Per salvare il Pianeta dobbiamo mangiare tutti meno carne

Mangiare meno carne è uno dei tasselli più importanti nel mosaico delle azioni per salvare il Pianeta. Scegliere meglio quello che mangiamo ha un peso notevole, spiega cifre alla mano Essere Animali in occasione della Settimana Veg.

Nessuno di noi è troppo piccolo per cercare di contrastare i cambiamenti climatici, come ci insegna la storia della giovane attivista Greta Thunberg. Le piccole scelte quotidiane, sommate le une alle altre, possono fare la differenza, e questo è un messaggio che sta sedimentando nella coscienza collettiva. Ecco quindi che spuntano negozi sfusi dove fare la spesa senza imballaggi in plastica, si diffonde la condivisione dei mezzi di trasporto e ci si abitua a fare docce più brevi. C’è però un altro importante tassello da inserire nel mosaico delle buone pratiche ecologiche, che pesa non poco sul piatto della bilancia: dobbiamo scegliere meglio quello che mangiamo.

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Uno spreco di terra

Le proteine animali hanno un impatto sull’ambiente molto superiore rispetto alle proteine vegetali. Risulta piuttosto semplice immaginare il perché: un animale, per crescere, necessita di acqua e mangime. Quasi il 90 per cento dell’energia contenuta nel cibo ingerito dal bestiame viene persa per permettere la vita dell’animale, sprecando le poche risorse che abbiamo a disposizione. In questo modo, tra pascoli e terreni coltivati a mangimi, il bestiame sfrutta il 77 per cento delle terre agricole del Pianeta, eppure produce solo il 17 per cento del fabbisogno calorico globale e il 33 per cento del fabbisogno proteico globale. Coltivare i campi in questo modo, anziché usarli per produrre cibo vegetale adatto agli esseri umani, è un modo inefficiente per ricavare energia e nutrienti dalla Terra, senza contare che l’allevamento è anche la principale causa della deforestazione.

Mangiare meno carne è uno dei tasselli più importanti nel mosaico delle azioni per salvare il Pianeta
Mangiare meno carne è uno dei tasselli più importanti nel mosaico delle azioni per salvare il Pianeta © Leon Ephraim/Unsplash

Uno spreco di acqua

Tutto ciò che mangiamo richiede acqua per essere creato. Acqua invisibile, nascosta nei processi produttivi e della quale i cittadini non sanno quasi nulla. Non si parla solo dell’acqua consumata: l’impronta idrica di un alimento misura anche tutta l’acqua inquinata con i processi produttivi.

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Qualsiasi alimento di origine animale ha un’impronta idrica maggiore rispetto a un alimento vegetale, per via dello smaltimento di tonnellate di deiezioni animali. Infatti, per produrre un chilo di carne bovina servono 15.400 litri di acqua, mentre per ottenere un chilo di legumi se ne utilizzano solo 4.000. In pratica, un singolo burger di manzo ha un’impronta idrica media di 2.350 litri, cioè l’acqua che un essere umano beve in tre anni. Si potrebbe consumare al suo posto un burger di soia, che ha un’impronta idrica pari a solo il 7 per cento del suo equivalente di carne. Una bella differenza senza rinunciare al gusto.

Mucche allevate in Brasile
La produzione di carne bovina, oltre ad essere tra le principali cause dei cambiamenti climatici, minaccia direttamente la sopravvivenza di numerose specie animali © Mario Tama/Getty Images

Una fabbrica di gas serra

Il problema dei gas a effetto serra è forse il punto più delicato, quando si parla di cambiamenti climatici. L’industria della carne non è sostenibile: produce da sola il 18 per cento delle emissioni globali, più del settore dei trasporti. Il problema si aggrava ulteriormente se si pensa che i gas derivanti dal bestiame sono tanti e ben più dannosi della CO2, come il protossido d’azoto e il metano.

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Per dare un’idea dell’impatto, uno studio recente ha dimostrato che se gli americani sostituissero la carne con i fagioli, le emissioni di gas serra degli Stati Uniti diminuirebbero dal 46 al 74 per cento. Questo perché per produrre un chilo di carne di manzo si generano 27 chilo di CO2, mentre per produrre un chilo di lenticchie non si arriva nemmeno a un chilo di gas serra. Negli ultimi mesi è stato ampiamente dimostrato che bisognerà cambiare sia la nostra dieta che i metodi di produzione del cibo, se vogliamo contenere il riscaldamento globale e produrre cibo per 10 miliardi di persone nel 2050.

Allevamento di bovini
Secondo Lisa Kemmerer, autrice del libro “Mangiare la terra. Etica ambientale e scelte alimentari”, il consumo di prodotti animalimproduce dieci volte più emissioni di combustibile fossile per caloria rispetto al consumo diretto di alimenti vegetali © Jeff J Mitchell/Getty Images

La soluzione

Una recente analisi dei consumi alimentari in Italia ha rivelato che mangiamo in media 800 grammi di carne alla settimana e solo 50 grammi di legumi. Alla luce di quanto emerso, è urgente cercare di mangiare diversamente per ridurre la nostra impronta ecologica sul Pianeta.

Proprio per aiutare chi vuole passare a un’alimentazione più sostenibile Essere Animali organizza ogni anno la Settimana Veg, che quest’anno si terrà dal 20 al 26 maggio. Si tratta di una sfida di sette giorni per provare a cambiare alimentazione seguiti passo a passo. Andando sul sito è possibile iscriversi e scaricare un ricettario gratuito, con proposte semplici e bilanciate dal punto di vista nutrizionale. Quattordici ricette salate, due ricette dolci, tanti consigli e una community di migliaia di persone che fa lo stesso percorso nello stesso momento.

Scopriremo così che possiamo fare la differenza anche nelle piccole cose e che è più semplice di quanto sembri. “È sempre il momento giusto per fare la cosa giusta”, ci ricordava Martin Luther King. E l’arrivo della Settimana Veg è il momento giusto per provare a scegliere una dieta a base vegetale.

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