A Pontedera il primo stadio al mondo con le sedute in plastica riciclata

I tremila sediolini dell’impianto di Pontedera sono stati realizzati con i rifiuti del territorio grazie a un innovativo progetto di economia circolare

Ogni amante del calcio lo sa bene: l’Italia non spicca per la qualità dei suoi stadi. Fatte rare eccezioni, si tratta di impianti scomodi e vetusti, ormai lontani anni luce dalle avveniristiche strutture costruite nel Regno Unito, in Spagna o in Germania. Eppure dalla provincia di Pisa arriva una storia di economia circolare che ci regala un piccolo record: quello del primo stadio al mondo interamente dotato di seggiolini in plastica riciclati. Certo, non parliamo dei 100mila posti dello stadio Camp Nou di Barcellona o degli 81mila del Signal Iduna Park di Dortmund, ma del piccolo stadio comunale EttoreMannucci di Pontedera.

Materiale a “chilometro zero” dalla Toscana

Nella cittadina toscana di circa 20mila abitanti – la cui squadra milita nel girone A della Serie C – i tremila nuovi sediolini dell’impianto sono stati interamente realizzati in plastica riciclata. E più nello specifico in plasmix, l’insieme di plastiche eterogenee contenute negli imballaggi e non recuperate come elementi singoli: un rifiuto un tempo destinato alle discariche o agli inceneritori, che ora invece sta trovando nuovi sbocchi di mercato. Oltretutto quella di Pontedera non è solo una bella storia di economia circolare, ma anche un esempio di riutilizzo degli scarti “a chilometro zero”; tutti i materiali derivano infatti dalle raccolte differenziate toscane, selezionati dall’azienda Revet che li ha poi affidati a Revet Recycling per la trasformazione.

Stadio di calcio Pontedera
Stadio Pontedera © uspontedera.it

Al progetto ha preso parte anche Omsi – un’azienda bolognese leader nello stampaggio di sedute per impianti sportivi – che ha supervisionato la trasformazione del materiale grezzo riciclato in materiale in linea con le norme europee V2 adottate dalla Fifa, la Federazione internazionale di calcio. Ora la sfida sarà quella di ridurre i costi di fabbricazione di questo tipo di seggiolini, in modo da renderli competitivi sul mercato e adatti anche strutture di dimensioni più importanti. Ma nel frattempo la Commissione europea, nell’ambito di un progetto che punta a migliorare la sostenibilità ambientale degli eventi sportivi, ha presentato lo stadio di Pontedera come un positivo “caso pilota” durante la European green week.

Il gioco del calcio inizia la marcia verso la sostenibilità

Insomma anche il mondo del calcio inizia a puntare sulla riconversione ecologica. Lo scorso anno la Juventus, squadra di calcio che milita nella Serie A italiana, ha affrontato l’intera stagione con una terza maglia realizzata in plastica riciclata raccolta negli oceani; la collaborazione con l’associazione Parley for the Oceans prosegue anche quest’anno con la maglietta pre-gara, seguendo la linea già tracciata da alcuni dei più importanti squadre europee come Manchester United, Real Madrid e Bayern Monaco. L’estate scorsa, ai Mondiali di calcio femminili che si sono tenuti in Francia, ben 14 nazionali hanno utilizzato kit da gara realizzati in plastica recuperata in mare; e sempre in tema di divise, le nuove lavorazioni sono sempre più attente alla sostenibilità attraverso l’utilizzo di coloranti vegetali e di fibre di cuoio naturali riciclate.

Forest Green Rover, calcio
Il Forest Green Rovers gioca nella quarta divisione inglese © Richard Heathcote/Getty Images)

Nella quarta divisione inglese milita poi il Forest Green Rovers, che si fregia del titolo di squadra di calcio più “verde” del Pianeta: la società si avvale esclusivamente di energia rinnovabile, offre un’alimentazione vegana ai propri giocatori, al suo staff e ai tifosi e gioca su un campo con manto erboso biologico. Una serie di misure che sono gli valse non solo la prima certificazione a “emissioni zero” dalle Nazioni Unite, ma anche un importante contratto di sponsorizzazione con la Candriam, multinazionale impegnata nel campo della gestione patrimoniale. La sostenibilità, in effetti, può diventare anche un buon affare.

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