Tre americani producono emissioni di CO2 sufficienti a uccidere una persona

Una ricerca statunitense ha dimostrato che lo stile di vita standard di tre americani può causare una produzione di CO2 in grado di uccidere un individuo.

Bastano tre individui che conducano una vita normale secondo gli standard americani per far sì che venga prodotta una quantità di emissioni di CO2 sufficiente ad uccidere una persona. Uno studio della Columbia University di New York ha quantificato in 4.434 tonnellate di anidride carbonica la cifra necessaria a provocare il decesso di un essere umano, ed è proprio questa la quantità prodotta da tre americani nel corso della loro vita. Inoltre, la ricerca ha stabilito che le emissioni di una singola centrale elettrica a carbone provocano più di 900 morti nel corso del suo funzionamento. Numeri spaventosi che pongono sotto la lente d’ingrandimento lo stile di vita moderno in Occidente.

Costo sociale del carbonio

La ricerca si basa su quello che è noto come il “costo sociale del carbonio“, ovvero il tentativo di tradurre in cifre e dati reali i danni causati da ogni tonnellata di emissioni di anidride carbonica, indicando un bilancio delle vittime previsto dalla produzione di CO2. L’analisi ha usato i dati di diversi studi sulla salute pubblica per concludere che per ogni 4.434 tonnellate di CO2 immesse nell’atmosfera, una persona morirà prematuramente a causa dell’aumento globale della temperatura. Questa CO2 aggiuntiva è equivalente alle emissioni causate nel corso della loro vita da 3,5 americani. I cittadini in altre nazioni emettono molto meno; ad esempio ci vorrebbero le emissioni complessive di 146 nigeriani per uccidere una persona. Ciò evidenzia una delle ingiustizie del cambiamento climatico: le persone nei paesi più ricchi e più freddi producono molte più emissioni rispetto alle persone nei paesi più poveri e più caldi, che subiscono la maggior parte dei danni.

Lo studio della Columbia University

Daniel Bressler, dottorando in sviluppo sostenibile presso la Columbia University, ha pubblicato lo studio sulla rivista Nature Communications che aggiorna il costo sociale del carbonio sulla base dei risultati emersi negli ultimi anni. Essere in grado di discutere il costo sociale del carbonio in termini di danni provocati è importante perché consente a scienziati e politici di mostrare la necessità di intervenire sulla prevenzione del riscaldamento globale. Comprendere il tasso di mortalità del carbonio segna un passo importante nella ricerca ambientale, offrendo a studiosi ed economisti un nuovo strumento per misurare il vero costo del cambiamento climatico.

Le cifre relative alle morti dovute al rilascio di emissioni non sono definitive e potrebbero essere sottostimate in quanto tengono conto solo della mortalità legata all’aumento di temperatura e non di quella dovuta a inondazioni, tempeste, siccità e altri impatti che derivano dalla crisi climatica, secondo Bressler. “C’è un numero significativo di vite che possono essere salvate se si perseguono politiche climatiche più aggressive rispetto allo scenario normale – ha detto il ricercatore al quotidiano Guardian – Sono rimasto sorpreso da quanto sia grande il numero di morti. Il numero potrebbe essere inferiore, ma potrebbe anche essere molto più alto”.

Bressler ha affermato che il suo articolo esamina le emissioni causate dall’attività individuale, ma l’attenzione dovrebbe invece essere posta sulle politiche di imprese e governi che influenzano l’inquinamento da carbonio su scala mondiale. “La mia opinione è che le persone non dovrebbero prendere questi dati sul personale – ha concluso Bressler – le nostre emissioni dipendono in larga misura dalla tecnologia e dalla cultura del luogo in cui viviamo”.

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