Con quali tecnologie gestiremo gli edifici del futuro? Come saranno costruiti, con quali materiali, su quali princìpi? Lo rivelano le startup presenti a Klimahouse 2026.
La direttiva dell’Unione europea contro l’usa e getta è ancora un esempio isolato: il nostro pianeta rimane sommerso di rifiuti di plastica monouso.
Abbandonare gradualmente la plastica monouso, perché costituisce una delle più gravi minacce ambientali della nostra epoca. Questa è la sfida che l’Unione europea ha raccolto, anche attraverso una direttiva pionieristica con la quale vieta la vendita di cannucce, piatti, cotton fioc e altri oggetti. Ad oggi, però, quello dell’Europa è ancora un esempio isolato. A dimostrarlo sono i numeri. Nell’arco del 2021 l’umanità ha generato 139 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica monouso, la quantità più alta di sempre, 6 milioni in più rispetto a due anni prima. È quanto emerge da un approfondito studio condotto dalla Minderoo foundation.
Invece di diminuire, infatti, i rifiuti di plastica monouso sono aumentati: il volume stimato, pari a 139 milioni di tonnellate nel 2021, non era mai stato raggiunto prima. Si tratta per la stragrande maggioranza di plastica vergine, cioè realizzata a partire dai combustibili fossili. La lista delle imprese produttrici è rimasta pressoché inalterata negli ultimi due anni: al vertice c’è il colosso petrolifero ExxonMobil, seguito dal gruppo cinese Sinopec e dall’americana Dow Chemical.
Se la produzione di plastica monouso vergine aumenta, è soprattutto per via della crescente domanda di imballaggi flessibili fatti di polipropilene e polietilene lineare a bassa densità (Lldpe). Bustine, pellicole e simili ora rappresentano il 57 per cento del totale. E questo è un problema, perché sono più difficili da smistare e riciclare rispetto agli imballaggi rigidi. Capita inoltre più spesso che siano dispersi nell’ambiente.
Il fatto che ci sia così tanta plastica in circolazione è un problema ambientale, visto che ogni anno ne finiscono negli oceani almeno 14 milioni di tonnellate. Ma è anche un problema climatico. La Mindaroo foundation ha calcolato le emissioni di gas serra dirette e indirette (Scope 1, 2, 3) legate alla plastica monouso durante tutto il suo ciclo di vita (cradle to grave). Il totale per il 2021 raggiunge i 450 milioni di tonnellate di CO2 equivalente, più di quelle generate dal Regno Unito. Per la maggior parte queste emissioni sono state prodotte durante la prima parte del ciclo di vita, cioè dal comparto petrolchimico e degli idrocarburi. Ciò significa che il riciclo meccanico, saltando questa fase, riduce l’impronta di CO2 del 30-40 per cento rispetto a quella dei polimeri prodotti con metodi convenzionali.
Il riciclo dunque porta con sé enormi opportunità, ma non può essere una scusa per continuare a consumare plastica. Tanto più perché, ad oggi, è ancora un’attività “marginale” in questo settore. Tra il 2019 e il 2021, la capacità di riciclo di polietilene, polipropilene, polistirene e pet (polietilene tereftalato) è passata da 23 a 25 milioni di tonnellate. Soltanto 2, però, vengono ritenute realmente circolari perché la plastica monouso è stata riciclata per produrne altra, da usare per esempio nel packaging.
Oltretutto, la quantità di plastica monouso vergine è cresciuta a un ritmo 15 volte superiore rispetto a quella realizzata a partire da materie prime riciclate. “Solo un forte intervento normativo, mediante incentivi economici, può risolvere ciò che equivale a un fallimento di mercato”, si legge nello studio. I colossi del petrolchimico, infatti, investono nel riciclo soltanto laddove le condizioni economiche sono più favorevoli per via di una domanda maggiore e di politiche che spingono in questa direzione. Ad oggi, le proiezioni dicono che, da qui al 2027, si potranno riciclare soltanto 3 milioni di tonnellate di plastica in più; ma nel frattempo aumenterà di 60 milioni di tonnellate la produzione di polimeri vergini.
Siamo anche su WhatsApp. Segui il canale ufficiale LifeGate per restare aggiornata, aggiornato sulle ultime notizie e sulle nostre attività.
![]()
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Con quali tecnologie gestiremo gli edifici del futuro? Come saranno costruiti, con quali materiali, su quali princìpi? Lo rivelano le startup presenti a Klimahouse 2026.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha cancellato le restrizioni alla pesca nel Northeast canyons and seamounts Marine national monument.
Dal primo luglio 2015 il cibo da asporto della Grande Mela cambierà: sarà più buono, se non nel gusto, di certo nell’impatto che avrà sull’ambiente. Il sindaco di New York, Bill de Blasio, ha infatti da poco annunciato la decisione di bandire dalla città stoviglie e contenitori per cibi e bevande in polistirolo. Il
La tempesta invernale negli Usa non è segno che il riscaldamento globale non esiste, come lasciano intendere i negazionismi climatici.
Mentre le istituzioni gestiscono l’emergenza e la magistratura indaga per disastro colposo, gli esperti avvisano: mancano gli strumenti per prevenire.
Il governo ha pre-approvato il decreto: arrivano i “reati qualificati” contro l’ambiente. Un passo avanti ma sanzioni ancora esigue.
Con il suo progetto per la convivenza tra uomo e fauna selvatica, Salviamo l’Orso si aggiudica il premio per l’Italia dei Defender Awards 2025.
Nel cuore dell’Ecuador convivono lo sfruttamento delle risorse e la determinazione della guardia indigena e dei popoli che difendono la foresta come bene comune per l’intera umanità.
Il Tyler Prize, considerato il “Nobel per l’ambiente”, è andato a Toby Kiers, biologa statunitense che lavora ad Amsterdam.
