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Secondo i test effettuati dalla rivista Il Salvagente alcuni prodotti contengono quantità di idrocarburi degli oli minerali che potrebbero rappresentare un rischio per la salute
Le merendine sono alimenti che piacciono tanto ai bambini ed è giusto tenerle monitorate. Secondo le analisi condotte da Il Salvagente, rivista specializzata nei test di laboratorio, alcuni snack al cioccolato e cereali sono contaminati da idrocarburi degli oli minerali. Conosciuti come Mosh e Moah, si tratta di composti chimici derivati principalmente da petrolio greggio, ma anche sintetizzati da carbone, gas naturale e biomassa che, se assunti attraverso gli alimenti, possono comportare rischi per la salute.
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“Abbiamo saputo che all’estero queste sostanze venivano trovate in diversi prodotti. In Francia, ad esempio, i colleghi di Foodwatch ne avevano rilevato quantità consistenti in alimenti come il latte in polvere per l’infanzia”, spiega Valentina Corvino, autrice dell’approfondimento. “Quindi abbiamo deciso di effettuare anche noi dei test. Abbiamo scelto degli snack a base di cereali e di cioccolato che sono presenti in modo abbastanza continuativo sugli scaffali di supermercati e discount”.
“Sui 29 prodotti testati non abbiamo rinvenuto nessuna traccia di Moah – che secondo alcuni studi è una sostanza potenzialmente cancerogena –; alcuni prodotti sono risultati totalmente puliti, mentre in 20 di essi abbiamo riscontrato una certa presenza di Mosh, in quantità da 0,50 a 129 mg/kg” (tutti i risultati sono nel numero de Il Salvagente del 9 aprile attualmente in edicola, ndr). Nonostante il parere dell’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, e dell’Istituto federale tedesco per la valutazione dei rischi (BfR) che sostengono il potenziale tossicologico di Mosh (è una sostanza che può accumularsi nei tessuti adiposi e creare danni a organi come fegato e reni), a livello europeo non ci sono limiti stabiliti per la presenza degli idrocarburi negli alimenti. Nel 2017 la Commissione europea ha chiesto di effettuare un monitoraggio per capire la diffusione della contaminazione, ma ad oggi in Italia non si hanno notizie dal ministero della Salute. L’autorità tedesca di controllo alimentare degli Stati federali (che ne ha fissato invece il limite a 9 mg/kg) e quella belga affermano comunque che Mosh e Moah non devono essere presenti nei prodotti destinati all’infanzia. “Gli snack analizzati non rientrano nella categoria dei baby food, ma è chiaro che vengono consumati dai bambini”, precisa la giornalista.
Ma come finiscono i Mosh negli snack? “Abbiamo interpellato un esperto, Luciano Piergiovanni, docente di Scienze e tecnologie alimentari dell’Università degli Studi di Milano, per capirlo. In realtà le fonti di contaminazione possono essere numerose, diversissime tra loro e interessare le fasi della produzione o del confezionamento: i materiali dei packaging, i lubrificanti e i gas di scarico delle macchine produttrici, il cartone riciclato e gli inchiostri, addirittura sono presenti in natura in alcune materie prime. Per questo, ipotizzo io, immaginare un quadro normativo è complicato. Aziende come Ferrero, Barilla, Lidl – abbiamo interpellato tutte quelle dei prodotti testati – conoscono il problema e si sono già attrezzate per contrastare le contaminazioni ad esempio utilizzando per il confezionamento cartoncini in fibra vergine e inchiostri senza oli minerali”.
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