Vantaggi anche per lavoro, salute e ambiente.
Se il 2019 ha fatto registrare un record positivo per quanto riguarda il calo delle emissioni del settore elettrico in Europa (-12 per cento), l’utilizzo del carbone a livello globale mette a rischio gli sforzi attuati nel vecchio continente. Mentre la Cina, da sola, produce la metà dell’elettricità da carbone a livello globale, gli Stati
Se il 2019 ha fatto registrare un record positivo per quanto riguarda il calo delle emissioni del settore elettrico in Europa (-12 per cento), l’utilizzo del carbone a livello globale mette a rischio gli sforzi attuati nel vecchio continente. Mentre la Cina, da sola, produce la metà dell’elettricità da carbone a livello globale, gli Stati Uniti stanno operando una transizione verso il gas naturale. Politiche energetiche che metttono le due potenze al di fuori delle traiettorie climatiche, ovvero quelle che ci permetterebbero di restare sotto l’1,5°C di aumento delle temperature.
A rivelarlo un rapporto uscito il 6 marzo scorso e redatto da Ember, un think-tank indipendente sul clima focalizzato sulla transizione energetica del settore elettrico al livello globale. Secondo il “Global electricity review” si stanno facendo progressi nella riduzione della produzione elettrica da carbone, ma c’è ancora molta strada da fare per far sì che si riesca a mantenere la temperatura globale entro i 1,5°C. Lo stesso vale per la produzione elettrica da gas, aumentata dell’8 per cento negli Stati Uniti, e che ora rappresenta il 38 per cento nel mix di energia elettrica.
“Il declino globale delle emissioni dell’elettricità da carbone e dell’energia elettrica è una buona notizia per il clima, ma i governi devono accelerare drasticamente la transizione del settore elettrico in modo che la produzione globale di carbone crolli nel corso del 2020”, spiega in una nota Dave Jones analista e autore principale del rapporto. “Passare dal carbone al gas significa semplicemente scambiare un combustibile fossile con un altro. Il modo più economico e veloce per porre fine alla produzione di elettricità da carbone è attraverso una rapida diffusione dell’energia eolica e solare”.
A livello globale, la produzione di elettricità da eolico e solare è aumentata del 15 per cento nel 2019, generando l’8 per cento dell’elettricità nel mondo. A fare da capofila ancora la Cina, con un incremento del 16 per cento, anche se risulta essere il tasso più basso registrato negli ultimi anni per quanto riguarda la nuova capacità installata. Un freno che non rispecchia invece la crescita della domanda elettrica (+4,7 per cento), ben più alta della domanda media globale che si ferma a 1,3 per cento.
“Senza gli sforzi concertati dei responsabili politici per promuovere l’eolico e il solare, non riusciremo a raggiungere gli obiettivi climatici”, dice Jones. “La crescita della Cina nel carbone, e in una certa misura nel gas, è allarmante, ma le risposte sono tutte lì. L’Ue si distingue con un 18 per cento dell’elettricità proveniente da eolico e solare. Ma con gli Stati Uniti all’11 per cento, la Cina al 9 per cento e l’India all’8 per cento, la corsa non può che continuare”.
Nonostante proclami più che politici ed elettorali, che operativi riguardo alla ripresa del carbone, gli Stati Uniti stanno conoscendo il più rapido declino mai visto, tanto da perdere un quinto di tutta la capacità produttiva. Il fatto è che questa remissione è stata di fatto compensata da almeno 7 GW di nuova potenza alimentata a gas e portando questa fonte fossile al 38 per cento della produzione nazionale. Peggio fa solo la Cina, che produce il 62 per cento della propria elettricità ancora col carbone. Nel frattempo la finestra per rispettare gli accordi climatici si fa sempre più stretta.
Siamo anche su WhatsApp. Segui il canale ufficiale LifeGate per restare aggiornata, aggiornato sulle ultime notizie e sulle nostre attività.
![]()
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Secondo uno studio europeo, che coinvolge il WWF, tutti gli investimenti si ripagherebbero entro il 2032. Vantaggi anche per lavoro, salute e ambiente.
La ricerca di Eoliann mostra la fragilità delle reti energetiche e di comunicazione: senza interventi la prospettiva è quella di un’Italia a intermittenza.
Gli americani sono stati bravi. Secondo l’ultimo rapporto annuale dell’Environmental protection agency (Epa, l’Agenzia di protezione dell’ambiente) sull’inventario nazionale delle emissioni di gas serra, infatti, gli Stati Uniti hanno ridotto le proprie emissioni di gas serra del 10 per cento tra 2012 e l’anno considerato di riferimento 2005. Rispetto al 1990, anno che inizialmente
Nato su iniziativa di A2A, il progetto Teti consente di rimuovere i detriti dai fondali senza svuotare i bacini, rispondendo alle sfide del climate change.
Quando vedremo i primi reattori, quanti saranno, quanto costeranno, quanta energia produrranno: guida al nucleare italiano che vedrà la luce in futuro.
Via libera definitivo alla legge delega, ma i primi reattori modulari di piccole dimensioni arriveranno dopo il 2030.
In termini di potenza installata, per la prima volta il solare fotovoltaico ha superato il carbone in Cina: una buona notizia per il clima.
Lo sviluppo delle rinnovabili appare inesorabile: velocità di costruzione e costi bassi vanificano i tentativi di rilanciare le fossili.
Un rapporto del think tank Ember evidenzia l’autentico boom delle energie rinnovabili nei 74 paesi del Climate vulnerable forum.


