Cos’è il rainbow washing, la nuova moda delle compagnie fossili

Chevron, e altre big oil usano la causa Lgbtqia+ per acquisire consenso sociale. Ma finanziano leggi discriminatorie. È rainbow washing.

Drew Springer è noto per le sue politiche discriminatorie nei confronti delle persone transessuali. Già governatore dello stato del Texas, negli Stati Uniti, oggi Springer è senatore del suo stato, dove ha portato avanti due progetti di legge che intendono vietare agli studenti transgender delle scuole pubbliche di giocare in squadre sportive corrispondenti alla loro identità di genere.

È l’industria petrolifera e del gas che ha contribuito a dare a Springer il potere che ha oggi: le stesse compagnie che sui social network spendono parole (non soldi) per la causa Lgbtqia+ (sigla utilizzata per identificare lesbiche, gay, bisessuali, transessuali, queer, intersessuali, asessuali e chiunque non si definisca eterosessuale), dall’altra sponsorizzano le campagne elettorali di politici transfobici. Ad esempio, la compagnia petrolifera statunitense Chevron ha versato 2.500 euro a Springer, mentre di recente ha postato un tweet in cui celebra i 30 anni di impegno a favore della propria Pride network, la rete interna di eventi e attività che celebrano “l’intersezionalità”(ovvero la sovrapposizione di più generi sessuali)  e l’unicità dei suoi impiegati.

bandiera pride
Il rainbow washing interessa molte società dei combustibili fossili © David Greedy/Getty Images

Cos’è il rainbow washing

Si tratta di un tipico caso di rainbow washing: da una parte la compagnia petrolifera tenta di acquisire consenso in merito a una causa condivisa da milioni di suoi follower e dall’altra finanzia la politica che la discrimina attraverso leggi restrittive. Il neologismo rainbow washing deriva da pink washing, che si riferisce a tutte quelle tecniche comunicative che promuovono realtà apparentemente a favore dell’emancipazione femminile. Rainbow washing è più specifico ed è utilizzato per quelle campagne che presentano un proprio prodotto o il proprio brand come vicino alla comunità Lgbtqia+.

Springer è al secondo posto nella lista Equality Texas dei dieci peggiori membri sulle questioni Lgbtqia+. Eppure, secondo Follow the Money, Springer ha ricevuto un totale di 124.500 dollari (poco più di 100mila euro) in contributi per le sue campagne elettorali e parte di questi provengono dalle compagnie petrolifere, tra cui Chevron.

Chevron è in buona compagnia: Bp ha pubblicato un tweet – poi cancellato il 2 giugno – autocelebrandosi come “un’azienda in cui tutti i dipendenti hanno la libertà di dare il meglio di sé al lavoro” e promettendo “più contenuti durante il mese per mostrare il nostro sostegno alla comunità” (Bp aveva già twittato in occasione della Giornata della visibilità della pansessualità del 24 maggio). Ma anche Bp finanzia il mondo anti-Lgbtqia+.

Tra rainbow washing e proposte di legge anti-trans

Lo stato della Louisiana ha approvato un disegno di legge che vieta alle ragazze transgender di giocare nelle squadre sportive femminili. Dietro questa legge c’è la senatrice dello stato Beth Mizell, che ha ricevuto 6.500 dollari da Chevron per la sua campagna elettorale, 3.500 dollari da Phillips, altra compagnia petrolifera americana, e 2.700 da Bp.

Sempre il Texas ha approvato un disegno di legge per revocare la licenza medica a chi prescrive terapie ormonali verso i giovani transgender. L’autore del disegno di legge è il repubblicano Bob Hall, il quale ha ricevuto circa 260mila dollari da magnati del fracking, quali Farris Wilks e, di nuovo, da Phillips e Chevron.

Non sempre si tratta di contributi enormi, ma si tratta della punta dell’iceberg di una tendenza più ampia. I parlamentari repubblicani stanno proponendo negli Stati Uniti un numero record di leggi per limitare le libertà dei transgender: stiamo parlando di oltre cento proposte di legge in un solo anno e alcuni di questi stanno diventando leggi effettive.

Anche le proposte che non diventano legge producono conseguenze reali per la comunità Lgbtqia+: più di 1 transgender su 5 ha affermato di aver tentato il suicidio, mentre, più in generale, l’85 per cento dei giovani Lgbtqia+ segnalano un impatto negativo sul proprio benessere dalle politiche anti-trans.

manifestazione pride lgbt
Una manifestazione pro-lgbtqia+ a New York © Drew Angerer/Getty Images

Legislatori anti-clima e transfobici

Tra le leggi c’è anche quella dei senatori dello stato della Carolina del Nord Ralph Hise, Norman Sanderson e Warren Daniel, che sono i primi firmatari della proposta di legge conosciuta come Youth health protection act, che, se fosse passato, sarebbe stato uno dei più restrittivi atti di legislazione anti-trans introdotti nella storia recente. La legge intendeva rendere illegale per i medici fornire assistenza sanitaria agli adolescenti interessati alla transizione verso l’altro sesso e avrebbe obbligato le scuole ad affidare tali giovani a dei tutori. La legge avrebbe introdotto anche la “terapia della conversione”, obbligando i ragazzi queer a essere etero (o cisgender, quindi facendo in modo che l’identità di genere corrispondesse al genere e al sesso biologico).

“Il disegno di legge non è passato” scrive la giornalista Emily Atkin, “ma ha posto le basi per l’afflusso di leggi anti-trans a cui stiamo assistendo oggi”. Gli sponsor di tale legge sono tutti fortemente sostenuti dalla Duke Energy, società di energia elettrica e gas che sul suo sito si proclama pro-lgbt. La Duke Energy ha versato 62.700 dollari in totale ai tre senatori repubblicani che stanno dietro alla proposta di legge.

“Le grandi compagnie petrolifere finanziano i legislatori dietro queste leggi perché vogliono che le persone trans soffrano” ha aggiunto Atkin. Per la giornalista, chi è transfobico, generalmente, si oppone anche alle politiche climatiche. A ben vedere, il passo tra green e rainbow washing è più breve di quanto si creda.

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