Pianura padana: la più inquinata d’Europa. Le misure antismog adottate a Milano e Parma

A che punto sono le politiche di applicazione del Piano nazionale per l’aria in Pianura padana, area più inquinata d’Europa? Lo abbiamo chiesto a Marco Granelli e Tiziana Benassi, assessori dei comuni di Milano e Parma.

Autunno, scatta l’allerta smog in Pianura padana, a causa delle forti pressioni antropiche e alle frequenti condizioni di stagnazione dell’aria. Servono interventi strutturali per impedire le decine di migliaia di morti premature e le ricadute sulla salute dei più piccoli, dicono i medici. Solo da giugno 2019 l’Italia si è dotata di un Piano d’azione per il miglioramento della qualità dell’aria,  anche per evitare ulteriori sanzioni europee per l’eccessiva presenza di biossido di azoto (NO2) e particolati. Restano, quindi, decisive le politiche locali per ridurre gli inquinanti in atmosfera e l’utilizzo di fonti fossili, a partire da iniziative dedicate alla mobilità sostenibile.

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Lo smog in Pianura padana accomuna Milano e Parma

Nonostante le differenti densità abitative – Milano conta oltre un milione e duecentomila abitanti, Parma quasi 200 mila – entrambe le città sono in testa alle classifiche nazionali di sforamento dei limiti previsti per PM10 e ozono, nelle rispettive regioni (fonte rapporto Mal’Aria di Legambiente). Cosa si sta facendo concretamente per migliorare l’aria che respiriamo in queste due realtà e nel resto del bacino padano? Lo abbiamo chiesto a Marco Granelli, assessore alla Mobilità della città di Milano e  a Tiziana Benassi, assessore alle Politiche di sostenibilità ambientale della città di Parma.

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“Anche per la conformazione geografica, la Pianura padana è soggetta all’accumulo delle polveri sottili. Non a caso Milano è stato il primo comune in Italia (e in Europa) ad aver vietato l’accesso in centro alle auto, fino a euro 4 diesel incluse. Lo ha fatto con area C, che esiste dal 2011″, sottolinea Granelli. “Dallo scorso 1° ottobre i diesel euro 4, già vietati in area C, non possono circolare in tutta la città. Progressivamente dal 2030 saranno vietati tutti i veicoli diesel”.

Un nuovo piano urbano per la mobilità sostenibile milanese

Le misure adottate a Milano non sono bastate a far scendere i livelli degli inquinanti. Tanto che è stato varato con il sindaco Sala, nel 2018, un nuovo Piano urbano di mobilità sostenibile e sono diverse le strategie che l’amministrazione milanese sta attuando. Come ricorda Granelli, nell’area corrispondente alla Città metropolitana, ci sono ben 5,6 milioni di spostamenti ogni giorno. Di cui il 56 per cento in città e il 44 per cento tra Milano e l’esterno del comune, verso le province di Lodi, Pavia, Cremona, Varese, Como, Lecco e Bergamo.

“Il trasporto pubblico è la spina dorsale della mobilità sostenibile: viene utilizzato dal 57 per cento dei cittadini milanesi, mentre negli spostamenti di scambio, tra Milano e gli altri comuni, rappresenta il 37 per cento”. E chi lo fa oggi, nel 72 per cento dei casi, utilizza un veicolo elettrico, anche se rimangono i bus a gasolio, che verranno dismessi da Atm da qui al 2030 – precisa l’assessore. Mentre la città si è dotata di 4 linee metropolitane e 4 metrotranvie per un totale 127 km, il 30 per cento delle persone, ancora, usa l’auto privata. Percentuale che raddoppia, salendo al 58 per cento, negli spostamenti in scambio, tra Milano e i comuni esterni.

Oltre l’area C, l’istituzione dell’area B, la più grande ztl europea

Ciò spiega, anche, l’istituzione dell’area B, la più grande zona a traffico limitato (ztl) europea, spiega Granelli, che delinea all’interno del perimetro urbano (circa il 72 per cento dell’intero territorio comunale) un’area a basse emissioni inquinanti. “Dopo i primi sei mesi di attivazione di area B, i quindici varchi controllati con le telecamere hanno rilevato una diminuzione di passaggi in ingresso in città di circa il 13 per cento. Ovvero, 12mila transiti veicolari medi giornalieri in meno rispetto agli 89mila rilevati durante l’ultima settimana di gennaio 2019”, chiarisce Granelli. [Foto AREA B e C allegata] “Anche la sharing mobility è, a Milano, una realtà consolidata e comprende flotte diversificate di auto, veicoli cargo, scooter e biciclette. A breve si aggiungeranno i dispositivi di micromobilità elettrici. Sono in corso alcune sperimentazioni, come il car pooling, per offrire la sosta gratuita a chi non viaggia da solo in auto”. Mentre, assicura Granelli, proseguono gli interventi per sviluppare le Zone 30, i percorsi ciclabili, le piazze aperte. Ultima novità: 700 nuove e-bike con la pedalata assistita, gratuite fino a gennaio.

Parma, 200 mila abitanti, ma si soffre per smog come a Milano

“L’impegno delle città in Pianura Padana deve essere il doppio, il triplo delle altre. Siamo svantaggiati geograficamente, ma dobbiamo intervenire in modo più efficace. Non è vero che non possiamo fare nulla- esordisce Tiziana Benassi. Città più piccola del capoluogo lombardo ma altrettanto afflitta da smog, “Parma, pur soffrendo degli stessi problemi di inquinamento di Milano ha, però, una dimensione tale che permette di implementare dei servizi e fare sperimentazioni. Più semplici, anche perché il trasporto pubblico locale, extraurbano e suburbano è gestito da aziende di proprietà di comune e provincia”, sottolinea Benassi.

Dal 2020 più mezzi pubblici elettrici o a metano

“Ciò ha permesso, intanto, il rinnovo del parco mezzi circolante, sollecitato dai cittadini. Abbiamo investito 24 milioni di euro ed entro il 2020, nell’area urbana, avremo solo mezzi elettrici e a metano e sopra euro 4 diesel. Mentre l’utilizzo dei mezzi diesel euro 6 si rende ancora necessario nei tratti collinari fuori città”. Controllo di gestione che a Milano è più complesso, come ha ricordato l’assessore Granelli. Solo nel 2018 comune di Milano, Città metropolitana e Provincia di Monza e Brianza, attraverso l’Agenzia di bacino per il trasporto pubblico locale e con Regione Lombardia, hanno istituito un unico sistema tariffario. In centro, niente auto: solo bike sharing e isole ambientali “A Parma, intanto, stiamo continuando a investire sulla ciclabilità e sull’educazione alla sostenibilità. Ciò ci ha permesso di far salire l’uso del bike sharing del 200 per cento solo nell’ultimo anno e mezzo, con quaranta postazioni ad oggi. Un servizio molto utilizzato da pendolari e studenti, reso più capillare, favorendo l’uso tramite un’applicazione da smartphone. Per chi si abbona annualmente, l’uso delle bici è gratuito nei primi trenta minuti, anche più volte al giorno. Questo vuol dire che in una realtà come la nostra, con un centro storico di 2,5 chilometri quadrati, è praticamente gratuito”. In più, l’amministrazione parmigiana ha stipulato un accordo con l’università per favorire gli spostamenti sostenibili di 28mila persone, ogni giorno. “Agevolazioni che vanno dalle tariffe ridotte dei nuovi abbonamenti per gli studenti alle nuove linee notturne, al potenziamento delle corse alle nuove navette verso il campus”.

Parma segue Milano, verso un’area B a basse emissioni

Ma il grande tema di discussione, nella capitale della cultura 2020, sono le isole ambientali nell’intero centro storico, dove le vetture sono vietate. “Dobbiamo fare in modo che i cittadini vivano gli spazi pubblici, evitando di portare l’auto in centro. Abbiamo istituito i varchi elettronici, proprio per rafforzarne la percezione. Questo ha voluto dire coinvolgere tutti gli attori, a partire dai rappresentanti di categoria, commercianti e aziende”. Discussione che si è ampliata anche nella zona a traffico limitato, con tariffe agevolate per chi usa mezzi a basso impatto ambientale.
“Anche noi abbiamo la nostra area C che corrisponde alla ztl intorno al centro storico. Ora stiamo pianificando una “low emission zone”, l’equivalente dell’area B milanese, all’interno dell’anello della tangenziale. In programma nel giro di un anno porterà a una limitazione di traffico, legata ai requisiti ambientali dei mezzi circolanti. Senza dimenticare il tema dei controlli. Milano è molto più avanti rispetto a noi, che stiamo lavorando per l’estensione dei varchi automatici”, ha concluso Benassi.

Un progetto europeo per ridurre gli inquinanti e salvaguardare la salute

Nel frattempo Parma, candidata anche come green capital europea nel 2022,  ha aderito ad un progetto di ricerca europeo Awair, dedicato alla riduzione dei livelli degli inquinanti atmosferici e alla salvaguardia della salute dei cittadini. Progetto che mette insieme medici, enti di controllo e città come Parma, Budapest, Graz e Katowice. Obiettivo: individuare metodi di monitoraggio e buone pratiche possibili per stabilire quali misure prese dagli amministratori locali sono più efficaci. Specie nelle fasi acute, con particolare attenzione alle fasce di popolazione più fragili davanti all’inquinamento, come bambini e anziani.

Emilia Romagna e Lombardia, ecobonus per dismettere le auto inquinanti

Intanto sia a Milano  che a Parma  i cittadini, come ricordano entrambi gli amministratori, possono godere degli ecobonus regionali per dismettere le auto inquinanti. Contributi che, però, cambiano da regione a regione e da città a città. Ricorda Marco Granelli: “A Milano sono stati messi a disposizione dall’amministrazione un milione di euro per incentivare il cambio dei veicoli circolanti in città e 577mila euro per abbonamenti Atm”. Gli incentivi consentono a chi non volesse più acquistare un veicolo inquinante di sostituirlo con uno scooter ad alimentazione elettrica, una cargo bike anche a pedalata assistita o elettrica purché omologata per la circolazione stradale. È possibile fare la permuta con due biciclette pieghevoli anche a pedalata assistita o elettrica sempre omologata. Ma serve, sottolinea l’assessore milanese, “rendere più competitivo e accessibile il trasporto pubblico con investimenti strutturali e potenziamento del servizio. Così come servono maggiori risorse per aiutare cittadini e imprese ad acquistare veicoli migliori”.

Non bastano le misure emergenziali, servono incentivi “Negli ultimi anni la sensibilità sui temi ambientali è cambiata moltissimo e questo aiuta noi amministratori. Ma ognuno deve fare la sua parte”, spiega Granelli. “Il piano di Regione Lombardia  prevede misure emergenziali, che sono comunque necessarie. Ma appare chiaro che iniziative come queste, farraginose perché non omogenee nel tempo e sul territorio, poco aiutano a risolvere il grave problema dell’inquinamento dell’aria. Gli interventi devono essere semplici e strutturali per promuovere un cambiamento di comportamenti verso una mobilità sostenibile”.

Dello stesso avviso Tiziana Benassi: “I tavoli regionali e di bacino sono indispensabili, ma finora si è andati al ribasso. Il piano regionale dell’Emilia Romagna  si è allineato a quello delle altre regioni, che non avevano iniziative così sfidanti come le nostre. Ma non basta misurare gli inquinanti, se non si rinnova il parco circolante. E tutti insieme, cittadini e istituzioni, dobbiamo sostenere la cultura alla sostenibilità. Il tema della mobilità è la sfida del futuro”.

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