Elezioni Usa 2020

#Unfit, il dirompente documentario che indaga la psiche di Donald Trump

A pochi giorni dalle elezioni Usa, arriva in streaming #Unfit, il documentario che definisce Trump un narcisista maligno e una minaccia per la democrazia.

Per tutti gli aggiornamenti in tempo reale potete seguire il nostro liveblog.

Donald Trump è adatto a ricoprire il ruolo di presidente degli Stati Uniti? Le patologie psichiatriche da cui, secondo molti esperti, sarebbe affetto, lo rendono un rischio per la collettività? Il documentario #Unfit – la psicologia di Donald Trump risponde al quesito già dal titolo. “Unfit” significa infatti “inadatto”.

Per arrivare a questa conclusione il regista Dan Partland chiama a raccolta quattordici tra psichiatri, psicologi, storici, analisti politici, scrittori ed ex collaboratori di Trump, che negli 83 minuti del film tracciano una diagnosi clinica del 45esimo presidente degli Stati Uniti. L’esito è univoco e agghiacciante e dichiara l’inconsapevole paziente un narcisista maligno, sociopatico, xenofobo, sessista e misogino.

Dove si può vedere #Unfit

Distribuito negli Usa a pochi giorni dalle elezioni americane del prossimo 3 novembre, il film era stato programmato anche nei cinema italiani, prima dell’ultimo dpcm, e ha traslocato ora sulla piattaforma streaming di Wanted Cinema.  A presentarlo in anteprima è stata La7 all’interno della trasmissione Atlantide del 28 ottobre, che sarà replicata anche sabato 31 ottobre alle 14:15.

Nel corso della puntata, il conduttore Andrea Purgatori ha cercato di inquadrare il film nel delicato contesto attuale e di fornire agli spettatori ulteriori strumenti di analisi e giudizio, con l’aiuto di alcuni esperti. Dai giornalisti Rula Jebreal, Alan Friedman e Gerardo Greco, allo psichiatra e psicanalista Vittorio Lingiardi e la filosofa Donatella Di Cesare.

regista dan partland unfit
Il regista di #Unfit Dan Partland © Wanted Cinema

#Unfit, un’operazione politica e un film divisivo

La domanda cruciale che anima il documentario #Unfit è: “Trump è davvero un pericolo per la democrazia?”. La risposta suggerita dal film è dirompente e si inserisce nel contesto incandescente dell’attuale campagna elettorale, che vede il repubblicano Donald J. Trump contrapposto al democratico Joe Biden. Una sfida definita da molti come quella dai toni più aspri e radicalizzati della storia americana, con i due protagonisti trasformati quasi in due “nemici”.

Con #Unfit il regista Dan Partland soffia sul fuoco, con un’operazione chiaramente politica e divisiva, che di certo non cambierà gli esiti del voto, ma che potrebbe spostare qualche indeciso dalla parte di Biden. Così come potrebbe innescare reazioni boomerang, per il suo porsi come una visione univoca e priva di contraddittorio, dove tutti gli intervistati parlano a voce unanime, dipingendo un ritratto durissimo del presidente.

“Il film nasce dalla necessità di andare più in profondità nelle notizie”, ha spiegato il regista Dan Partland, in un cotributo andato in onda nella puntata di Atlantide. “Perché la copertura mediatica su questo presidente passa da una grande quantità di notizie ma poche informazioni. La nostra esigenza era avere un’idea più chiara su dove stia andando la politica negli stati Uniti. Abbiamo indagato la psiche del suo elettorato e ci siamo accorti di tendenze pericolose che stanno prendendo piede non solo in America ma in varie parti del mondo”.

La storica Ruth Ben Ghiat
Ruth Ben Ghiat, storica ed esperta del periodo fascista è tra gli intervistati nel documentario #Unfit © Wanted Cinema

La trama di #Unfit

Attraverso immagini e interviste di repertorio, clip di comizi e programmi televisivi, #Unfit ripercorre la storia personale e pubblica di Donald J. Trump. Da un breve excursus sulle sue origini e i suoi rapporti famigliari, in particolare con un padre anaffettivo che divenne il suo modello (il facoltoso immobiliare newyorkese Fred Donald), arriviamo ai suoi traguardi imprenditoriali e alle tante vicende che lo hanno visto protagonista della vita pubblica americana, prima in qualità di uomo d’affari e di spettacolo (celebre la sua presenza nel reality The Apprentice) e poi in veste di 45esimo presidente degli Stati Uniti.

Il filo conduttore della narrazione è dato dai suoi atteggiamenti autoritari, i suoi toni sprezzanti spesso utilizzati anche pubblicamente, la sua dichiarata propensione alla vendetta e la sua scarsa capacità di empatia. Un quadro di fronte al quale lo psicologo e psicoterapista John Gartner, autore del libro The Dangerous Case of Donald Trump, enuncia a chiare lettere la sua diagnosi: narcisismo maligno. Un grave disturbo della personalità che al narcisismo (tipico di molti politici), accosta altri comportamenti patologici, quali la paranoia, il sadismo e il disturbo antisociale. Questa diagnosi fu coniata per la prima volta da Erich Fromm, lo psichiatra sfuggito ai nazisti, che aveva cercato di comprendere a fondo la psicologia del male.

Questo grave disturbo di personalità, secondo alcuni degli intervistati, sarebbe alla base dell’attitudine di Trump a violare qualunque tipo di norma (tra le accuse più gravi ci sono quelle di frode ed evasione fiscale), a maltrattare gli altri (sul suo capo pendono 26 denunce di stupro e molestie da parte di donne), a sentirsi una vittima, ad attaccare duramente chiunque non lo appoggi e a mentire continuamente (il film dice che sarebbero 15mila le affermazioni false registrate nel corso della sua presidenza). E ancora: Trump non solo non proverebbe rimorso, ma addirittura godrebbe nel denigrare e umiliare gli altri, come dimostrato da centinaia dei suoi celebri tweet al vetriolo.

Non escludo a priori che una persona possa fare il presidente se ha un disturbo psicologico. Ma Donald Trump ha un grave disturbo della personalità e una diagnosi che è la stessa di Adolf Hitler. Non li voglio equiparare, ma sono fatti della stessa pasta.

Jonn Gartner, psicologo e scrittore

Centrale nel film è anche la questione del razzismo. Trump è razzista o il suo è un odio generalizzato e indistinto? Per la maggior parte degli intervistati, incluso l’avvocato repubblicano di origini filippine George Conway (marito della ex consigliera di Trump, Kelly Conway), non c’è più dubbio a riguardo: il presidente degli Stati Uniti è un suprematista bianco.

Sulla propensione a barare e mentire il film dà voce a Rick Reilly, scrittore sportivo e autore del best seller Commander in Cheat – How Golf explains Trump, in cui si ripercorre l’ormai nota tendenza a imbrogliare di Trump sui campi da golf, che lo avrebbe portato a cercare di fregare persino Tiger Woods e a truccare le sue golf car per andare più veloce degli avversari. Il film costruisce un parallelismo tra questa abitudine e il suo comportamento da mentitore seriale anche in politica e nella vita di tutti i giorni.

Se imbroglia a golf credete che non lo faccia anche con le sue tasse?

Rick Reilly, scrittore sportivo

Alla storica Ruth Ben Ghiat, esperta del periodo fascista, è affidato il compito di far emergere le analogie della politica di Trump con gli autoritarismi del passato, mentre l’ex ufficiale dei servizi segreti Malcolm Nance espone a chiare lettere il rischio estremo che il Paese e il mondo corrono: la minaccia nucleare. Il presidente degli Stati Uniti, infatti, in quanto capo delle forze armate, detiene anche i codici e quindi il controllo delle testate nucleari americane…

Diagnosi lecite o violazione?

È la prima volta che importanti professionisti della psiche espongono di fronte a una telecamera le loro diagnosi e riflessioni su Donald Trump. Un gesto discutibile, che di fatto viola la regola Goldwater, che vieta agli psichiatri di emettere diagnosi senza aver analizzato di persona il paziente in un contesto clinico.

Una scelta forte e consapevole, fatta in nome di un altro principio etico, tutelato dalla regola di Tarasoff, che “impone il dovere di un terapista di avvisare persone competenti quando un paziente mostra segni di voler recare danni nei confronti di una o più persone”. Un’eventualità concreta, secondo John Gartner e gli altri esperti interpellati, che si dichiarano qui costretti dalla propria coscienza a esporsi proprio in nome dell’etica professionale.

Se non parliamo apertamente è un atto immorale. Io mi domando: con chi sarà più clemente la Storia? Con chi ha parlato durante l’epoca di Trump o con chi ha taciuto?

John Gartner, psicologo e scrittore

A riprova della loro determinazione, i professionisti interpellati nel documentario hanno fondato anche l’associazione Duty to Warn, con la quale si impegnano pubblicamente a mettere in guardia l’elettorato e l’opinione pubblica sull’inaffidabilità di Trump, in relazione ai suoi disturbi patologici.

Le elezioni del 3 novembre

Mentre negli Usa le elezioni del 3 novembre si avvicinano e i sondaggi danno Biden in vantaggio su Trump, oltre 71 milioni di americani hanno già espresso la loro preferenza, facendo registrare un record di early voting, ovvero di voti anticipati (possibili via posta o presso i seggi). Un elemento inedito che, insieme al malessere generato dalla fallimentare gestione della pandemia da parte di Donald Trump, potrebbe rivelare non poche sorprese.

Articoli correlati