La tempesta invernale negli Usa non è segno che il riscaldamento globale non esiste, come lasciano intendere i negazionismi climatici.
Da stamattina la Rainbow Warrior, celeberrima nave di Greenpeace, si trova presso la piattaforma di estrazione di idrocarburi Prezioso di ENI Mediterranea Idrocarburi, al largo delle coste sicule (vicino a Licata, AG), con una decina di attivisti per protestare contro le trivellazioni rese possibili dal decreto “sblocca Italia”. La “deregulation” concessa dal documento, infatti,
Da stamattina la Rainbow Warrior, celeberrima nave di Greenpeace, si trova presso la piattaforma di estrazione di idrocarburi Prezioso di ENI Mediterranea Idrocarburi, al largo delle coste sicule (vicino a Licata, AG), con una decina di attivisti per protestare contro le trivellazioni rese possibili dal decreto “sblocca Italia”.
La “deregulation” concessa dal documento, infatti, secondo l’associazione si potrebbe tradurre in uno “sblocca trivelle”, cioè un via libera allo sfruttamento delle poche risorse petrolifere italiane. Il tutto, ribadiscono gli attivisti, in antitesi con il ruolo attuale dell’Italia di presidenza di turno del Consiglio Ue, in cui il nostro Paese dovrebbe invece promuovere pesantemente lo sfruttamento delle rinnovabili.
Ecco perché i membri di Greenpeace oggi in Sicilia hanno esposto striscioni che recano scritte tipo “Più trivelle per tutti“, “Non è un Paese per fossili” e ” Stop fossil, go renewable“.
“Siamo entrati in azione” ha detto Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace “per contrastare una politica ‘fossile’ sballata, in controtendenza con ogni ragionevole scenario energetico e opposta a ogni strategia di valorizzazione delle vere risorse dell’Italia: il mare, il paesaggio, la biodiversità”.
Secondo le valutazioni del ministero dello Sviluppo economico ci sarebbero nei nostri fondali marini circa 10 milioni di tonnellate di petrolio di riserve certe. Stando ai consumi attuali, coprirebbero il fabbisogno nazionale per appena 8 settimane.
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