Dal suolo dipende la nostra vita sul Pianeta

In occasione della Giornata mondiale del suolo viene presentato Soil4Life, il progetto europeo per la difesa di una delle risorse più importanti, e per la promozione di un suo uso sostenibile per il futuro della Terra. L’editoriale di Legambiente.

L’importanza del suolo è fondamentale, perché, banalmente, da questo dipende la nostra vita sul Pianeta. Senza tutela del suolo si rischia di essere travolti da frane e alluvioni, si perde un importantissimo serbatoio di carbonio e si pregiudica un’indispensabile riserva di biodiversità. Il suolo è altresì fondamentale nel contrastare i cambiamenti climatici, un aspetto ancora troppo sottovalutato dai Paesi che in questi giorni invieranno le proprie delegazioni alla Cop 24 di Katowice per i negoziati sul clima.

Terrazze delle Cinque Terre
Terrazze delle Cinque Terre © Bruno Madeddu

Il suolo, purtroppo, non riceve l’attenzione che merita, la sua rilevanza per la sopravvivenza umana è decisamente sottovalutata. È maltrattato, abusato, coperto e impermeabilizzato dall’edificazione senza limiti, inquinato dalle attività industriali, sovrasfruttato da un uso agricolo e zootecnico poco attento.

Il progetto Soil4Life

Per questo, in occasione della Giornata mondiale del suolo, Legambiente, Ispra, Cia agricoltori italiani, Ccivs, Crea, Ersaf, Politecnico di Milano, Comune di Roma e Zelena Istria, hanno deciso di dare vita a Soil4Life, un progetto europeo che coinvolge partner di Italia, Francia e Croazia, nato con l’obiettivo di promuovere l’uso sostenibile ed efficiente del suolo e delle sue risorse in Italia e in Europa. Cofinanziato dalla Commissione europea con il programma Life, vede coinvolti associazioni ed enti di ricerca uniti dalla convinzione che il suolo vada preservato con azioni e politiche più concrete, supportate da analisi e studi capaci di predisporre le informazioni necessarie agli interventi, anche normativi, per fermare il consumo e il degrado di questa fondamentale risorsa naturale non rinnovabile.

Leggi anche: L’insostenibile leggerezza con cui consumiamo il suolo

Il progetto parte dalla consapevolezza dell’importanza del suolo nella lotta e nell’adattamento ai cambiamenti climatici, per arrivare alla promozione di alcune scelte indispensabili per invertire la direzione nel rapporto uomo- terra. Nei suoli del pianeta sono stoccati 1.550 miliardi di tonnellate di carbonio, ben sei volte l’aumento della CO2 atmosferica dall’epoca preindustriale a oggi. Uno squilibrio a livello globale della biochimica del suolo è in grado di moltiplicare gli effetti dei cambiamenti climatici per come li abbiamo conosciuti fino ad ora. Al contrario, una buona gestione di coltivazioni, pascoli e foreste può dare un formidabile contributo allo sforzo globale di riduzione delle emissioni climalteranti. Per l’Italia, i temi da porre in agenda sono due: fermare il consumo indiscriminato di suolo e sviluppare un’efficace politica di orientamento rivolta al settore agricolo.

pesticidi nelle acque italiane glifosato
Gli erbicidi utilizzati in agricoltura – primo fra tutti il glifosato – finiscono nelle acque italiane, sia superficiali sia sotterranee © Yulian Alexeyev/Unsplash

Per quanto riguarda la riduzione del suolo libero, siamo di fronte a un fenomeno che purtroppo non accenna ad arrestarsi e che porta con se conseguenze spesso irreparabili. Lo confermano gli ultimi dati di Ispra, che attestano il consumo di suolo nel 2017 su una media di 15 ettari al giorno, ovvero 54 chilometri quadrati all’anno. Una trasformazione di poco meno di 2 metri quadrati di suolo che, nell’ultimo periodo, sono stati irreversibilmente persi ogni secondo. Dagli anni 50 al 2017 la copertura artificiale del suolo è passata dal 2,7 per cento al 7,65 per cento (+180 per cento), intaccando ormai 23.063 chilometri quadrati del nostro territorio.

Suolo e agricoltura

In tema di agricoltura, se è vero che le nuove tecnologie negli ultimi decenni hanno consentito di aumentare la produzione alimentare, è anche vero che ciò è avvenuto spesso a danno del terreno e dell’ambiente. Secondo la Fao, il 33 per cento del suolo mondiale oggi è altamente degradato. Le moderne coltivazioni intensive hanno impoverito il suolo, pregiudicando la possibilità di mantenere in futuro la stessa capacità produttiva. Un approccio sostenibile è possibile, per esempio, se si coltiva biologico, se si aumenta la quantità di materia organica senza fare ricorso a prodotti chimici; così come se si seguono i principi base dell’agricoltura conservativa, ossia minimo danneggiamento del suolo, copertura vegetale permanente del terreno e rotazione delle colture.

Leggi anche: L’agricoltura intensiva non sta sfamando il mondo, deve lasciare spazio all’agroecologia

O, ancora, se si ricorre all’agroforestazione, che integra gli alberi nei sistemi di produzione animale e vegetale. La Fao ha stimato che una gestione sostenibile dei suoli potrebbe aumentare la produzione di cibo fino al 58 per cento. Per queste ragioni, i promotori del progetto rivolgono un appello ai ministri dell’Agricoltura e dell’Ambiente perché si impegnino in una stagione di rinnovamento dell’agricoltura italiana, investendo i fondi destinati al nostro Paese dalla nuova Pac in iniziative centrate sul recupero di fertilità dei suoli mediterranei, anche in chiave di politiche di mitigazione e adattamento al cambiamento climatico, oltre che di produzione di materie prime.

Mani, suolo
Senza tutela del suolo si rischia di essere travolti da frane e alluvioni, si perde un importantissimo serbatoio di carbonio e si pregiudica un’indispensabile riserva di biodiversità © Unsplash

Insomma, occuparsi di suolo è un’attività meno astratta di quanto si pensi, considerando che la perdita di suolo è sotto gli occhi di tutti e che i fenomeni estremi che lo coinvolgono lasciano ogni anno segni sempre più tangibili sulla pelle del nostro Paese. Con questo progetto intendiamo promuovere la conoscenza e le pratiche che garantiscono una maggiore tutela di questa risorsa naturale tra gli addetti ai lavori, tra chi ha un rapporto quotidiano con il suolo, ossia agricoltori e allevatori, ma anche professionisti, come architetti, ingegneri, agronomi e geometri, e personale delle amministrazioni regionali. Perché gli studi si trasformino in attività e le attività in risultati. Perché chi coltiva, chi fa pianificazione urbanistica e chi stabilisce le regole lo faccia seguendo criteri che ne garantiscano la massima protezione possibile.

Articoli correlati