Le politiche degli ultimi 10 anni hanno triplicato il numero di bambini poveri in Italia, secondo Save the children

In un decennio la percentuale di bambini che vivono in condizioni di povertà assoluta è passata nel nostro paese dal 3,7 al 12,5 per cento. È questa l’infanzia che l’Italia regala secondo Save the children.

L’Italia è un paese per vecchi: lo abbiamo capito a giugno, quando l’Istat ha rivelato che la nostra è la nazione europea dove vivono più ultracentenari, seconda al mondo per longevità dietro il Giappone. Ora, però, scopriamo inoltre che l’Italia è “un paese vietato ai minori”. Non solo ce ne sono pochi – nel 2008 rappresentavano il 17,1 per cento della popolazione residente mentre nel 2018 sono scesi al 16,2 per cento – ma, in molti casi, non hanno diritto all’infanzia che meriterebbero. Oltre 1,2 milioni di loro, infatti, non dispongono dei beni essenziali per condurre una vita accettabile.

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Save the children chiede che che il Parlamento stanzi le risorse economiche necessarie per restituire ai bambini gli spazi pubblici abbandonati e approvi con urgenza una legge sulla sicurezza scolastica © Francesco Alesi per Save the children

L’Atlante dell’infanzia a rischio di Save the children

È quanto si legge nella decima edizione dell’Atlante dell’infanzia a rischio, curato dal giornalista Giulio Cederna e pubblicato dalla ong Save the children. In un decennio il numero di minori che vivono in condizioni di povertà assoluta è più che triplicato, passando dal 3,7 per cento del 2008 al 12,5 per cento del 2018, facendo così registrare all’Italia un record negativo in Europa. A trasformare il problema in emergenza sono stati gli anni della crisi economica – dal 2011 al 2014 – quando la percentuale addirittura è raddoppiata dal 5 al 10 per cento.

Aumentano le disuguaglianze a livello geografico

La maggior parte dei bambini poveri vive nelle regioni meridionali, dove se ne contano circa 563mila. Una cifra che si riduce a 508mila in quelle settentrionali per calare drasticamente nelle centrali, scendendo a 192mila. L’Atlante mette in luce, infatti, un aumento delle disuguaglianze intergenerazionali, economiche, sociali tra bambini del centro, del nord e del sud; tra quelli che abitano in periferia e quelli che crescono in aree centrali; tra italiani e stranieri; tra studenti di scuole all’avanguardia e alunni di strutture situate nei quartieri più disagiati.

Si spende poco per l’istruzione

Ad aggravare la situazione c’è il fatto che la spesa sociale per l’infanzia resta tra le più basse in Europa; lo stesso vale per l’istruzione, per la quale spendiamo circa il 3,6 per cento del Pil a fronte di una media europea del 5 per cento, stando all’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico). Le conseguenze sono evidenti: un adolescente su sette abbandona precocemente gli studi, mentre quasi un alunno su due non legge libri durante l’anno se non i testi scolastici. Al contrario, i minori sono sempre più connessi: solamente il 5,3 per cento non usa quotidianamente internet.

Bambini poveri in Italia, Save the children, Atlante infanzia a rischio
La maggior parte dei bambini poveri vive nelle regioni meridionali. Giocare all’aperto sta diventando sempre più difficile, data la diminuzione degli spazi verdi © Stuart Franklin/Getty Images

Diminuiscono gli spazi verdi

Sorge spontaneo domandarsi quanto siano felici questi bambini sapendo che stanno crescendo destreggiandosi fra queste difficoltà, in una penisola dove persino la possibilità di giocare all’aperto si sta riducendo sempre più, con gli alberi che lentamente stanno lasciando spazio al cemento. Magari è proprio per questo che il movimento Fridays for future ha riscosso in Italia più successo che in qualunque altra nazione del mondo: i giovani chiedono investimenti maggiori nella tutela della Terra e della generazione che l’abiterà nei prossimi anni, cioè la loro.

L’appello dei bambini, la petizione di Save the children

“Siamo di fronte ad un paese che nell’ultimo decennio ha perso di vista il suo patrimonio più importante: i bambini”, commenta Valerio Neri, direttore generale di Save the children. “Impoveriti, fuori dall’interesse delle politiche pubbliche, costretti a studiare in scuole poco sicure, lontani dalle possibilità degli altri coetanei europei. Ma che non si arrendono, che hanno trovato il coraggio di chiedere a gran voce che vengano rispettati i loro diritti, che gli adulti lascino loro un pianeta pulito e un ambiente di vita dove poter crescere ed esprimersi”. Per soddisfare questa richiesta l’ong ha lanciato la petizione Illuminiamo il futuro, chiedendo la riqualificazione di spazi pubblici abbandonati da riservare ad attività gratuite per i bambini, così da restituire ad entrambe le parti nuova vita.

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