Lo scienziato Stephen Hawking è morto. Il suo impegno per l’ambiente e contro Donald Trump

L’astrofisico inglese Stephen Hawking è morto a 76 anni. La sua vita dedicata alla scienza e il suo impegno per la lotta ai cambiamenti climatici.

Il celebre astrofisico inglese Stephen Hawking è morto questa mattina nella sua abitazione a Cambridge, nel Regno Unito. Aveva 76 anni e da quando era ragazzo era malato di sclerosi laterale amiotrofica. Il suo genio, il suo coraggio, il suo humor, la sua tenacia e le sue condizioni fisiche hanno contribuito a renderlo un personaggio conosciuto in tutto il mondo.

Stephen Hawking ereditò la cattedra che fu di Isaac Newton

A dare la notizia della morte sono stati i suoi figli Lucy, Robert e Tim, in un comunicato affidato all’agenzia Press Association: “Siamo profondamente addolorati per la morte del nostro adorato papà. Era un grande scienziato e un uomo straordinario, le cui opere e la cui eredità ci accompagneranno per molto tempo”, hanno scritto.

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Lo scienziato Stephen Hawking nel corso della New Space Exploration Initiative, nel 2016 a New York City © Jemal Countess/Getty Images

Hawking ha dedicato la sua intera esistenza a tentare di comprendere i misteri dell’universo. L’intera comunità scientifica gli ha reso omaggio dopo la notizia del decesso: “Il professor Hawking era un uomo unico, di cui ci ricorderemo non solo nel nostro ateneo ma nel mondo intero. Il suo eccezionale contributo al sapere scientifico, alla matematica e alla divulgazione lasceranno una traccia indelebile”, ha affermato il vice-presidente dell’università di Cambridge, nella quale lo scienziato aveva dapprima studiato, quindi insegnato. “Le sue scoperte ci hanno aperto un universo di possibilità che il mondo intero potrà esplorare”, gli ha fatto eco la Nasa.

Nel 2017 l’attacco a Donald Trump su cambiamenti climatici e Accordo di Parigi

L’astrofisico inglese era nato l’8 febbraio 1942. Il suo lavoro si è concentrato soprattutto sulla teoria della relatività e sulla meccanica quantistica, con l’obiettivo di tentare di spiegare l’origine dell’universo. Nel 1974, a soli 32 anni, è diventato uno dei più giovani membri di sempre della Royal Society, il più prestigioso istituto scientifico del Regno Unito. Cinque anni più tardi gli è stata affidata la stessa cattedra che occupò Isaac Newton. Nel 1988 ha pubblicato il suo saggio più celebre: “Dal big bang ai buchi neri. Breve storia del tempo”.

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Stephen Hawking in compagnia dell’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama © Chip Somodevilla/Getty Images

Ma il suo impegno non si è limitato alla scienza accademica. Nel luglio del 2017, intervistato dalla Bbc, aveva commentato con parole particolarmente dure la decisione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di ritirare il proprio paese dall’Accordo di Parigi: “Si tratta – aveva affermato il cosmologo – di una scelta che potrebbe risultare irreversibile per la Terra, che rischia di diventare calda come Venere. Siamo vicini ad un punto di non ritorno: i cambiamenti climatici rappresentano una delle grandi sfide che abbiamo di fronte. Se si sceglierà di agire subito, potremo fermarli. Negando invece il riscaldamento globale, Trump ha deciso di mettere in pericolo i nostri figli”.

“L’aggressività è ormai nel dna del genere umano”

Pochi mesi prima, parlando alla televisione Itv, aveva anche criticato fortemente la nomina di Scott Pruitt, fervente sostenitore delle fonti fossili e negazionista dei cambiamenti climatici, alla testa dell’Agenzia americana per la protezione dell’ambiente. Secondo lo scienziato, la scelta di una figura del genere, la promessa di costruire un muro alla frontiera con il Messico o il via libera ai pericolosi e contestatissimi oleodotti Dakota Access e Keystone XL “sono soltanto manovre per soddisfare l’elettorato di Trump, che non è tollerante né bene informato”.

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Hawking non ha mancato di criticare il presidente americano Donald Trump per le sue scelte in materia di ambiente © Bruno Vincent/Getty Images)

Nella stessa intervista, Hawking aveva anche espresso il proprio pessimismo sul genere umano: “Temo che l’evoluzione abbia scolpito l’aggressività nel dna dell’uomo. Non vedo alcun segno di riduzione dei conflitti e lo sviluppo delle nuove tecnologie militari e delle armi di distruzione di massa potrebbe portarci alla catastrofe”. E non aveva mancato di commentare l’esito del referendum britannico sull’uscita dall’Unione europea: “La scienza si basa sulla cooperazione. L’impatto della Brexit sarà devastante e imporrà alla ricerca inglese di isolarsi”.

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