Negli Stati Uniti c’è meno CO2

Grazie a un mix di efficienza energetica e sostituzione del combustibile fossile, gli Stati Uniti sono riusciti a ridurre le emissioni di CO2 del 10 per cento.

Gli americani sono stati bravi. Secondo l’ultimo rapporto annuale dell’Environmental protection agency (Epa, l’Agenzia di protezione dell’ambiente) sull’inventario nazionale delle emissioni di gas serra, infatti, gli Stati Uniti hanno ridotto le proprie emissioni di gas serra del 10 per cento tra 2012 e l’anno considerato di riferimento 2005.

 

Rispetto al 1990, anno che inizialmente era stato considerato di riferimento (esattamente come avevano già fatto i Paesi che avevano aderito a Kyoto), si conta invece un piccolo aumento (del 5,4 per cento). Nello stesso periodo, gli idrofluorocarburi (Hfc), i gas utilizzati principalmente come refrigeranti, hanno visto un drammatico aumento di oltre il 309 per cento.

 

Con la diminuzione di inquinanti, gli Usa hanno raggiunto più della metà del target previsto dall’amministrazione Obama, che vuole una riduzione del 17 per cento delle emissioni entro il 2020. Il merito del calo attuale sarebbe da ascrivere a un mix di azioni: interventi per migliorare l’efficienza energetica, diminuzione dei consumi, sostituzione delle fonti energetiche (in particolare, del carbone col gas naturale).

 

Il governo statunitense ha anche stipulato una serie di accordi bilaterali e multilaterali con Cina (il principale inquinatore del pianeta) e India per raggiungere questo obiettivo.

 

Un buon punto di partenza, vista la necessità ribadita anche dall’Ipcc di ridurre le emissioni mondiali del 40-70 per cento entro il 2030 per evitare che l’aumento della temperatura globale superi i 2 gradi centigradi.

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